A. 1763 ([SC[TAV]SC]. VI).

Alla mancanza di sì illustre e famigerato Principe fu a' diciannove

aprile Alvise Mocenigo prescelto, di quella famiglia che abitava nella

parrocchia di santo Eustachio (vulgo [I[san Stae]I]) e che avea dato

altre volte Dogi alla patria. Questo cavaliere e procuratore di san

Marco quattro ambascerie e le più gravi ed importanti magistrature

interne ricoperto aveva, le quali lo condussero al grado più eminente

e lo resero meritevole del premio maggiore che la patria riconoscente

conferir potesse. Simile al Doge Loredano, volle nel primo anno del

suo Ducato la propria devozione verso la Vergine dimostrare nelle

Oselle che per lui a' nobili si distribuirono. Infatti nel diritto

della prima offre la santa Vergine in piedi sostenuta e circondata

dalle nubi, coronata il capo, col Bambino in braccio ed in atto di

stendere la dritta mano ad accogliere le preci de' devoti, che

d'essere suoi fedeli si dichiarano: [SC[GENS. MARIANA. SVMVS]SC].

Quantunque queste parole non abbiansi a riferire ad alcun fatto

particolare, ma solo indichino la divozione generale degli abitanti di

questa città che alla gran Donna ricorrono, pure si può dire, che il

Doge ha voluto ne' primordii del suo reggimento pubblicamente

confermarla. Più volte già nel corso di queste illustrazioni ebbesi

occasione di riconoscere esternata nelle Oselle la memoria di questa

principale proteggitrice della Repubblica, come in molte altre guise

il Governo la propria divozione aveva dimostrata verso la stessa, e

con l'inalzare augusti templi al suo nome, e col festeggiare i giorni

a lei sacri, e con lo stabilire l'epoca della propria costituzione in

quel giorno in cui la chiesa il mistero dell'Annunziazione solennizza;

e n'avea ben d'onde, ché da sì misericordiosa Madre i Veneziani

avevano le più importanti grazie ottenuto. Nel rovescio evvi la

consueta leggenda fra due rami di ulivo che il ducale berretto

sorreggono, la quale dice: [SC[ALOYSII. MOCENICO. PRINC. VENE. MVNVS. AN. I.

MDCCLXIII.]SC], e nell'esergo [SC[A. B.]SC], cioè Andrea Bon massaro;

