Alla mancanza di sì illustre e famigerato Principe fu a' diciannove
aprile Alvise Mocenigo prescelto, di quella famiglia che abitava nella
parrocchia di santo Eustachio (vulgo [I[san Stae]I]) e che avea dato
altre volte Dogi alla patria. Questo cavaliere e procuratore di san
Marco quattro ambascerie e le più gravi ed importanti magistrature
interne ricoperto aveva, le quali lo condussero al grado più eminente
e lo resero meritevole del premio maggiore che la patria riconoscente
conferir potesse. Simile al Doge Loredano, volle nel primo anno del
suo Ducato la propria devozione verso la Vergine dimostrare nelle
Oselle che per lui a' nobili si distribuirono. Infatti nel diritto
della prima offre la santa Vergine in piedi sostenuta e circondata
dalle nubi, coronata il capo, col Bambino in braccio ed in atto di
stendere la dritta mano ad accogliere le preci de' devoti, che
d'essere suoi fedeli si dichiarano: [SC[GENS. MARIANA. SVMVS]SC].
Quantunque queste parole non abbiansi a riferire ad alcun fatto
particolare, ma solo indichino la divozione generale degli abitanti di
questa città che alla gran Donna ricorrono, pure si può dire, che il
Doge ha voluto ne' primordii del suo reggimento pubblicamente
confermarla. Più volte già nel corso di queste illustrazioni ebbesi
occasione di riconoscere esternata nelle Oselle la memoria di questa
principale proteggitrice della Repubblica, come in molte altre guise
il Governo la propria divozione aveva dimostrata verso la stessa, e
con l'inalzare augusti templi al suo nome, e col festeggiare i giorni
a lei sacri, e con lo stabilire l'epoca della propria costituzione in
quel giorno in cui la chiesa il mistero dell'Annunziazione solennizza;
e n'avea ben d'onde, ché da sì misericordiosa Madre i Veneziani
avevano le più importanti grazie ottenuto. Nel rovescio evvi la
consueta leggenda fra due rami di ulivo che il ducale berretto
sorreggono, la quale dice: [SC[ALOYSII. MOCENICO. PRINC. VENE. MVNVS. AN. I.
MDCCLXIII.]SC], e nell'esergo [SC[A. B.]SC], cioè Andrea Bon massaro;
leggenda che con la sola variazione degli anni e delle sigle dei
massari sino alla fine del suo principato conservossi ([I[lin]I]. 2,
[I[lett]I]. a). Variate interpretazioni offrire si possono al tipo
della seconda Osella di questo Doge o, a meglio dire, non fu un solo
l'oggetto preso di mira da lui nell'impronta del secondo anno. In essa
nel diritto un quadro vedesi soprapposto ad un altare con gradini
nella predella e contornato da figure di Angeli, di Santi e sormontato
dal divin Padre in cui effigiata trovasi la Vergine col Bambino in
braccio, ed intorno le parole: [SC[SANTA MARIA DELLA PACE]SC], e
nell'esergo [SC[M. F.]SC] il nome del massaro all'argento Marchiò
Foscarini ([I[lett]I]. b). Ridotto il veneto commercio per le
piraterie de' corsari africani in grave decadimento, con le trattative
e i maneggi d'intrattenere procuravasi la loro rapacità, giacché le
militari misure per la difesa de' mercantili vascelli efficaci non
erano ad impedire il troppo veloce scorrazzare de' pirati. Di ciò era
stato il Console Veneziano in Genova dal Veneto Senato incaricato, il
quale infatti riuscì presso i Beì di Tunisi e di Algeri di por termine
ad un convegno, cui quello di Tripoli rifiutava e n'erano insoffribili
le condizioni. Né per tanto di meno il Senato ordinava, che col mezzo
