Il successore di lui fu Marco Foscarini Cavaliere e Procuratore di san
Marco. Niuno incontro a lui per emulo e competitore mostrossi
nell'aspiro alla più eminente dignità della patria, ché ben numerosi
erano, e conosciuti i meriti di questo gentiluomo e nelle importanti
ambascerie di Vienna e di Roma, e nel conciliare le discussioni con la
corte di Savoia insorte sulle preminenze, e nel tranquillare le
interne civili discordie dallo smodato spirito di novità di alcuni
nobili promosse, i quali si mostravano mal sofferenti del freno sì
salutare delle pubbliche costituzioni. Né queste sole furono le
benemerenze di lui verso la patria, ché ne fece onorevole elogio colla
pubblicazione del primo volume della Storia della viniziana
letteratura, già pronti i materiali per le successive materie, che si
conservano nella imperiale Biblioteca di Vienna, e si rese chiaro fra
i più letterati uomini d'Italia con varie operette che dopo la morte
di lui in particolari occasioni si resero di pubblico diritto, e ne
confermarono ed accrebbero la fama, chiamandosi pur anche la
gratitudine de' posteri. Dietro l'assennato parere di questo
gentiluomo, allorché la dignità copriva di savio del Consiglio, che
corrispondeva ad uno de' ministri di Stato, il Veneto Senato ordinava
la restaurazione delle antiche geografiche carte, le quali nella Sala
del Ducale Palazzo, detta dello Scudo, tuttora si veggono, e nel
dicembre di quell'anno alla pubblica luce ristaurate comparvero.
Questa operazione sì vantaggiosa alla conservazione della gloria degli
antichi veneziani navigatori, che primi con lontane peregrinazioni il
nome della patria illustrarono, forma un'epoca al Principato glorioso
di un inclito protettore delle arti e delle scienze, e nel tempo
medesimo ammirabile coltivatore delle stesse. Essa diede argomento
all'Osella distribuita a' nobili dal Foscarini. Vedesi in questa una
donna seduta con regio manto, tenendo lo scettro e le seste nella
sinistra mano, e nella destra la squadra, poggiando la schiena sopra
un mappamondo, e i piedi sur un suppedaneo sull'orlo del quale è
scritto l'anno [SC[MDCCLXII.]SC] La epigrafe intorno porta: [SC[PICTIS.
VENETORUM. ITINERIBUS. AVLA. EXORNATA.]SC], e nell'esergo [SC[VET. M.]SC],
Vettore Morosini, massaro. Nel rovescio evvi la solita inscrizione:
[SC[MARCI. FOSCARENI. PRINCIPIS. MVNVS. ANNO. I.]SC], chiusa tra un fregio di
arabeschi, che la ducale berretta sorregge. Sembra non esser fuori di
proposito a questo luogo l'osservare, che tanto Francesco Griselini
nella prefazione al Genio di Fra Paolo ([I[Venezia]I] 1785, [I[vol]I].
1.°), quanto il reverendissimo prelato abate Placido Zurla, ora
defunto, meritissimo cardinale di santa Chiesa, nelle dissertazioni
che egli dettate aveva sui viaggi di Marco Polo e di altri illustri
Veneziani viaggiatori nell'[I[Appendice al vol]I]. 2.°, parlando delle
mappe antiche, che adornano la Sala dello Scudo, riportano la detta
Osella con variata leggenda. Forse che l'errore ebbe luogo, da che
essendo stato il Griselini stesso incaricato dal Senato Veneto del
necessario rifacimento delle mappe, avrà egli prima d'ogni altro
suggerita al Doge la idea di eternare nella sua Osella un tale
avvenimento, additandogli pur anche la leggenda che diceva:
[I[Venetarum peregrinationum tabulae restitutae]I]. Se non che il Doge
con l'Abate Lastesio consigliatosi, che era suo famigliare ed
intrinseco, come ce ne assicura il chiarissimo Abate Cav. Morelli fu
regio Bibliotecario della Marciana, s'indusse a cangiarla, e vieppiù
assumendo lo stile archeologico, ridurla più adatta al ristretto
spazio del contorno, che assegnato le era. Convien però immaginare,
che altro seggio fatto si avesse per questa Osella, poiché nella
Minerva, ossia Nuovo Giornale dei Letterati d'Italia, al n.° X
dicembre 1762, un tal fatto riferendosi, vi si dice: che nella moneta
dal Principe a' veneziani patrizi regalata sono incise queste parole:
[I[Pictis Venetarum Peregrinationum Tabulis Aula Exornata]I]. E nel
catalogo delle medaglie italiane presso l'abate Angelo Bottari di
Chioggia, ristampato al volume [SC[XI]SC] degli Elogi Italiani
dell'Abate Rubbi, si riporta la moneta del Doge Foscarini con questa
inscrizione: [I[Priscis Venetorum Itineribus Aula Exornata [SC[MDCCLXII.
VET. M]SC]]I]. Forse fu letto erroneamente [I[priscis]I] per
[I[pictis]I] come deve stare. Ma fra tante varie lezioni ho creduto di
appigliarmi a quella che ho illustrata, giacché essa fa effettivamente
parte della raccolta delle Oselle. Volendo però assicurarmi della
identità dell'Osella del Foscarini, non mi sono già prefisso di
criticare menomamente e prendere di mira l'asserito dagli altri e
specialmente dal benemerito eminentissimo Cardinale Zurla, il quale
co' suoi studii acquistossi dalla patria nostra la più giusta
benevoglienza e la più sincera gratitudine che gli è dovuta per la
ricordanza da lui fatta della gloria de' nostri più insigni
viaggiatori, dei quali si compiacque di ripetere:
[I[ . . . Gens nulla valentior ista]I]
[I[ Æquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu.]I]
Una improvvisa malattia sopraggiunta al Foscarini verso la metà del
mese di marzo dell'anno 1763, la quale fu da' medici sul principio
tenuta di poca importanza, fra le varie discordi opinioni degli stessi
fattasi rapidamente mortifera, lo condusse al sepolcro nel giorno
trentuno di marzo di quell'anno.
[T1] ALVISE MOCENIGO.