lettera, benchè essa fosse legata in marocchino rosso con lo stemma e
col suo nome in cifre d'oro. Ei ne aveva saputo abbastanza da'giornali,
e prevedeva che i Padri del Concilio non potrebbero riescire che ad
assalirsi con ogni violenza ed a strapparsi la barba e i capelli, come
altre volte.
Ora quel prudente patriarca, essendo calvo, ci tiene molto alla
sua barba; e perciò il superbo volume fu posto sopra un cuscino, e
restituto al delegato, che fu salutato cortesemente, e ricondotto al
confine.
Il metropolita di Calcedonia restituì la lettera con una semplice, ma
energica apostrofe in greco, la quale significava soltanto: lasciatemi
in pace!
Il vescovo di Varna pensò che non avrebbe potuto accettare ciò che il
suo superiore aveva respinto; e rimandò l'enciclica.
Il vescovo di Salonicco non addusse meno di cinque ragioni per
declinare l'invito: 1.º Che ne direbbe il patriarca? 2.º Perchè un
Concilio a Roma, piuttosto che in Oriente? 3.º Perchè il papa vuole
attirarci tra'suoi artigli? 4.º Il papa porta una spada, ch'è stata
vietata dalle Scritture: egli la lasci, senz'altro, e sciolga il suo
esercito. 5.º Egli rinunci al _Filioque_, e prenda moglie; ed allora
non vi saranno più gravi differenze dogmatiche tra'Greci e Latini.
Il vescovo di Trebisonda, più _burlone_, alla vista dell'enciclica, si
atteggiò come una fanciulla dinanzi ad un ricco dono di nozze. Egli
ricevette la lettera, la guardò con piacere, l'ammirò, se l'appressò
alla fronte, alla bocca ed al petto: la fe'toccare, insomma, un
po'dappertutto, la voltò e rivoltò tra le mani, ed alzò alcune piccole
grida di gioia: Oh Roma! oh S. Pietro! oh il Santo Padre! Ma finì col
dichiarare che non sapeva leggere i caratteri latini, che ignorava
questa lingua, e che non vedeva la necessità nè aveva punto la
curiosità di recarsi al Concilio.
Così l'ecumenicità, consacrata dalle parole di sant'Agostino: _Securus
judicat totus orbis_, se n'andò in fumo. Il Concilio di Roma non sarà
ecumenico che pei Latini.
I protestanti, più capziosi, più battaglieri, si rivolsero al cardinale
Patrizi, segretario del Concilio, per sapere «se in quest'assemblea
essi avrebbero la libertà di parlare e di formulare le cause per le
quali si sono separati dalla Chiesa romana», poichè essi desiderano,
come dicono nobilmente, _to give a reason for the hope that is in
them_--di dare ragione della speranza ch'è in loro.
L'eminente presbiteriano John Cumming, che aveva preso questa
iniziativa pei protestanti del Regno Unito, ha ricevuto una risposta
negativa, aspramente e sgarbatamente categorica, fatta da Pio IX
medesimo e diretta a mons. Manning[22].
XXXIV.
Nessun invito è stato diretto ai Governi, che rappresentano il corpo
laico de'fedeli.
Con tale contegno, Pio IX fa il suo piccolo colpo di Stato. Egli
convoca un Concilio al di fuori e all'insaputa della società laica e
de'suoi capi, re e imperatori, i quali finora avevano preso o imposto
l'iniziativa di codeste riunioni; e si frega le mani.
Pio IX si rivolge ai vescovi, sudditi di Stati indipendenti, come
a'suoi propri subordinati, violando così, di proposito deliberato, le
leggi della convenienza diplomatica e della indipendenza degli Stati.
Quest'atto è la dichiarazione più assolata che finora siasi fatta dal
«vicario del Dio dei Faraoni», come l'intendeva Innocenzo III:--_citra
Deum, ultra hominem, minor Deo, maior homini_--al di qua di Dio, al di
là dell'uomo, inferiore a Dio, superiore all'uomo.
Questo modo di agire, per affermare l'indipendenza assoluta della
Chiesa, ha offeso alcuni Stati cattolici--l'Italia, la Germania del
Sud e la Spagna--; ne lasciò altri pressochè indifferenti--la Francia,
la Svizzera e l'Austria. Ma gli uni e gli altri si posero innanzi la
questione: quale attitudine devono prendere i Governi di fronte a
codesta sfida della Chiesa?
