[17] Il papato, da Simone Bar Jonas, detto S. Pietro, sino a Pio

IX, ebbe duecento novantatrè capi, o papi. Trentuno di essi furono

designati come usurpatori--antipapi--, nel modo stesso che i Borboni

consideravano usurpatore Napoleone I, e Pio IX considera usurpatore

Vittorio Emanuele. Sui duecento sessantadue papi detti legittimi, se

ne contano ventinove morti violentemente, ed aventi pieno diritto

al titolo di _martiri_, come lo avrebbe avuto Mazzini, se fosse

stato preso ed appiccato dal re Carlo Alberto dopo la sua spedizione

di Savoia, e Garibaldi dopo il suo sbarco a Marsala. Poi altri

trentacinque papi, morti anch'essi di morte violenta, e che sono i

seguenti: dieciotto avvelenati, Giovanni XI, Clemente II, Damaso II,

Stefano IX, Giovanni XIII, Pasquale II (quello stesso che dissotterò

ed insultò i cadaveri di Enrico IV di Germania e di Clemente II),

Gelasio II, Benedetto IX, Alessandro V, Pio III, Alessandro VI, Adriano

VI, Marcello II, Urbano VII, Clemente VIII e Clemente XIV, Leone XI

e Leone XII, secondo Bianchi-Giovini; e finalmente Leone X, di cui è

ignoto se morì di veleno o di malattia venerea. Quattro papi furono

assassinati: Giovanni VIII, Leone VI, Leone VII e Giovanni XII. Poi

tredici altri morirono di morti diverse: Stefano VI strangolato, Leone

III e Giovanni XIII mutilati, Giovanni X soffocato, Benedetto VI ucciso

con un laccio al collo, Giovanni XIV morto di fame, come Gregorio XVI,

secondo Gualterio; Lucio II fu ucciso a colpi di pietre, Gregorio

VIII rinchiuso in una gabbia di ferro, Celestino V mediante un chiodo

infisso nelle tempie, Bonifazio VIII suicida, Clemente V arso sul

suo letto d'agonia, Urbano VI precipitato da cavallo e ucciso per la

caduta, Paolo II schiacciato sotto il peso della tiara, Pio IV morto

di eccesso libidinoso in braccio ad una donna. Sessantaquattro papi,

adunque, su duecento sessantadue, perirono in modo straordinario, senza

contare una ventina d'altri morti improvvisamente di crepacuore, in

seguito di rovesci toccati, in particolare Gregorio IX, Innocenzo IV,

Paolo III e Paolo IV, e Gregorio XIII. Ventisei papi furono deposti,

espulsi o esiliati, senza contare i papi d'Avignone. Essi sono: Sergio

III, Benedetto V, Leone VIII, Giovanni XIII, Benedetto VIII, Silvestro

III, Gregorio V, VII, IX, XII, Alessandro III, Urbano V e VI, Pasquale

II, Gelasio II, Innocenzo II e IV, Eugenio III e IV, Adriano IV, Lucio

III, Martino IV, Pio VI, VII e IX, Giovanni XXIII, a cui Martino V

diede la caccia, come fosse una bestia feroce. Trentacinque papi furono

eretici: li abbiamo già nominati più sopra. Parecchi papi furono

accusati di assassinio. Leone V fu una donna.

Ventotto papi chiamarono lo straniero in Italia, per farsi sostenere

sul loro seggio: Stefano II chiamò i Franchi e Pipino; Adriano I,

Carlomagno; Giovanni VIII, i Franchi e Carlo lo Scilignato; Formoso,

Arnolfo imperatore di Germania; Giovanni XII, Ottone I; Giovanni XV

e Gregorio V chiamarono Ottone III; Leone IX chiamò Enrico III di

Germania; Gregorio VII, Enrico IV e Roberto Guiscardo; Nicolò II vi

attirò Lottario II; Eugenio III, Federico Barbarossa; Urbano IV e

Clemente IV vi attirarono Carlo d'Angiò; Bonifacio VIII, Carlo di

Valois; Giovanni XXII, gli Austriaci di Federico il Bello; Innocenzo

VI, Carlo IV di Germania; Urbano VI, Luigi d'Ungheria; Giovanni XXIII,

Sigismondo; Sisto IV, i Turchi per la distruzione di Venezia; Innocenzo

VIII, Carlo VIII di Francia; Alessandro VI, i Francesi di Luigi XII

e gli Spagnuoli di Ferdinando il Cattolico; Giulio II, i Francesi,

Massimiliano d'Austria, gli Spagnuoli, gli Inglesi; Leone X, Carlo V,

Enrico VIII d'Inghilterra, Ferdinando d'Austria; Clemente VII, Carlo V;

Paolo IV, Enrico II e Solimano; Gregorio XVI, due volte il principe di

Metternich; Pio IX, gli Austriaci, gli Spagnuoli, due volte i Francesi,

i Napoletani di Ferdinando II, le bande nere di Lamoricière, i briganti

di Francesco II, e i volontarii del mondo cattolico ed anche eretico,

che formano oggidì il suo esercito.