leggenda che con la sola variazione degli anni e delle sigle dei

massari sino alla fine del suo principato conservossi ([I[lin]I]. 2,

[I[lett]I]. a). Variate interpretazioni offrire si possono al tipo

della seconda Osella di questo Doge o, a meglio dire, non fu un solo

l'oggetto preso di mira da lui nell'impronta del secondo anno. In essa

nel diritto un quadro vedesi soprapposto ad un altare con gradini

nella predella e contornato da figure di Angeli, di Santi e sormontato

dal divin Padre in cui effigiata trovasi la Vergine col Bambino in

braccio, ed intorno le parole: [SC[SANTA MARIA DELLA PACE]SC], e

nell'esergo [SC[M. F.]SC] il nome del massaro all'argento Marchiò

Foscarini ([I[lett]I]. b). Ridotto il veneto commercio per le

piraterie de' corsari africani in grave decadimento, con le trattative

e i maneggi d'intrattenere procuravasi la loro rapacità, giacché le

militari misure per la difesa de' mercantili vascelli efficaci non

erano ad impedire il troppo veloce scorrazzare de' pirati. Di ciò era

stato il Console Veneziano in Genova dal Veneto Senato incaricato, il

quale infatti riuscì presso i Beì di Tunisi e di Algeri di por termine

ad un convegno, cui quello di Tripoli rifiutava e n'erano insoffribili

le condizioni. Né per tanto di meno il Senato ordinava, che col mezzo

del Magistrato dei Cinque Savii alla mercanzia, Magistrato che al

commercio marittimo presedeva, l'Inviato straordinario Tripolino che

qui trovavasi, si maneggiasse, e per vero dir riuscì ad un membro di

quel Magistrato di pattuire un accomodamento. Puossi dunque a queste

negoziazioni di pace quell'Osella attribuire, e dai meriti della

Vergine riconoscerla. Altri però, da minori cause condotti, vogliono

che quella Osella ricordi un rifacimento a quell'epoca ordinato di un

quadro alla Madonna della Pace dedicato in un piccolo oratorio che nel

convento de' santi Giovanni e Paolo si custodiva, e che ora nella

chiesa conservasi, in una cappella da cancelli serrata. Questa

immagine fu recata a Venezia da Costantinopoli da Paolo Morosini

nobile veneto nell'anno 1349, ed eravi una pia Confraternita che il

giorno della Natività della Vergine solennizzava; di essa parla

Flaminio Cornaro nella sua operetta che porta il titolo: [I[Venezia

favorita da Maria]I]. Il Senato Veneto, commosso dalla inosservanza

della pace, che le barbaresche reggenze tratto tratto violavano, ed

alle quali per le negoziazioni segnate l'ingresso nel Golfo Adriatico

vietato era, il Senato ordinava una squadra marittima che sulle coste

di Barbaria si portasse, al capitano Giacomo Nani, che fu poi

Cavaliere, il comando affidandone. Questa risoluta volontà del Senato

dal Doge espressa venne nel diritto della sua terza Osella, il quale

presenta una nave di primo rango su due ancore assicurata alla

imboccatura del golfo in atto d'impedirne l'ingresso. Il motto intorno

ne spiega l'oggetto: [SC[BINIS. IMMOTA. MANEBO.]SC], e al disotto il nome

del massaro all'argento [SC[M. S.]SC] che in quell'anno era Mario

Soranzo ([I[lett]I]. c). Non è nuovo che la fermezza di una

liberazione venga in tal guisa dimostrata, facendosi uso anche presso

gli antichi di una simile allegoria: [I[Venetorum temnunt rabiem

fluctusque sonantes]I]. Le savie e prudenti direzioni del Cav. Nani

tenute nell'anno 1766 non solo il dovuto risarcimento procurarono, ma

il compenso eziandio dei danni da' negozianti sofferti, non che il

castigo de' pirati, che la pace disturbarono. A tutto ciò allusiva

mostrasi la quarta Osella nel cui diritto la Tigre su due piedi stante

si mostra in faccia al Leone accosciato, col motto intorno: [SC[AFRICA.

TIGRIS. AGIT. PACEM. CUM REGE. FERARVM.]SC] ([I[lett]I]. d). Nel tempo stesso

che il Veneziano Senato ogni mezzo procurava per sostenere il

marittimo commercio, l'altro ramo della pubblica facoltà, che è

l'agricoltura, non trascurava, ed a regolare il corso de' fiumi nella

vicina Provincia di Padova ed a frenare l'impeto delle correnti ogni

diligenza poneva. Dietro agli studi de' più insigni matematici ed

ingegneri della Repubblica nell'anno 1767 il Senato al famigerato

architetto Tomaso Temanza, che era stato discepolo dell'illustre

ingegnere Bernardino Zendrini, il quale aveva già dato di sé pubblici

saggi e con la illustrazione di patrie antiche memorie, e con

l'innalzamento di famosi templi, ordinava che un ponte sul fiume

Brenta erigesse, che le due sponde al Taglio nuovissimo riunisse, e

nella terra del Dolo le cateratte per la più sicura navigazione

fermasse. Questa opera importante, regolatrice del corso di quel

fiume, quantunque abbia dato ai begli spiriti di que' tempi argomento

di motteggiare, pure molti vantaggi pel momento recando, meritò di

essere ricordata nel diritto della quinta Osella. In questa vedesi fra

alcune piante acquatiche un Vecchio sdraiato sulla sponda dritta del

fiume, che, poggiando il sinistro gomito sopra un vaso, dal quale una

corrente di acqua si getta, tiene nella destra mano il ramo di un

rosaio fiorito, insegna della famiglia Mocenigo. Di fianco si mostra

il ponte coperto, come allora fu eseguito, e al di sopra il Leone

alato, mentre sulla sponda si vede l'alzaia da un uomo a cavallo

tirata, con la epigrafe [SC[MEDOACO. NOVIS. OPERIBUS. COERCITO.]SC]