Il signor Baroche rispose al Corpo legislativo, nel mese di giugno del
1868: che il Governo non opporrebbe alcuna difficoltà alla riunione del
Concilio, ma che non vi manderebbe rappresentanti; importargli poco
che l'Imperatore non fosse stato invitato; che la Chiesa e lo Stato
non sarebbero separati; ch'egli ripudiava le dottrine del Sillabo;
che non ammetteva l'infallibilità del papa; che si teneva fermo al
Concordato ed agli articoli organici--l'arsenale delle armi antipapali,
che vieta la pubblicazione di tutto ciò che emana dal papa, senza
l'autorizzazione governativa.
L'Austria ha stracciato il Concordato, e, com'è noto, giudica e
condanna i vescovi.
La Spagna medesima ha proclamato come principio la libertà di coscienza.
Il Governo bavarese ha interpellato le Facoltà teologiche delle
Università, per sapere se il Sillabo intaccava le prerogative dello
Stato. I professori hanno risposto: che il Sillabo, accettato _nude
et pure, materialiter_, negativo o positivo, secondo la redazione del
P. Schroder (il quale sta già lavorando per trasformare il Sillabo
negativo in una specie di Magna Carta dogmatica), od altrimenti,
implicava colle sue dottrine de'mutamenti considerevoli nelle relazioni
tra la Chiesa e lo Stato. E la Baviera ha preso le sue misure.
Gli altri Stati, sino al cattolicissimo Belgio, hanno dichiarato,
l'uno dopo l'altro, ch'essi non interverrebbero al Concilio e non
s'immischierebbero nell'opera sua.
E il papa rallegrossi di siffatta emancipazione del potere spirituale,
e si felicitò della propria indipendenza. L'isolamento in cui lo
lascia il mondo laico, non ispaventa Pio IX. Questo sprezzo, questa
indifferenza, questa noncuranza per le cose ecclesiastiche, «egli
la chiama un trionfo sull'ingerenza secolare»! È la pace di Tacito:
_solitudinem faciunt et pacem appellant_.
Constatiamo però con piacere che nessuno Stato ha vietato ai propri
vescovi di accettare l'ingiunzione romana, come nessuno di essi vietò
a'propri medici di recarsi al Congresso medico che si è tenuto testè a
Firenze.
Nondimeno, siccome il papa non è soltanto un capo religioso, ma
anche un sovrano temporale; siccome la Chiesa non è un'associazione
nazionale, ma una corporazione internazionale, soggetta ad una
gerarchia compatta e violenta, gli amministratori della quale non sono
scelti dai soci, nè sottoposti al loro controllo, ma imposti da una
volontà dispotica, infallibile, che non risponde nemmeno a Dio della
condotta dei propri agenti, così è necessario provvedere.
Come provvedere? Su che provvedere?
XXXV.
La costruzione dell'anfiteatro pel Concilio in S. Pietro è già
terminata, dietro il progetto del Vespignani, dopochè fu scartato
quello del Sarti, troppo grandioso. Il trono del papa è ad una
estremità. L'altare del Concilio è nel centro. All'ingiro vi sono sette
ordini di stalli per circa 650 Padri.
Se ne attendevano molti di più.
Nel numero dei presenti, gli Italiani saranno come cinque a sette; il
che assicura la maggioranza papale.
Una grande tenda nasconde codesto teatro. Essa verrà alzata al
momento delle apoteosi, per offrire al pubblico una santa occasione
d'applaudire e di buscarsi un cantuccio di paradiso. Il paradiso è la
ricompensa ufficiale della Chiesa romana.
Furono scelti degli stenografi di tutte le nazioni, affinchè possano
accomodare un po' il latino de'Padri. Lo Spirito Santo non è
responsabile degli errori di lingua: egli guarda soltanto alla sostanza
della dottrina.
Sette Commissioni, presiedute da sette cardinali, spinsero innanzi le
faccende preparatorie, malgrado il caldo, le vacanze e la _malaria_. Il
papa riceve giornalmente un rapporto sul lavoro che si va preparando.
Una Commissione speciale, composta di otto dignitarii, esercita le
funzioni di quartier-mastro, e prepara gli alloggi pei vescovi, e i
divertimenti--spirituali, s'intende--pei profani.