del Magistrato dei Cinque Savii alla mercanzia, Magistrato che al
commercio marittimo presedeva, l'Inviato straordinario Tripolino che
qui trovavasi, si maneggiasse, e per vero dir riuscì ad un membro di
quel Magistrato di pattuire un accomodamento. Puossi dunque a queste
negoziazioni di pace quell'Osella attribuire, e dai meriti della
Vergine riconoscerla. Altri però, da minori cause condotti, vogliono
che quella Osella ricordi un rifacimento a quell'epoca ordinato di un
quadro alla Madonna della Pace dedicato in un piccolo oratorio che nel
convento de' santi Giovanni e Paolo si custodiva, e che ora nella
chiesa conservasi, in una cappella da cancelli serrata. Questa
immagine fu recata a Venezia da Costantinopoli da Paolo Morosini
nobile veneto nell'anno 1349, ed eravi una pia Confraternita che il
giorno della Natività della Vergine solennizzava; di essa parla
Flaminio Cornaro nella sua operetta che porta il titolo: [I[Venezia
favorita da Maria]I]. Il Senato Veneto, commosso dalla inosservanza
della pace, che le barbaresche reggenze tratto tratto violavano, ed
alle quali per le negoziazioni segnate l'ingresso nel Golfo Adriatico
vietato era, il Senato ordinava una squadra marittima che sulle coste
di Barbaria si portasse, al capitano Giacomo Nani, che fu poi
Cavaliere, il comando affidandone. Questa risoluta volontà del Senato
dal Doge espressa venne nel diritto della sua terza Osella, il quale
presenta una nave di primo rango su due ancore assicurata alla
imboccatura del golfo in atto d'impedirne l'ingresso. Il motto intorno
ne spiega l'oggetto: [SC[BINIS. IMMOTA. MANEBO.]SC], e al disotto il nome
del massaro all'argento [SC[M. S.]SC] che in quell'anno era Mario
Soranzo ([I[lett]I]. c). Non è nuovo che la fermezza di una
liberazione venga in tal guisa dimostrata, facendosi uso anche presso
gli antichi di una simile allegoria: [I[Venetorum temnunt rabiem
fluctusque sonantes]I]. Le savie e prudenti direzioni del Cav. Nani
tenute nell'anno 1766 non solo il dovuto risarcimento procurarono, ma
il compenso eziandio dei danni da' negozianti sofferti, non che il
castigo de' pirati, che la pace disturbarono. A tutto ciò allusiva
mostrasi la quarta Osella nel cui diritto la Tigre su due piedi stante
si mostra in faccia al Leone accosciato, col motto intorno: [SC[AFRICA.
TIGRIS. AGIT. PACEM. CUM REGE. FERARVM.]SC] ([I[lett]I]. d). Nel tempo stesso
che il Veneziano Senato ogni mezzo procurava per sostenere il
marittimo commercio, l'altro ramo della pubblica facoltà, che è
l'agricoltura, non trascurava, ed a regolare il corso de' fiumi nella
vicina Provincia di Padova ed a frenare l'impeto delle correnti ogni
diligenza poneva. Dietro agli studi de' più insigni matematici ed
ingegneri della Repubblica nell'anno 1767 il Senato al famigerato
architetto Tomaso Temanza, che era stato discepolo dell'illustre
ingegnere Bernardino Zendrini, il quale aveva già dato di sé pubblici
saggi e con la illustrazione di patrie antiche memorie, e con
l'innalzamento di famosi templi, ordinava che un ponte sul fiume
Brenta erigesse, che le due sponde al Taglio nuovissimo riunisse, e
nella terra del Dolo le cateratte per la più sicura navigazione
fermasse. Questa opera importante, regolatrice del corso di quel
fiume, quantunque abbia dato ai begli spiriti di que' tempi argomento