([I[lett]I]. e). Anche la religione e la pietà somministrarono nel

susseguente anno il tema della sesta Osella. Girolamo Miani veneziano

patrizio, institutore della Congregazione dei Padri Somaschi, era già

stato posto nel novero de' Beati fino dall'anno 1748, nella cui

occasione il Veneziano Senato aveva alla Congregazione assegnati tre

mila ducati per solennizzarne la festività. Nell'anno poi 1767 con

solenne canonizzare fu innalzato al grado dei Santi, e perciò dal

Governo decretati alla Congregazione Somasca, che in santa Maria della

Salute risiedeva, furono ducati quattromila ad oggetto di festeggiarne

il giorno, e, come dice il decreto, per pegno del pubblico

aggradimento verso la detta Congregazione sempre esemplare nella vita

ed attaccata al pubblico nome. A questo atto adunque solenne e

religioso è relativa questa Osella, nel diritto della quale trovasi

impresso il santo Girolamo da un raggio celeste illuminato, nell'atto

al suo cuore più aggradevole qual è quello di seco condurre un

giovinetto, mentre altro fanciullo gli s'inginocchia dinanzi per

essere da lui accolto ed ammesso. Le parole che contornano il Santo

sono: [SC[S. HIER. EMILIANUS. PATRITIUS. VEN.]SC], e sotto [SC[R. B.]SC],

Rizzardo Balbi massaro ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. f). Alcuni

commovimenti di guerra ai confini dei Turchi, suscitati per le

sommosse de' Montenegrini nell'Albania, ai quali si fece capo, sotto

il finto nome di Pietro Terzo Czar di Moscovia, certo Stefano Piccolo,

essendo che essi assai co' Russi gli effetti di simpatia sentivano in

religione conformi, condussero i Veneziani ad ordinare un

accrescimento di marittime forze atte a tenersi sulle difese; e

siccome quasi contemporaneamente dal Beì d'Algeri con importuna e

rapace forma la pace disturbata veniva, facendo sua preda alcuni

veneziani bastimenti, così fu ordinato al capitano delle navi Angelo

Emo, che sulle spiagge di Barbaria con alcune fregate si portasse.

Appena giunto questo prode capitano alla vista dell'inimico, col solo

comparire delle pubbliche forze ottenne, che le predate cose

restituite venissero e compensati i danni con quattordici mila

zecchini d'oro, non che gli schiavi liberati che nelle mani de'

barbari caduti trovavansi. E all'una e all'altra di queste due

circostanze il Mocenigo alluder volle nel diritto della Osella

dell'anno 1769, nel quale evvi Venezia in regal manto seduta, che la

diritta mano posa sopra uno scudo ai suoi piedi innalzato, ed il

gomito sinistro sopra un basamento di marmo appoggiato, tiene la

sinistra mano sulla spalla, ed il Leone ai piedi in atto di sorgere

minaccioso. Le parole d'intorno suonano: [SC[HINC. ROBVR. ET.

SECVRITAS.]SC], e nell'esergo [SC[V. A. B.]SC] Vincenzo Antonio Bragadino

massaro ([I[lett]I]. g). Fino dall'anno 1769, con parte presa dal

Senato e poscia dal Consiglio Maggiore confermata, si decretava, che

tre sindaci inquisitori in terraferma si spedissero per rivendicare

alla pubblica cassa tutto ciò che risguardava a' dazii, alle

estorsioni, a' disordini ed abusi a defraudo dell'erario, con autorità

di punire i rei qualunque essi fossero. Questo scabroso argomento, dal

quale la tranquillità e la felicità de' soggetti popoli dipendeva,

chiamò anche l'attenzione del Doge, il quale ordinò che nel diritto

della ottava Osella da incidersi nel dicembre dell'anno 1770, quasi a

modello della nuova Magistratura, poste fossero due donne togate

presesi per la mano, l'una con la bilancia in bilico, e l'altra con

due facce, e la mano sinistra distesa ed amendue all'ombra di due rami

di ulivo e di quercia col motto: [SC[IVSTITIA. PRVDENTIA.]SC], e

nell'esergo [SC[SOCIETATVM. MVNIMEN.]SC], a dimostrare, che il fondamento

delle società massimamente poggia sulla giustizia e la prudenza de'