La Polizia garantisce la modestia immacolata del corpo di ballo del
teatro Argentina. Si pregarono poi i Transteverini di astenersi dal
coltello, e le Transteverine di farsi più belle, per la maggior gloria
di Dio.
Il discorso d'inaugurazione brulica nel cervello del P. Luigi da
Trento, arcivescovo d'Icona e predicatore apostolico al Vaticano.
Il più profondo mistero copre la _lista_ del Concilio. Ma siccome Roma
è sempre la città _Là dove Cristo tuttodì si merca_, così il _Times_ ha
potuto sapere come sarà composta la festa.
«Tre cose, esso dice, saranno trattate nel Concilio, il quale
durerà tre settimane al più. Queste tre cose sono: la dichiarazione
dell'infallibilità del papa, la quale sarà proposta, al principio
della sessione, da un prelato inglese; il Sillabo dogmatizzato
sarà convertito in legge; e finalmente sarà proclamato il dogma
dell'Assunzione e dell'Immacolata Concezione, desunto da due scritti
apocrifi del quinto secolo. Noi speriamo che tutto ciò riescirà a
seconda dei desiderii».
Questo Concilio non rassomiglierà agli altri. Dal Concilio di Nicea
sino a quello di Trento, codeste riunioni ebbero sempre uno scopo
determinato da raggiungere, un nemico speciale da combattere,
cominciando da Ario e terminando con Lutero,--ora Enrico IV di Germania
ed ora Federico II, ora i Saraceni, i Templari, o gli Ebrei. Ma il
Concilio attuale a qual fine è convocato?
L'enciclica dice: «È già noto da quale orribile tempesta è agitata
la Chiesa.... La Chiesa cattolica e le sue salutari dottrine, il
suo venerabile potere e la suprema autorità della Sede apostolica
sono assaliti e calpestati dai più abbominevoli nemici di Dio e
degli uomini; tutte le cose sacre disprezzate, i beni ecclesiastici
saccheggiati, i vescovi e i più alti dignitarii della Chiesa vessati in
tutte le forme, gli Ordini religiosi espulsi, ed ogni sorta di libri
empii e di giornali pestiferi ... largamente diffusi.... In questo
Concilio ecumenico, tutte queste cose saranno accuratamente esaminate,
e sarà determinato ciò che, in questi tempi sommamente difficili,
può riuscire alla maggior gloria di Dio alla integrità della fede,
alla degna celebrazione del culto divino, alla salute eterna degli
uomini, alla disciplina ed all'istruzione solida e salutare del clero,
all'osservanza delle leggi ecclesiastiche, al perfezionamento della
morale, all'educazione cristiana della gioventù, alla pace ed alla
concordia universali. E noi dovremo sforzarci con la maggior energia ed
allontanare il male dalla Chiesa, non meno che dalla società civile» ...
Con un programma così vasto e così vago, il Concilio può dunque
entrare in tutte le quistioni, e portare il suo giudizio sul dominio
del pensiero, non meno che su quello della fede e del sentimento, sui
governi e sulla società. Quale sarà la condotta del mondo laico di
fronte ad un giudice che non è stato chiamato a giudicare, ed al quale
non si riconosce alcuna autorità, alcuna missione, alcuna competenza?
Si può considerare la domanda da tre punti di vista:
1.º Dal punto di vista della soggezione della Chiesa allo Stato;
2.º Dal punto di vista del _concetto_ del conte di Cavour: libera
Chiesa in libero Stato;
3.º Dal punto di vista della costituzione dell'avvenire: il prete
libero nello Stato libero.
La Chiesa soggetta allo Stato è una teoria che perde giornalmente
terreno. Questa teoria non è più scusabile se non nel paese in cui
il clero è stipendiato sul bilancio, e perciò pubblico funzionario,
come in Francia. Essa non ha più ragion d'essere che in un solo paese,
l'Italia, ove il papa non fa soltanto dei Concilii, ma dei Mentana;
non solo convoca dei vescovi, ma anche degli eserciti stranieri; non
solo proclama dei dogmi, ma pronuncia inoltre delle sentenze di morte
per causa politica; non solo s'appoggia ai Santi Apostoli, ma altresì
ai sovrani stranieri. In fine, codesta teoria cesserà di avere da per
tutto il menomo valore, appena La Chiesa cesserà d'essere una monarchia
tory, e diventerà una democrazia nazionale.
