A. 1741 ([SC[TAV]SC]. V).

Fra il concorso di tre illustri personaggi, il Cavaliere e Procuratore

Barbon Morosini, il Procuratore Nicolò Veniero ed il Cavaliere e

Procuratore Pietro Grimani, questo ultimo nel primo scrutinio alla

dignità ducale inalzato venne, ed egli, per molti servigi alla patria

prestati e nelle ambascerie alle straniere potenze, e nei più gravi

consessi del Governo la pubblica estimazione meritato aveasi, e pel

suo gusto delicato di elegante scrittore italiano era giunto ad alto

grado di riputazione presso i Gozzi, i Farsetti ed altri contemporanei

famigerati scrittori, essendo egli pure della famosa Accademia de'

Granelleschi. A questo Doge scrisse già l'Algarotti una epistola in

versi, nella quale si ricordano le sue poesie, e fra le altre un

sonetto che incomincia

[I[ Sedeami un dì sopra una verde riva,]I]

e finisce con questi versi:

[I[ E sui miei casi e fortunati e rei]I]

[I[ Vidi, o Lilla gentil, che di mia vita]I]

[I[ Tutta la storia mia tu sola sei,]I]

ed è stampato nella parte quarta della raccolta del Gobbi, e nel tomo

VII delle Rime degli Arcadi, come quello che era appunto nel numero

degli Arcadi col nome di Armiro Cretreo. Undici furono le Oselle da

questo Doge a' nobili regalate, delle quali le prime sei conservano lo

stesso tipo tanto nel diritto, che nel rovescio. Nei diritti evvi

l'antica impronta di san Marco, che .offre al Doge ginocchioni il

patrio vessillo benedicendolo, col motto [SC[S. M. V. PETRVS. GRIMANVS.

D.]SC], e sotto 1741 ed [SC[F. P.]SC], Francesco Pasqualigo il massaro,

e seguenti. I rovesci altresì sono quelli stessi che si videro da

molti Dogi suoi antecessori adoperati, e che poscia furono da tutti

universalmente usati, cioè le parole: [SC[PETRI. GRIMANI. PRINCIPIS. MVNVS.

ANNO. I.]SC] ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. a). Nel settimo anno però il

conio del diritto cangiossi, ponendosi in opera il simbolo del santo

Evangelista, cioè il leone alato e coperto del berretto ducale, di

fronte, e col libro fra le zampe aperto, su cui sta scritto [SC[P. T.

M. E.]SC] cioè [I[Pax tibi Marce Evangelista]I], e nel contorno

[SC[SANCTVS. MARCVS. VENETVS.]SC], e sotto il nome del massaro, che in

quell'anno figurava Zuan Andrea Pasqualigo [SC[Z. A. P.]SC]

([I[lett]I]. b). Questa variazione non puossi ad alcun particolare

avvenimento attribuire, ma solo ad un genio dimostrato dal Doge di

imitare in questa parte il suo antecessore, non essendovi nelle

pubbliche storie, o nelle private memorie alcuna di esse che a ragione

di ciò addurre si possa. Non è però così della variazione che si

osserva nel diritto dell'ottavo anno di questo Doge, nel quale invece

del consueto tipo del santo Evangelista, che il pubblico stendardo

consegna, vedesi il Doge ginocchioni in atto di orare innanzi al

Santo, il quale seduto, tenendo la penna sull'aperto libro in atto di

scrivere, si rivolge col capo indietro, quasi chiamato da un oggetto

esteriore, ed ha il leone presso di sé col solito motto [SC[S. M. V.

PETRVS. GRIMANVS. DVX.]SC], e nell'esergo [SC[L. M. II.]SC] Lodovico

Morosini II, questo pure in altre variando ([I[lett]I]. c). Di questa

variazione puossi il motivo attribuire ad alcune vertenze insorte col

pontefice Benedetto XIV. Il patriarcato di Aquileia, che con la sua

giurisdizione estendevasi nella contea di Gorizia appartenente alla

casa d'Austria, svegliato aveva le cure e l'attenzione di S. M. I. e

R. Maria Teresa, la quale un proprio Vicario al Pontefice richiedeva

per i suoi stati. Il Senato Veneziano, per sostenere i diritti

patriarcali, incaricava presso la santa Sede con apposita missione

Francesco Foscari, il quale partì di Venezia nell'agosto del 1748.