di motteggiare, pure molti vantaggi pel momento recando, meritò di
essere ricordata nel diritto della quinta Osella. In questa vedesi fra
alcune piante acquatiche un Vecchio sdraiato sulla sponda dritta del
fiume, che, poggiando il sinistro gomito sopra un vaso, dal quale una
corrente di acqua si getta, tiene nella destra mano il ramo di un
rosaio fiorito, insegna della famiglia Mocenigo. Di fianco si mostra
il ponte coperto, come allora fu eseguito, e al di sopra il Leone
alato, mentre sulla sponda si vede l'alzaia da un uomo a cavallo
tirata, con la epigrafe [SC[MEDOACO. NOVIS. OPERIBUS. COERCITO.]SC]
([I[lett]I]. e). Anche la religione e la pietà somministrarono nel
susseguente anno il tema della sesta Osella. Girolamo Miani veneziano
patrizio, institutore della Congregazione dei Padri Somaschi, era già
stato posto nel novero de' Beati fino dall'anno 1748, nella cui
occasione il Veneziano Senato aveva alla Congregazione assegnati tre
mila ducati per solennizzarne la festività. Nell'anno poi 1767 con
solenne canonizzare fu innalzato al grado dei Santi, e perciò dal
Governo decretati alla Congregazione Somasca, che in santa Maria della
Salute risiedeva, furono ducati quattromila ad oggetto di festeggiarne
il giorno, e, come dice il decreto, per pegno del pubblico
aggradimento verso la detta Congregazione sempre esemplare nella vita
ed attaccata al pubblico nome. A questo atto adunque solenne e
religioso è relativa questa Osella, nel diritto della quale trovasi
impresso il santo Girolamo da un raggio celeste illuminato, nell'atto
al suo cuore più aggradevole qual è quello di seco condurre un
giovinetto, mentre altro fanciullo gli s'inginocchia dinanzi per
essere da lui accolto ed ammesso. Le parole che contornano il Santo
sono: [SC[S. HIER. EMILIANUS. PATRITIUS. VEN.]SC], e sotto [SC[R. B.]SC],
Rizzardo Balbi massaro ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. f). Alcuni
commovimenti di guerra ai confini dei Turchi, suscitati per le
sommosse de' Montenegrini nell'Albania, ai quali si fece capo, sotto
il finto nome di Pietro Terzo Czar di Moscovia, certo Stefano Piccolo,
essendo che essi assai co' Russi gli effetti di simpatia sentivano in
religione conformi, condussero i Veneziani ad ordinare un
accrescimento di marittime forze atte a tenersi sulle difese; e
siccome quasi contemporaneamente dal Beì d'Algeri con importuna e
rapace forma la pace disturbata veniva, facendo sua preda alcuni
veneziani bastimenti, così fu ordinato al capitano delle navi Angelo
Emo, che sulle spiagge di Barbaria con alcune fregate si portasse.
Appena giunto questo prode capitano alla vista dell'inimico, col solo
comparire delle pubbliche forze ottenne, che le predate cose
restituite venissero e compensati i danni con quattordici mila
zecchini d'oro, non che gli schiavi liberati che nelle mani de'
barbari caduti trovavansi. E all'una e all'altra di queste due
circostanze il Mocenigo alluder volle nel diritto della Osella
dell'anno 1769, nel quale evvi Venezia in regal manto seduta, che la
diritta mano posa sopra uno scudo ai suoi piedi innalzato, ed il
gomito sinistro sopra un basamento di marmo appoggiato, tiene la
sinistra mano sulla spalla, ed il Leone ai piedi in atto di sorgere
minaccioso. Le parole d'intorno suonano: [SC[HINC. ROBVR. ET.