reggitori ([I[lett]I]. h). Simile forma di esprimere queste due virtù

abbiamo nel corso di queste osservazioni più volte veduta, ed anche

presso gli antichi adoperavasi, come ne fanno certi e il Pierio ed il

Ripa nelle loro Iconologie, ed il Winkelmann nella sua dissertazione

sull'allegoria. Continuando tuttavia nel susseguente anno questo

straordinario Magistrato a percorrere le veneziane provincie per

riformare gli abusi e per togliere i disordini che eransi introdotti,

il Doge credette opportuno di adottare anche per questo anno nel

diritto della nona sua Osella un'allegoria tolta dagli antichi, che

servire dovesse ad indicare la imparzialità delle operazioni che in

ogni ramo quella magistratura seguire ed accompagnare doveva. Quindi

coniar vi fece una donna togata, con gli occhi bendati, e con le mani

mozzate ed intorno le parole: [SC[NEC. PERSONAS. NEC. MUNERA.]SC], e sotto

[SC[SVVM. CVIQVE]SC]. Infatti a Tebe e nell'Egitto i giudici

rappresentati venivano senza mani, per dinotare, che non si

lasciassero co' doni subornare, e nell'Areopago di Atene si copriva la

testa del reo, affinché da' suoi sguardi gli affetti de' giudici non

fossero commossi; e nei geroglifici di Pierio vedesi la Giustizia

effigiata in una donna senza testa, ma figurata nella eclittica quasi

fosse fra le stelle; che qui invece potrebbe passare per

rappresentante la Stoltezza ([I[lett]I]. i). Le Oselle coniate negli

anni 1772, 1773, 1774, che corrispondono agli anni decimo, undecimo e

dodicesimo di questo Doge, nulla offrono di relativo agli avvenimenti

di que' giorni, né di allusivo agl'interni commovimenti per cui ebbe

luogo la creazione di una straordinaria magistratura dei Correttori

alle leggi, ed ai capitolari dei Consigli e Collegi eletta nell'anno

1774. L'impronta di queste tre Oselle, che nel diritto portano un

Leone veduto di faccia col nimbo intorno al capo ed avente il libro

chiuso fra le zampe, sembra alluder possa ai movimenti di guerra in

cui la Repubblica trovavasi allora con le reggenze di Barbaria, per

rintuzzare la baldanza delle quali le marittime forze di nuovo

affidate furono al capitano Angelo Emo. La inscrizione intorno non è

che il semplice nome del Santo, come l'abbiamo osservato nel settimo

anno del Doge Pietro Grimani: [SC[S. MARCVS. VENETVS]SC]. Questa

interpretazione è pure avvalorata dal vedervi, secondo indicammo altre

volte, il libro di S. Marco fra le zampe tenuto chiuso, il che era

segno di guerra, giacché il libro aperto suol mostrare le parole

[I[Pax tibi Marce Evangelista meus]I] ([I[lett]I]. k). Nell'anno 1775,

che è il tredicesimo di questo Doge, era stato al Senato fatto

proporre dal conte Bonomo Algarotti un nuovo piano di commercio con la

Russia per la via del Mar Nero, ed una società di azionisti formata

aveasi, ad esempio delle altre nazioni commerciali, che quel traffico

con molte somme di soldo imprendesse. Alludendo adunque alle idee a

quell'epoca spezialmente svegliate e promosse di dilatare il

commercio, migliorarne e facilitarne i mezzi, il Doge volle, che nel

diritto della sua Osella di quell'anno impresso fosse un Genio alato,

che, illuminato da un raggio celeste, tenesse una face accesa

rovesciata sopra un ammasso di colli e casse, ed il movimento ne

animasse, e le nuove forme del viniziano commercio indicasse. Il motto

intorno dice: [SC[IN. OPERE. FVLGET.]SC], e nell'esergo v. v. Valerio

Valier massaro ([I[lett]I]. l). La pietà e la religione del Doge

Mocenigo ebbero un nuovo campo di mostrarsi nell'anno 1776, nel quale

la pubblicazione di uno straordinario giubileo dalla santa memoria del

pontefice Pio VI si fece, che poi fu nel susseguente anno dal

Veneziano Governo per la città e per le provincie accolto e diffuso.