Evvi l'antica tradizione, avvalorata anche da' Padri, che san Marco

predicato abbia ai popoli di Aquileia il vangelo, quindi sembra bene

adatta la idea che si rappresenti il Doge a' piedi del Santo in atto

di supplicarlo a sostenere il diritto dei successori di lui nel

Patriarcato stesso, diritto che allora cogli Imperiali dividere

volevasi. Le vertenze e le discussioni di Roma continuando, né ancora

bene stabiliti i confini de' rispettivi diritti delle due

metropolitane arcivescovili diocesi di Gorizia e di Udine, che dalla

divisione della Patriarcale Basilica di Aquileia sorgere dovevano,

nell'anno nono del suo reggimento il Doge ordinava, che nel diritto di

quella Osella il santo Evangelista coniato fosse in atto di

allontanarsi dalla terra e fra le nubi soffermarsi, con la sinistra

mano distesa sulla testa del Doge a' suoi piedi genuflesso, di sua

protezione assicurandolo, mentre tiene nella destra il libro degli

Evangeli aperto, ed il Leone mezzo accosciato mostrasi in atto di

minacciare alcuno dietro alle sue spalle. La inscrizione non varia

dalle altre: [SC[S. M. V. PETRVS. GRIMANVS. DVX.]SC], e nell'esergo [SC[G.

G. L.]SC] da interpretarsi per Gian Girolamo Longo, che era il massaro

all'argento. Si riporta pure in questa quinta tavola a comodo degli

osservatori la leggenda del rovescio, ch' è la consueta [SC[PETRI.

GRIMANI. PRINCIPIS. MVNYS. AN. IX.]SC], 1749, inchiusa fra due rami di fiori

che la corona ducale sorreggono ([I[lett]I]. d). Non ancora del tutto

composta la questione sulla giurisdizione delle nuove sedi

arcivescovili dal Patriarcato di Aquileia provenienti, il Doge

credette opportuno di continuare a prendere lo stesso argomento per

soggetto della sua decima Osella: quindi nel rovescio di essa si fece

rappresentare ginocchioni illuminato dai raggi superiori, che dal

cielo sul di lui capo discendono, in faccia ad un altare, dietro il

quale evvi il Santo che sull'ara il libro de' suoi Evangeli aperto gli

mostra, indicando con la destra mano la volontà del Signore, ed il

Leone che dietro il Santo respiciente di faccia riposa, col solito

motto intorno [SC[S. M. V. PETRVS. GRIMANI. D.]SC], e al di sotto il nome

del massaro [SC[Z. B.]SC] Zuanne Balbi ([I[lett]I]. e). Questa però è

l'ultima Osella che il Patriarcato di Aquileia risguarda, essendosi

nel luglio dell'anno 1751 col mezzo di pontificio breve decretato, che

l'attuale Patriarcato fosse in due metropolitane arcivescoli sedi

diviso, ritenendosi tuttavia nel vivente Patriarca e Cardinale Delfino

il primitivo titolo, e conservando al Senato la nomina

dell'Arcivescovo di Udine. Così decise la saggia mente del sommo

Pontefice Benedetto XIV. L'undecima ed ultima Osella del Doge Pietro

Grimani porta nel diritto il Doge ginocchioni innanzi all'altare

dell'Annunziata Vergine, che in un quadro fra due colonne rinchiuso, e

da due angioletti fregiato, rappresentata si vede, e nel lato opposto

pur genuflesso san Marco ed il Leone che giace in riposo fra loro. Il

motto intorno è [SC[S. M. V. P. GRIMA. D.]SC], e nell'esergo il nome del

massaro all'argento, che in quell'anno era Alvise Barbaro [SC[A. B.]SC]

([I[lett]I]. f). Questo conio non può essere relativo, che al giubileo

pubblicato nell'anno 1751, il quale per Venezia il suo principio ebbe

nel giorno appunto dell'Annunziazione della Vergine, principale

proteggitrice della Repubblica. Di là a pochi giorni il Doge Pietro

Grimani, da grave malattia sopraffatto, fu al sepolcro condotto.