SECVRITAS.]SC], e nell'esergo [SC[V. A. B.]SC] Vincenzo Antonio Bragadino
massaro ([I[lett]I]. g). Fino dall'anno 1769, con parte presa dal
Senato e poscia dal Consiglio Maggiore confermata, si decretava, che
tre sindaci inquisitori in terraferma si spedissero per rivendicare
alla pubblica cassa tutto ciò che risguardava a' dazii, alle
estorsioni, a' disordini ed abusi a defraudo dell'erario, con autorità
di punire i rei qualunque essi fossero. Questo scabroso argomento, dal
quale la tranquillità e la felicità de' soggetti popoli dipendeva,
chiamò anche l'attenzione del Doge, il quale ordinò che nel diritto
della ottava Osella da incidersi nel dicembre dell'anno 1770, quasi a
modello della nuova Magistratura, poste fossero due donne togate
presesi per la mano, l'una con la bilancia in bilico, e l'altra con
due facce, e la mano sinistra distesa ed amendue all'ombra di due rami
di ulivo e di quercia col motto: [SC[IVSTITIA. PRVDENTIA.]SC], e
nell'esergo [SC[SOCIETATVM. MVNIMEN.]SC], a dimostrare, che il fondamento
delle società massimamente poggia sulla giustizia e la prudenza de'
reggitori ([I[lett]I]. h). Simile forma di esprimere queste due virtù
abbiamo nel corso di queste osservazioni più volte veduta, ed anche
presso gli antichi adoperavasi, come ne fanno certi e il Pierio ed il
Ripa nelle loro Iconologie, ed il Winkelmann nella sua dissertazione
sull'allegoria. Continuando tuttavia nel susseguente anno questo
straordinario Magistrato a percorrere le veneziane provincie per
riformare gli abusi e per togliere i disordini che eransi introdotti,
il Doge credette opportuno di adottare anche per questo anno nel
diritto della nona sua Osella un'allegoria tolta dagli antichi, che
servire dovesse ad indicare la imparzialità delle operazioni che in
ogni ramo quella magistratura seguire ed accompagnare doveva. Quindi
coniar vi fece una donna togata, con gli occhi bendati, e con le mani
mozzate ed intorno le parole: [SC[NEC. PERSONAS. NEC. MUNERA.]SC], e sotto
[SC[SVVM. CVIQVE]SC]. Infatti a Tebe e nell'Egitto i giudici
rappresentati venivano senza mani, per dinotare, che non si
lasciassero co' doni subornare, e nell'Areopago di Atene si copriva la
testa del reo, affinché da' suoi sguardi gli affetti de' giudici non
fossero commossi; e nei geroglifici di Pierio vedesi la Giustizia
effigiata in una donna senza testa, ma figurata nella eclittica quasi
fosse fra le stelle; che qui invece potrebbe passare per
rappresentante la Stoltezza ([I[lett]I]. i). Le Oselle coniate negli
anni 1772, 1773, 1774, che corrispondono agli anni decimo, undecimo e
dodicesimo di questo Doge, nulla offrono di relativo agli avvenimenti
di que' giorni, né di allusivo agl'interni commovimenti per cui ebbe
luogo la creazione di una straordinaria magistratura dei Correttori
alle leggi, ed ai capitolari dei Consigli e Collegi eletta nell'anno
1774. L'impronta di queste tre Oselle, che nel diritto portano un
Leone veduto di faccia col nimbo intorno al capo ed avente il libro
chiuso fra le zampe, sembra alluder possa ai movimenti di guerra in
cui la Repubblica trovavasi allora con le reggenze di Barbaria, per
rintuzzare la baldanza delle quali le marittime forze di nuovo
affidate furono al capitano Angelo Emo. La inscrizione intorno non è
che il semplice nome del Santo, come l'abbiamo osservato nel settimo
anno del Doge Pietro Grimani: [SC[S. MARCVS. VENETVS]SC]. Questa
interpretazione è pure avvalorata dal vedervi, secondo indicammo altre
volte, il libro di S. Marco fra le zampe tenuto chiuso, il che era
segno di guerra, giacché il libro aperto suol mostrare le parole
[I[Pax tibi Marce Evangelista meus]I] ([I[lett]I]. k). Nell'anno 1775,
che è il tredicesimo di questo Doge, era stato al Senato fatto
proporre dal conte Bonomo Algarotti un nuovo piano di commercio con la
Russia per la via del Mar Nero, ed una società di azionisti formata
aveasi, ad esempio delle altre nazioni commerciali, che quel traffico
con molte somme di soldo imprendesse. Alludendo adunque alle idee a
quell'epoca spezialmente svegliate e promosse di dilatare il
commercio, migliorarne e facilitarne i mezzi, il Doge volle, che nel
diritto della sua Osella di quell'anno impresso fosse un Genio alato,
che, illuminato da un raggio celeste, tenesse una face accesa
rovesciata sopra un ammasso di colli e casse, ed il movimento ne
animasse, e le nuove forme del viniziano commercio indicasse. Il motto
intorno dice: [SC[IN. OPERE. FVLGET.]SC], e nell'esergo v. v. Valerio
Valier massaro ([I[lett]I]. l). La pietà e la religione del Doge
Mocenigo ebbero un nuovo campo di mostrarsi nell'anno 1776, nel quale
la pubblicazione di uno straordinario giubileo dalla santa memoria del
pontefice Pio VI si fece, che poi fu nel susseguente anno dal
Veneziano Governo per la città e per le provincie accolto e diffuso.