Il conte di Cavour era una mente troppo elevata per crederlo capace di
aver formulato seriamente la teoria di uno _Stato_ libero entro uno
Stato libero; perocchè la Chiesa, col suo attuale organismo, non è meno
di uno Stato--anzi uno Stato cento volte più autorevole che l'Impero
degli czar. Quando codesta teoria fu proclamata dinanzi al Parlamento
italiano, io la combattei naturalmente--mi sia permesso questo ricordo
personale--, e perorai per l'indipendenza del vescovo di fronte al
papa, per l'indipendenza del prete di fronte al vescovo: il prete
libero nello Stato libero! Trovatomi, dopo la seduta, col conte di
Cavour nei corridoj della Camera, io presi a scherzare sul suo bon-mot.
Ed ei mi rispose, col suo sorriso così finamente malizioso: «Domandando
ai cattolici quella ch'essi chiamano la lor capitale, Roma, bisognava
bene prometter loro un compenso!»
E però l'apoftegma, che fa applaudito come un principio politico,
non era in realtà, nella mente del suo autore, che un diplomatico:
«passatemi la sena, ch'io vi passerò il rabarbaro».
Del resto, la Chiesa libera è già stata sperimentata in Ispagna da
Filippo II, «il gran mangiatore di lardo, di cui faceva il suo pasto
principale», a quanto raccontano le _Ambassades de M. de Nouilles_.
Ora, sappiamo benissimo quello che fece in Ispagna il regime della
Chiesa libera. Pochi giorni sono, un Inglese venne quasi ucciso a
Lorca come _uccisore di fanciulli_, de'quali prendeva il grasso per
_spalmarne i fili del telegrafo!_ I due terzi dei partigiani di Carlo
VII, dice il _Semplice_, sono preti.
Semplice davvero!
Finalmente la teoria del prete libero nello Stato libero è la dottrina
democratica e nazionale dell'avvenire; quella che lascierà ai fedeli
scegliere, pagare e controllare il loro curato, ed ai curati scegliere
il loro vescovo, secondo l'interesse e la fede del loro paese,
all'altezza de'bisogni morali ed intellettuali del popolo, ed in
armonia con ciò che la scienza e la civiltà impongono alle credenze.
Scartando, per conseguenza, il principio della Chiesa soggetta, la
soluzione pacifica e degna, che i Governi cercano, è tosto trovata.
XXXVI.
L'infallibilità dei papi, l'infallibilità dei Concilii non provocano
più, ai giorni nostri, l'epigramma che si scagliava volentieri
contro di esse a'tempi di Voltaire. Dalla storia de'Concilii abbiamo
veduto un papa condannare quello che un altro papa aveva sancito;
il Concilio decretare contro il papa, e il papa pagare il Concilio
colla stessa moneta; un papa contraddire ad un altro papa, ed un
Concilio scomunicare un altro Concilio; la discordia essere lo stato
normale della Chiesa cattolica--_concordia discors_, la più disunita
della cristianità. John Cumming premetteva che, se avesse assistito
al Concilio, avrebbe opposto a tutto quanto decretavano i Padri, un
decreto contrario d'un altro Concilio, o d'una bolla o d'una enciclica.
Abbiamo veduto come la Chiesa possa accettare una parte de'canoni
d'un Concilio e respingerne un'altra; come una nazione può ricusare in
massa tutte le dottrine d'un Concilio, senza essere per ciò scismatica;
come uno Stato possa vietare a'suoi sudditi l'adozione de'canoni d'un
Concilio, anche ecumenico, e rimanere cattolico.
Ora, il Concilio si pronuncierà sopra due principali categorie di
fatti: il dogma e la disciplina. Noi abbiamo, per conseguenza, due
_criterii_ assicurati: la libertà della coscienza, l'eguaglianza dei
cittadini dinanzi alla legge.
Si tratterà di proclamazione di dogmi? Siccome ciò risguarda il
sentimento intimo della coscienza, e rimane sotto il nome di fede, così
nessun Governo ha il diritto di violarla, penetrandovi. Il credente
accetta o respinge il nuovo dogma, a suo beneplacito, secondo la
propria intelligenza, salvo al Governo il combattere l'errore logico,
come può, mediante l'istruzione gratuita ed obbligatoria.