[T1] FRANCESCO LOREDANO.

A. 1752 ([SC[TAV]SC]. V e VI).

Il successore di lui Francesco Loredano al primo scrutinio de'

quarantuno elettori dalla maggiorità de' voti eletto riusciva,

quantunque a competitore mostrato si avesse il Procuratore Giovanni

Emo. Quegli più volte la carica di Provveditore generale dell'armata

nelle provincie coperto aveva, e spezialmente nell'importante

occasione dell'armata neutralità della Repubblica per la guerra di

successione. Molte delle Oselle di questo Doge, siccome coniate negli

anni in cui la Veneziana Dominazione i proprii diritti civili in

faccia alla santa sede sosteneva, così in pari tempo la religione e la

pietà della Repubblica dimostrano. Di fatti il nuovo Doge dal suo

cognome l'argomento prendendo, ché quasi dall'etimologia della parola

poteasi il di lui casato supporre dalla città di Loreto derivare,

imprimere si fece nel rovescio della prima Osella in ginocchio col

berretto ducale deposto innanzi ad un altare sul quale evvi la Vergine

col bambino Gesù in braccio, e presso ad essa S. Marco, che tiene il

libro degli Evangeli aperto sull'ara appoggiato, e con la destra

distesa verso un calamaio con la penna, come scrittore di quelli, ed

in mezzo il Leone che riposa respiciente di faccia sopra un suolo di

marmi intrecciato. Le parole intorno suonano [SC[S. M. V. FRANC. LAVRED.

D.]SC], e nell'esergo [SC[G. A. C.]SC], che indicano il nome del massaro

all'argento Giacopo Antonio Contarini. Nel diritto poi la solita

leggenda: [SC[FRANCIS. LAVREDANI. PRINCIPIS. MVNVS. AN. I. 1752.]SC]

([I[lin]I]. 4, [I[lett]I]. a), da un fregio rinchiusa, rovescio che si

conserva nell'anno seguente. Nel rovescio della seconda dando un nuovo

saggio della pietà e della religione del Doge, lo si mostra caldamente

raccomandarsi alla Vergine santissima, ed al principal Protettore

nelle vertenze insorte con la santa sede, e si presenta genuflesso con

berretta deposta ai piedi della beata Vergine col Bambino in grembo,

che è in un quadro da quattro angioletti sostenuto in forma di

cariatidi con fregi di vasi e di fiori, mentre dall'altro lato trovasi

l'Evangelista che lo benedice, con ai piedi il calamaio, e nel mezzo,

sul terreno intrecciato di marmi, il Leone che riposa. Il solito motto

intorno [SC[S. M. V. FRANC. LAVRED. D.]SC], e sotto [SC[S. B.]SC] Stefano

Barbaro massaro ([I[lett]I]. b). Niuna particolare circostanza volendo

il Doge ricordare nella Osella dell'anno terzo, riprese nel diritto

l'ordinario antico conio col santo Evangelista seduto in atto di

benedire il Doge genuflesso, che dalle mani di lui il vessillo della

Repubblica riceve con le usitate parole: [SC[S. M. V. FRANC. LAVREDANO.

DVX.]SC], e nell'esergo [SC[V. A. C.]SC] cioè il nome del massaro

all'argento di quell'anno, Ulisse Antonio Corner. Quantunque nel

rovescio si conservi la consueta leggenda, pure alcune alterazioni

vedendovisi e nella forma delle parole, che più maiuscole si mostrano,

e nella ducale corona di niun fregio ornata, utile si credette di

riprodurlo, abbenché nessuna causa di questa alterazione addurre si

possa; [SC[FRANCIS. LAVREDANI. PRINCIPIS. MVNVS. AN. III. MDCCLIV.]SC]

([I[lett]I]. c). Ad un quadro, nel quale la nascita del bambino Gesù

fra gli animali nel presepio si raffigura, con l'adorazione degli

angeli, sostenuto e fregiato da colonne in luogo di cariatidi, ed

altri ornamenti, dirigonsi le preci del Doge ginocchioni, deposto il

berretto sul suolo, mentre dal lato opposto il santo Evangelista si

vede in atto pure di adorazione, ed in mezzo il leone in piedi col

libro fra le zampe aperto, e col capo al Santo rivolto. Il diritto

della quarta Osella conservando il solito motto [SC[S. M. VENET. FRANC.