Nicolò III aprì la serie dei papi nepotisti.

Insomma, novanta papi morti violentemente, espulsi, deposti, esiliati;

trentacinque che avrebbero meritato la stessa sorte, siccome infedeli

all'istituzione pontificia; ventotto che avrebbero subito lo stesso

castigo, se lo straniero non fosse intervenuto per salvarli. In

complesso: centocinquantatrè papi, sopra duecento sessantadue, che

furono indegni. Qual dinastia, quale istituzione nel mondo ebbe una

simile storia! E nondimeno, ecco il principe che dal Concilio sarà

dichiarato infallibile e superiore ad esso; ecco l'istituzione che sarà

elevata al grado di dogma! (Vedi _Hist. diplom. des conclaves_, t. IV,

p. 512.)

[18] Carlo V rimproverava a Francesco I di aver chiamato i Turchi in

suo aiuto. Ma il re rispose: «Poichè i lupi erano venuti in casa mia,

mi era permesso di chiamare i cani per discacciarneli».

[19] Ecco il passo singolare di questo vescovo di Tinia: _Erant

episcopi illi conducti plerique ut utres, rusticorum musicum

instrumentum, quos ut vocem mittant, inflare necesse est. Nil habuit

cum illo conventu S. Spiritus commercii; omnia erant humana consilia,

quæ in immodica et sane quam pudenda pontificum tuenda dominatione

consumebantur. Cursitabant Romam nocte dieque veredarii, omnia quæ

dicta consultaque essent, quam celerrime ad papam deferebantur. Illinc

responsa tanquam Delphis aut Dodona expectabantur; illinc nimirum

Spiritus ille S. quem suis conciliis præesse jactant, tabellarii

manticis inclusus mittebatur: qui quod admodum ridiculum est, cum

aliquando, ut fit, aquas pluviis excrescebant, non ante advolare

poterat quam inundationes desedissent. Ita fiebat ut Spiritus non

super aquas, ut in Genesi, sed secus aquas ferretur._ (Reuter, _Orat.

Dudithii in Conc. Trid. habitæ_).

[20] Paolo Sarpi, traduzione di De la Mothe Josseval.

[21] Pei ritratti di questi papi, vedi l'_Hist. diplom. des conclaves_,

e i documenti ivi citati.

[22] Il rev. dott. John Cumming, il famoso esegesista dei Profeti sul

testo ebraico, annuncia alcuni degli articoli sui quali desiderava, a

nome del partito protestante inglese, di avere delle spiegazioni--_to

have light_--dal Concilio. Questi articoli sono:

1.º «Io devo ammettere fermamente ed abbracciare le tradizioni

apostoliche ed ecclesiastiche». Sarebbe assurdo domandare ad un

convertito di ammettere e di abbracciare cose che ignora. Io domando

rispettosamente al Concilio di redigere e pubblicare codeste

tradizioni, il che non è stato fatto ancora.

2.º «Io non prenderò e non interpreterò mai le Scritture se non in

conformità al significato che la Chiesa attribuì ed attribuisce

loro». La Chiesa non ha pubblicato quello che il presente articolo ci

permetteva di attendere, cioè un significato infallibile di ciascun

capitolo della Bibbia. Io prego il Concilio di farci noto tale

significato. Finchè la Chiesa non l'avrà fatto, nessun lettore della

Bibbia potrà interpretarne un solo versetto, senza «incorrere nella

collera dei santi apostoli Pietro e Paolo».

3.º Qualunque convertito dichiara inoltre che «non interpreterà le

Scritture se non secondo il consenso unanime de'Padri». Pochi cattolici

romani sono in grado di dare una lista de'Padri, da Policarpo e Ignazio

sino a S. Bernardo, che fu l'ultimo e che visse nel dodicesimo secolo.

Ma siccome i Padri si contraddicono spesso e apertamente tra loro,

e talvolta un Padre contraddice sè stesso, così i cattolici romani

non possono attribuire alcun significato ai passi più importanti

delle Scritture. Per esempio: il cardinale Bellarmino mostra che i

Padri hanno un'opinione opposta sopra ciascuna clausola dell'orazione

domenicale, e per conseguenza nessun cattolico romano intende nè può

interpretare questa orazione. V'ha inoltre parecchie opere apocrife

attribuite ai Padri. Il Breviario, p. es., contiene un discorso detto

di S. Agostino, in cui la Vergine è chiamata «nostra sola speranza».

L'editore benedettino dimostrò che ciò è apocrifo, e che fu scritto

molto tempo dopo S. Agostino. Io vorrei domandare al Concilio di

pubblicare una edizione autentica e fedele delle opere dei Padri.