Si tratterà di disciplina? Siccome ciò risguarda il clero--ed il prete
è anch'egli uomo e cittadino--così lo Stato ha il diritto e il dovere
di provvedere, affinchè codesta disciplina non rechi alcun torto,
alcuna offesa ai diritti ed alle libertà di questa classe sociale, a
cui esso deve protezione non meno che alle altre.
Ecco dunque lo Stato armato del diritto di difesa, senza ricorrere
alla misura preventiva del divieto ai vescovi di recarsi al Concilio,
senza imporsi la necessità d'immischiarvisi per inspirarlo, dirigerlo,
controllarlo.
Il Concilio deve aver luogo al di fuori d'ogni ingerenza laica. Quando
poi l'opera sua sarà terminata, se le dottrine proclamate feriscono la
società nella sua dignità, nel suo sviluppo materiale o morale, nel
suo lavoro, nel suo benessere, ne'suoi diritti, nelle sue libertà, lo
Stato ha il diritto di respingere l'opera del Concilio, come la Francia
e l'Inghilterra respinsero l'opera del Concilio di Trento, come Roma
rinnegò l'opera dei Concilii di Costanza e di Basilea, come gli Stati
misti lascieranno concordemente in disparte l'opera del Concilio di
Roma, non riconoscendo pei loro sudditi altra direzione legittima fuori
di quella che emana dai rappresentanti del paese e dalle leggi della
nazione.
E questa è la condotta che osserveranno l'Inghilterra, la Germania del
Nord, la Svizzera, l'Italia, e crediamo anche l'Austria.
Formulino pure i cattolici la loro fede, com'essi la intendono; si
accomodino nel loro foro interiore intorno al _Credo_ ch'essi più
desiderano. Ma qualora tutto ciò prendesse una forma e si manifestasse
all'esterno con un atto--la parola, lo scritto, l'insegnamento, il
culto--, codesta manifestazione esterna dovrebbe subire, come gli altri
atti della vita pubblica de'cittadini, il controllo delle leggi del
paese e dei regolamenti di polizia.
E perciò, nessuna inquietudine preventiva; nessuna agitazione politica
o diplomatica per porsi d'accordo, circa la resistenza; nessun
intervento, o per mezzo d'ambasciatori speciali al Concilio, o per
mezzo d'istruzioni speciali ai vescovi, come ai cardinali protettori
nei conclavi; nessun consiglio dato, o timore espresso, o minaccia
lanciata, o diritti eventuali evocati; ma dopo il fatto, se esso è
biasimevole o pericoloso, la maggior fermezza nel proibirlo, come si
proibiscono le derrate malsane per motivo d'igiene.
Il Concilio è come l'Accademia d'un sovrano straniero, che tiene le sue
sedute: i membri corrispondenti delle nazioni europee vi si rechino
pure, e ciancino in pace. La logica e il senso comune hanno sostenuto
ben altro!
XXXVII.
Ma le sinistre previsioni sul Concilio di Roma si realizzeranno?
Non si può giurare di nulla.
I tempi, è vero, non sono inclinati alle stravaganze collettive.
Il papa ha potuto pubblicare il suo piccolo Sillabo come un fatto
personale; ma un Concilio, nel secolo decimonono, indietreggerà forse
davanti l'enormità di proclamare codeste follie come principii di fede.
Noi siamo, in realtà, più serii e più positivi de'nostri antenati--così
nel mondo laico, come nel mondo ecclesiastico.
Se un Bonifazio VIII si pensasse oggidì di trattare il regnante
Filippo il Bello come quella del decimoterzo secolo, il sig. Rouher
non lo accuserebbe dinanzi l'Assemblea nazionale delle villanie
formulate da Guglielmo di Plasian; ma piuttosto d'aver fatto uccidere,
conficcandogli un chiodo nella testa, quel povero Celestino V, il
quale, dopo la sua elezione, osò entrare in Roma sopra un asino, come
Gesù in Gerusalemme; che visse sulla sedia papale come in una gabbia
ripiena di vipere; che si affrettò ad abdicare, non potendo risolversi
a vivere da Sardanapalo, e cui Dante rinchiuse nel suo _Inferno_,
appunto perchè egli aveva vilmente abdicato: «_Che fece per viltade il
gran rifiuto_».