LAVREDAN.]SC], e sotto [SC[A. D.]SC] il nome del massaro Antonio Diedo,

mostra in un quadro la nascita del Bambino adorato dagli Angeli e al

di sotto di questo il santo Protettore che inginocchioni dà la

benedizione al Doge il quale è pure in ginocchio col berretto deposto

e fra loro il leone col libro aperto. L'essere sul rovescio di questa

Osella una Pace alata che nella sinistra mano un ramo di ulivo porta e

nella destra il ducal corno, è il motivo per cui si è creduto di

riportare di essa pure l'impronta [SC[FRANCIS. LAVREDANI. PRINCIPIS. MVNVS.

AN. IV. MDCCLV.]SC] ([I[lett]I]. d). Nessuna trattativa di pace a vero

dire in quell'anno le storie nostre alla Repubblica assegnano, quindi

non si potrebbe con certa conoscenza asserire, quale oggetto fosse

preso di mira; e solo si può alludere o allo stato di pace in cui

trovavasi allora la Repubblica, o all'armonia interna del governo,

dappoiché era stato conchiuso un trattato di confinazione nel

Bergamasco e Milanese, tra la Repubblica di Venezia e Sua Maestà

l'imperatrice e regina Maria Teresa d'Austria. Il conio del quinto

anno offre una delle allegorie che la Chiesa adopera verso la Vergine

santa, qual è quella del vaso, e questo la Vergine sostiene,

contornata da Angeli, due dei quali danno fiato alle trombe, e nel

corpo del vaso è scritto [SC[VAS. ONORABILE.]SC], ([I[sic]I]), e al

disotto del vaso, nel lato destro, san Marco che riposa sul terreno

seduto a cui dietro il Leone di fronte, e nel lato sinistro il Doge in

ginocchio con la ducale berretta sul suolo deposta, e nell'esergo

[SC[F. T.]SC] Francesco Trevisano massaro, conservando nel contorno

[SC[S. M. V. FRANC. LAVRED. DVX.]SC], il che pure non è che un semplice

saggio della divozione del Doge verso la santa Vergine ([I[lett]I].

e). Altra prova pure della stessa pietà dimostrata vedesi dal Doge nel

diritto della sesta Osella, nella quale non si volle allontanare dagli

emblemi e dalle allegorie dalla Chiesa usate nel rappresentare la

Vergine, indicandocela sotto la invocazione di [SC[FOEDERIS. ARCA]SC].

Infatti vi si osserva un Angelo che sostiene l'arca della salute in

cui evvi quella leggenda, e sulla quale poggia la Vergine che tiene le

braccia aperte, ed intorno sonovi colonne ed archi che la racchiudono,

mentre nel lato destro sul suolo il santo Evangelista, con un

ginocchio piegato, il Doge benedice, che nel lato opposto ginocchioni

si mostra col berretto sul terreno, e la faccia del leone a tergo del

Santo. Il lavoro del suolo sembra di opera vermicolata. Le parole

intorno sono: [SC[S. M. V. FRANC. LAVRED. D. V.]SC], e sotto [SC[G. B.]SC]