Nel diritto della decimaquarta Osella è rappresentato il Doge
ginocchioni con la berretta ducale deposta in faccia ad una imagine
della Vergine col Bambino in grembo dalle nubi sostenuta, e disotto il
Leone che giace di fronte alato, e col nimbo, tenente fra le zampe
aperto il suo libro. Le parole sono [SC[DOMINA. MATERQ. NOSTRA]SC]. Oltre
alla indicata pubblicazione di questo giubileo siamo fatti certi da
altri che spesso il Doge devoto le povere comunità religiose, e
spezialmente quella di san Bonaventura, visitava, nei chiostri della
quale un Oratorio conservavasi alla Beata Vergine dedicato
([I[lett]I]. m). Ad oggetto di animare il commercio, immaginato aveasi
un nuovo apparecchio per la fiera dell'Ascensione, che ogni anno nella
piazza di S. Marco infino al termine della veneziana dominazione si
tenne; e fra i molti progetti e disegni che presentati furono alla
sapienza del Governo, quello dell'architetto Bernardino Macaruzzi fu
con decreto del Senato prescelto ed eseguito. A quel tempo pure aveva
il Senato ordinato che un Codice di Marina si formasse, nel quale
raccolte fossero tutte le leggi e gli ordini ad essa relativi. In
esecuzione di siffatti decreti nel giugno di quest'anno fu alla
sanzione del Senato dalla Magistratura de' Cinque Savii il Codice
presentato. Il Doge prescelse allora di rappresentar questo fatto con
un'allegoria, offrendo nel suo quindicesimo anno una regal Donna in
regio ammanto, scettrata, seduta e coperta del berretto ducale; ai
piedi di lei posano le insegne delle belle arti, uno specchio, la
bilancia ed il caduceo di Mercurio, emblemi del commercio, ed intorno
leggesi: [SC[VIRTVTIS. ET. IVSTITIAE. FAMA.]SC], quasi a significare il
concorso di tutte le nazioni in questa occasione di fiera ([I[lett]I].
n). Infatti la donna rappresentata è in atto di legislatrice, che
ordina e dispone tutto ciò che alla pace ed alla guerra appartiene, e
non vi si dimentica lo specchio e la bilancia, insegne della prudenza
e della giustizia. Anche nell'ultimo donativo fatto dal Doge Mocenigo
nell'anno 1778 nell'allegoria dello specchio e dell'àncora si
raffigurano le due distinte virtù sì necessarie ad ogni Governo quali
sono la prudenza e la costanza. Qual fosse il motivo dato al conio di
questa medaglia, apertamente si conosce dal sapersi che particolari
movimenti interni romoreggiavano allora, e che il Doge amò di
prescegliere quest'allegoria per dimostrare quanto la prudenza e la
costanza fossero necessarie alla tranquillità ed alla felicità della
nazione. Nella Osella è lo specchio intrecciato con l'àncora, e le
parole sono [SC[PRVDENTIA. ET. CONSTANTIA.]SC], e nell'esergo [SC[L. A.
F.]SC] il nome del massaro all'argento Leonardo Alvise Foscarini
([I[lett]I]. o). Al Doge Mocenigo però non toccò in sorte di essere
spettatore di nuove interne convulsioni politiche e discussioni, ché
egli morì ai sei di gennaio dell'anno mille settecento e settanta
nove.
[T1] PAOLO RENIER.