Pio IX viaggia, in ferrovia[23], in una carrozza colle tende
mirabilmente dipinte da Gérôme, mentre il suo predecessore non credeva
nemmeno alle strade ferrate. Quando il principe di Piombino, reduce
da un viaggio a Londra, gliene parlò, Gregorio XVI rispose: «Non è
possibile: Aristotile ha detto: _Quidquid movetur ab alio movetur_[24].
Ora, chi muove il vapore?» E siccome il principe, dotto come il papa,
si limitava a replicare: «Ma, Santo Padre io ho viaggiato così»; e per
meglio spiegargli la meraviglia, aggiungeva: «Figuratevi che in poche
ore si andrebbe da Roma a Firenze, da Firenze a Torino, e da Torino
a Parigi»; Gregorio rimase stupefatto; poscia in tuono melanconico
osservò: «E dove andremo noi di questo passo?»
Il successore di Pio IX risponderà alla domanda di Gregorio XVI.
I vescovi, meno i romani, giungono tutti da paesi liberi, e la libertà
è come la luce: essa rallegra chi la vede, e riempie di dolore coloro
che non possono contemplarla.
Il vescovo di Fulda, dirigendosi ad una riunione di vescovi, sopra
la tomba di S. Bonifazio, disse: «Non crediate che il Concilio abbia
ad essere una guarigione magica di tutti i mali, abbia a scongiurare
tutti i pericoli e mutare la faccia della terra.... Giammai un
Concilio generale potrà stabilire un dogma, che non sia contenuto
nelle Scritture e nelle tradizioni apostoliche.... Giammai un
Concilio ecumenico potrà proclamare delle dottrine in contraddizione
coi principii della giustizia, del diritto dello Stato e della sua
autorità, della cultura generale--_Gesittung_--e degl'interessi della
scienza--_Wissenschaft_--in contraddizione colla libertà legittima e
col benessere delle nazioni.... Nè alcuno deve temere che il Concilio
generale prenda alla leggiera ed in fretta delle risoluzioni che lo
metterebbero necessariamente in antagonismo colle circostanze attuali
e coi bisogni de'tempi moderni: ovvero ch'esso voglia, al modo degli
entusiasti, trapiantare nel tempo presente idee, costumi, istituzioni
dei tempi passati»....
Noi pure siamo un poco di questo avviso, malgrado la dichiarazione
dell'ultimo paragrafo del Sillabo, il quale condanna come un errore la
semplice supposizione che il papa «potesse o dovesse riconciliarsi e
venire ad un componimento--_reconciliare et componere_--col progresso,
col liberalismo e colla civiltà moderna».
Malgrado la sua immobilità, la Chiesa è trascinata come un edificio
situato sopra una frana. Essa condannò un tempo il rispetto ai parenti,
il sentimento dell'onore e della patria, l'amore della vita, la
dottrina della proprietà. Lattanzio considerò il commercio come un
furto, perchè vi era lucro; S. Ambrogio, il prestito ad interesse come
un omicidio per strangolazione; Alessandro III proibì di seppellire gli
usuraj; Tertulliano disse che un cristiano non potreb'esser re, più che
un re possa essere cristiano. S. Clemente Alessandrino insegnò essere
pel cristiano un sacrilegio il radersi, il bere vino, il mangiar carne,
il fare dei bagni. La tragedia e la commedia furono condannate dallo
stesso Tertulliano, come un impegno preso col demonio. S. Gregorio
il Grande assicurò che un cristiano non può, senza empietà, leggere
gli autori profani, imparare ed insegnare la grammatica. S. Ambrogio
professò essere il matrimonio essenzialmente cattivo, e l'adulterio non
essere criminoso, se non da quando la legge ne fece un peccato....
La Chiesa non ha smentite queste dottrine ed altre ch'io ometto, ma
essa non le professa più; essa non condanna più coloro che non vi si
conformano.
Pio IX si rade ogni mattina. Il suo predecessore, non solo aveva
un barbiere, ma questo barbiere componeva per il papa de'libri
teologici[25], mentre il papa accarezzava i figli del barbiere.
Innocenzo VIII, quello stesso ch'ebbe sedici figli e di cui un poeta
disse:
_Octo Nocens pueros genuit totidemque puellas,
Hunc merito poterit dicere Roma patrem,_