che sono le sigle iniziali di Girolamo Bonlini massaro ([I[T]I]. VI,

[I[lin]I]. 1, [I[lett]I]. f). Niun avvenimento chiamando l'attenzione

delle storie in questi anni, gli archeologi non hanno motivo di

conghietturare qual cosa dirigesse il Doge nella scelta della impronta

da fissarsi nell'anno settimo, e solo una perenne dimostrazione della

sua religiosa devozione verso i principali proteggitori della patria,

che ei volle indicati anche in questa Osella. Quindi in essa effigiata

vedesi la immacolata Concezione della Vergine in un quadro con due

Angioletti che lo sorreggono, ed il san Marco nel lato destro in piedi

in atto di mostrare ai riguardanti la Vergine, mentre il Doge, col

berretto ducale deposto, è in atto di adorarla, ed il Leone fra loro

riposa. Anche in questa Osella sembra il suolo vermicolato. L'usitata

inscrizione si legge d'intorno: [SC[S. M. V. FRANC. LAVRED. DVX.]SC], e

nell'esergo [SC[F. A. B.]SC], che intender si deve per Francesco

Antonio Bonlini massaro ([I[lett]I]. g). Ai tre di maggio dell'anno

1788 cessò di vivere il grande pontefice Benedetto XIV, che portò il

lutto in tutta la Cristianità. A minorare però il rammarico che ne

provavano anche i Veneziani, dopo una sede vacante di due mesi e tre

giorni fu al soglio pontificio inalzato il Cardinale Carlo Rezzonico

veneto patrizio e Vescovo di Padova, che assunse il nome di Clemente

XIII. Grandissime furono le dimostrazioni di gioia e di allegrezza per

sì avventuroso innalzamento ordinate. Otto ambasciatori al nuovo

pontefice fra i più illustri cittadini si nominarono; dal Senato

lettere gratulatorie sopra la creazione sua si scrissero; il Consiglio

Maggiore a Procuratore di san Marco soprannumerario, che era la

seconda dignità della Repubblica, il fratello di lui elesse; ed affine

di dare un nuovo attestato della pubblica letizia, il Senato, dietro

le rimostranze avanzate dal nuovo pontefice nei primi giorni della'