Nel diritto della decimaquarta Osella è rappresentato il Doge

ginocchioni con la berretta ducale deposta in faccia ad una imagine

della Vergine col Bambino in grembo dalle nubi sostenuta, e disotto il

Leone che giace di fronte alato, e col nimbo, tenente fra le zampe

aperto il suo libro. Le parole sono [SC[DOMINA. MATERQ. NOSTRA]SC]. Oltre

alla indicata pubblicazione di questo giubileo siamo fatti certi da

altri che spesso il Doge devoto le povere comunità religiose, e

spezialmente quella di san Bonaventura, visitava, nei chiostri della

quale un Oratorio conservavasi alla Beata Vergine dedicato

([I[lett]I]. m). Ad oggetto di animare il commercio, immaginato aveasi

un nuovo apparecchio per la fiera dell'Ascensione, che ogni anno nella

piazza di S. Marco infino al termine della veneziana dominazione si

tenne; e fra i molti progetti e disegni che presentati furono alla

sapienza del Governo, quello dell'architetto Bernardino Macaruzzi fu

con decreto del Senato prescelto ed eseguito. A quel tempo pure aveva

il Senato ordinato che un Codice di Marina si formasse, nel quale

raccolte fossero tutte le leggi e gli ordini ad essa relativi. In

esecuzione di siffatti decreti nel giugno di quest'anno fu alla

sanzione del Senato dalla Magistratura de' Cinque Savii il Codice

presentato. Il Doge prescelse allora di rappresentar questo fatto con

un'allegoria, offrendo nel suo quindicesimo anno una regal Donna in

regio ammanto, scettrata, seduta e coperta del berretto ducale; ai

piedi di lei posano le insegne delle belle arti, uno specchio, la

bilancia ed il caduceo di Mercurio, emblemi del commercio, ed intorno

leggesi: [SC[VIRTVTIS. ET. IVSTITIAE. FAMA.]SC], quasi a significare il

concorso di tutte le nazioni in questa occasione di fiera ([I[lett]I].

n). Infatti la donna rappresentata è in atto di legislatrice, che

ordina e dispone tutto ciò che alla pace ed alla guerra appartiene, e

non vi si dimentica lo specchio e la bilancia, insegne della prudenza

e della giustizia. Anche nell'ultimo donativo fatto dal Doge Mocenigo

nell'anno 1778 nell'allegoria dello specchio e dell'àncora si

raffigurano le due distinte virtù sì necessarie ad ogni Governo quali

sono la prudenza e la costanza. Qual fosse il motivo dato al conio di

questa medaglia, apertamente si conosce dal sapersi che particolari

movimenti interni romoreggiavano allora, e che il Doge amò di

prescegliere quest'allegoria per dimostrare quanto la prudenza e la

costanza fossero necessarie alla tranquillità ed alla felicità della

nazione. Nella Osella è lo specchio intrecciato con l'àncora, e le

parole sono [SC[PRVDENTIA. ET. CONSTANTIA.]SC], e nell'esergo [SC[L. A.

F.]SC] il nome del massaro all'argento Leonardo Alvise Foscarini

([I[lett]I]. o). Al Doge Mocenigo però non toccò in sorte di essere

spettatore di nuove interne convulsioni politiche e discussioni, ché

egli morì ai sei di gennaio dell'anno mille settecento e settanta

nove.

[T1] PAOLO RENIER.

Illustrazione delle medaglie dei dogi di Venezia denominate Oselle Edizione seconda con correzioni ed aggiunte · 第 41 / 43 题