4.º Nello stesso simbolo del Concilio di Trento, del 1563, qualunque

convertito dichiara, come articolo di fede, che la Chiesa di Roma «è

la madre e la direttrice di tutte le Chiese». Io sarei molto grato al

Concilio, se volesse spiegare in qual modo ed in quale significato la

Chiesa di Roma è la madre dalla Chiesa greca, e dove possiamo trovare

il documento ed il fatto, mercè il quale la Chiesa di Roma è stata così

divinamente costituita. Se v'ha siffatta tradizione, ci si dichiari, o

ci si mostri ch'essa è apostolica.

5.º Qualunque convertito, recitando il simbolo di Trento, «promette e

giura obbedienza a Pio IX, come il successore di S. Pietro». Io invito

il Concilio ad informarci, noi eretici, dove e da chi i cristiani

dell'epoca degli Apostoli furono istrutti di dover obbedire a S.

Pietro, e dove e quando S. Pietro chiama sè stesso «Vicario di Cristo

e capo della Chiesa universale». Io prego altresì il Concilio di

pubblicare qualche documento provante che Pietro visse e morì in Roma;

che il papa attuale è il suo successore diretto; che le prerogative

di Pietro furono trasmesse al vescovo di Roma; e che, durante i primi

cinque secoli, una sola volta questa Chiesa ricevette giurisdizione

spirituale ed ecclesiastica su tutta la Chiesa. E ciò è tanto più

necessario, che i papi, per più secoli, sostennero tale pretesa con

decretali, che oggidì i cattolici romani istrutti dichiarano essi

medesimi false.

6.º Il Concilio di Trento ha decretato infallibilmente che i libri

apocrifi di Tobia, di Giuditta, di Baruch e de'Maccabei sono sacri

e canonici. Ora, siccome il Concilio interpreta secondo il consenso

unanime de'Padri, io prego il Concilio medesimo di spiegare alla

cristianità perchè Melitone, a. D. 177, non ammise alcuno di questi

libri; perchè Origene, a. D. 200, li respinse tutti; perchè Atanasio

li respinse anch'egli tutti, meno quello di Baruch; perchè Epifanio,

a. D. 368, li respinse tutti egualmente; perchè Gregorio Nazianzeno,

a. D. 370, non ne ammise alcuno, come S. Girolamo; e finalmente perchè

il papa Gregorio il Grande, essendo infallibile, respinse i Maccabei,

mentre Pio IX, non meno infallibile, li accetta tutti come inspirati e

canonici?

7.º Io vorrei domandare inoltre al Concilio, se il Salterio di S.

Bonaventura è stato respinto e messo all'Indice. Questo cardinale

canonizzato, che ha l'onore di una preghiera speciale nel Messale,

cancella il nome di _Signore_ o _Dio_ in tutti i salmi di David, e vi

sostituisce il nome di _Maria_ o _la Vergine_ o _Nostra Signora_.

8.º Il Concilio di Nicea pubblicò un simbolo, un po' alterato dal

Concilio di Costantinopoli. Ora il Concilio d'Efeso, posteriore ai

due, decretò il canone seguente: «Se qualcuno osa comporre un simbolo

diverso da questo, e presentarlo a coloro che vogliono convertirsi alla

verità, questa persona, se è un vescovo, sarà spogliato dalle funzioni

episcopali; se appartiene al clero, dalle sue funzioni clericali».

Ora ciascun cattolico romano, vescovo o prete, ciascun convertito del

protestantismo, s'obbliga a riconoscere ed a ripetere il _Credo_ di

Pio IV, fabbricato nel 1563, e la metà del quale consiste in articoli

nuovi, che non si trovano punto nel simbolo di Nicea....

[23] Allorchè Pio IX andò a Firenze nel 1855, egli fece il suo ingresso

solenne sopra una magnifica chinea bianca, preceduto dalla croce ed

avendo alla destra il _paterno_ granduca Leopoldo II. I Fiorentini,

naturalmente beffardi, esclamarono al suo passaggio: «Oh come l'è

grasso!»; e il papa, che li ascoltava, borbottava a bassa voce al

granduca: «Sono ben poco rispettosi!...» Si fecero allora molti

epigrammi; ma io non ricordo che il seguente d'Emiliani Giudici:

«O esempio di virtù sublime e raro!

Entrò Cristo in Sion sopra un somaro;

Entrò in Firenze il suo vicario santo,

Col ciuco anch'egli, ma l'aveva a canto!»

[24] «Tutto ciò che si muove è mosso da un altro.»

[25] Il _Dizionario di teologia_, di Gaetano Moroni.

[26] Le nostre conclusioni sono affatto contrarie a ciò che domanda

mons. Maret, il quale vorrebbe fare del papa un «porco all'ingrasso»

costituzionale, come diceva Napoleone, e dell'episcopato un corpo

costituente in permanenza. Mons. Maret s'attiene al Concilio di

Basilea. È un progresso, senza dubbio; ma un progresso sul passato,

non verso l'avvenire. Affrettate il passo, o monsignore: i morti vanno

veloci!

NOTE DEL TRASCRITTORE:

--Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.

--L'indice non è compreso nell'opera originale. Ne è stato prodotto

ed aggiunto uno dal trascrittore.

Il Concilio · 第 7 / 7 段