sua esaltazione, s'indusse a ridurre il decreto 7 settembre 1754, il

quale avea dato motivo di discussioni e di rammarico all'antecessore

di lui. Grato il pontefice a simili contrassegni di devozione

religiosa verso di lui, nell'anno appresso della sua elezione spedì in

dono alla Repubblica una Rosa d'oro da lui benedetta. Il Doge prese

argomento dall'innalzamento del Pontefice e dalla Rosa ricevuta per

coniare la Osella dell'ottavo suo anno. Nel diritto infatti vedesi la

figura della Religione sopra un'ara seduta in trono col calice nella

destra e l'albero salutifero della Croce nella sinistra, mentre nel

destro lato l'Evangelista col ginocchio piegato e col libro aperto

sull'ara poggiato si mostra, avendo ai suoi fianchi il Leone ed in

faccia a lui il Doge ginocchioni con la berretta ducale sul suolo, ed

intorno le parole: [SC[S. M. V. FRANC. LAURED. PRINC. MVNVS. AN. VIIII.]SC], e

nell'esergo [SC[P. P.]SC] Pietro Pasta massaro. Nel rovescio l'impronta

della Rosa d'oro col motto intorno: [SC[ROSA. SVPER. RIVOS. AQVARVM.]SC], e

sotto l'anno [SC[MDCCLIX.]SC] ([I[linea]I] 1, [I[lett]I]. h). Cinque

Rose d'oro si conservavano nel Tesoro della ducale Basilica di san

Marco dai sommi pontefici in varie epoche alla Veneziana Repubblica

spedite in dono, e tutte ne' giorni solenni sull'altar maggiore

esponevansi, e tutte dopo la cessazione della Veneziana Signoria con

altri preziosissimi oggetti da quel Tesoro sparirono; se non che il

sommo pontefice Gregorio XVI con sovrana munificenza conceder volle

nell'anno 1834 una nuova Rosa da lui benedetta, come un testimonio

della sua benevolenza verso questa patriarcale e metropolitana

Basilica, e verso tutta questa devota popolazione. Detta Rosa sorpassa

tutte le altre per ricchezza e per leggiadria di lavoro, ed essa pure

attualmente è riposta fra i resti preziosi di quel Tesoro. Nella

Osella dell'anno nono il Doge Loredano ricordar volle il rifacimento

da più anni incominciato della torre dell'orologio nella gran piazza

di san Marco sotto la direzione dell'architetto Audrea Camerata,

terminato solamente nella stagione dell'Ascensione del Signore

nell'anno 1760. Il meccanismo dell'orologio fu in pari tempo riformato

dal valente meccanico ed ingegnere Bartolomeo Ferracina di Bassano,

del quale più altre opere esistono, che gli meritarono l'onore della

statua alla sua memoria inalzata. Nel diritto di questa Osella vedesi

la Repubblica, rappresentata da una donna sur un trono seduta,

poggiando la sinistra mano sopra la testa di un Leone che a' suoi

piedi riposa, mentre dal lato stesso evvi la mezza figura di un uomo

con riga e compasso fra le mani, e nell'altro lato evvi il cavalletto

e la tavolozza dei pittori, ed ai piedi la squadra e lo scalpello

degli scultori, col motto intorno: [SC[MATER. ET. ALTRIX. ARTIVM.

STVDIORVMQ.]SC], e nell'esergo [SC[G. A. S.]SC] essendo massaro Girolamo

Antonio Soranzo, che varia in alcune. Nel rovescio poi evvi la

facciata della torre dell'orologio con le annesse fabbriche e le

parole intorno: [SC[FRANC. LAVREDANI. PRINC. MVNVS. A. IX. 1760.]SC]

([I[lett]I]. i). Che l'autore di questa rifabbrica fosse Andrea

Camerata, e non già Tommaso Temanza, chiaramente si riconosce dalle

determinazioni de' Procuratori della chiesa di san Marco, ai quali era

pure affidata la cura delle pubbliche costruzioni nella periferia

della piazza. Si conservano queste negli archivii della Fabbricieria

di S. Marco ed in esse evvi l'ordine scritto che al Camerata questo

rifacimento affidavasi; il che pure confermavano ed il Galliciolli ed

il Selva, mentre l'altro erudito nostro sig. Francesco Negri nella sua

vita del Temanza a questo celeberrimo architetto una tal opera

attribuiva, opera che, quantunque incontrato abbia satire e critiche

da alcuni begli ingegni di que' giorni, ebbe però altresì encomiatori

e difensori prestantissimi. A questo luogo sarà opportuno il

considerare che questa Osella, la quale rappresenta e le insegne delle

belle arti, ed il rifacimento della torre dell'orologio, fu pure la

prima che coniossi nella Veneta Zecca col mezzo del torchio accolto in

Venezia con decreto del Senato 15 marzo 1755, mentre in quell'anno

appunto erasi incominciato a coniare il tallero col torchio destinato

specialmente per le Provincie Oltremarine. Ottenuta ai 16 di luglio

1761 la beatificazione e canonizzazione del Cardinale Gregorio

Barbarigo patrizio Veneto e vescovo di Padova, per pubblico comando ai

quattro di settembre del detto anno dal corpo del Beato, nella

cattedrale di Padova deposto, la sua terza costa legittima si

estrasse, la quale collocata venne sur una mensa quadrilatera di

finissimo oro contesta, da due angioletti sostenuta, tra specchi

rinchiusa, ed ornata delle vescovili insegne e del Leone di san Marco,

e in dono fu spedita al pontefice Clemente. A tale oggetto portossi in

Roma monsignor Paolo Foscari, allora Canonico della cattedrale di

Padova, e di là ritornò col titolo di Cameriere Secreto di sua

Santità, e pochi anni appresso inalzato venne a Primicerio della

ducale Basilica di san Marco, chiudendosi anzi con la sua morte la

serie de' Primicerii. Un tal dono dal Governo inviato al Pontefice

diede argomento al Doge di farlo riprodurre nell'Osella dell'anno

decimo, nella forma stessa più sopra indicata, e con la epigrafe:

[SC[BEATI. GREG. BARBADICI. CARD. COSTA.]SC], e nell'esergo [SC[Z. D.]SC]

cioè Zuanne Dolfin massaro ([I[lett]I]. k). Questo fu l'ultimo

donativo del Doge Loredano, il quale, già da quattro anni per

infermità al letto ridotto, morì nel maggio del 1762.

[T1] MARCO FOSCARINI.

Illustrazione delle medaglie dei dogi di Venezia denominate Oselle Edizione seconda con correzioni ed aggiunte · 第 39 / 43 题