A. 1700 ([SC[TAV]SC]. IV).

Il Doge Alvise Mocenigo, della famiglia che abitava nella parrocchia

di sant'eustachio, volgarmente detta [I[S. Stae]I], dovette il proprio

inalzamento, succeduto ai 16 di luglio dell'anno 1700, a' suoi meriti

singolari ed all'esimie sue virtù. Tre Procuratori di san Marco,

Giovanni Donà, Angelo Diedo e Marc'Antonio Barbarigo, tra loro

disputavano dell'onore del principato, ed uniti i quarantuno elettori,

ciascuno a gara cercava di abbattere l'avversario, e rimanere eletto.

Ma invano, ché niuno oltrepassare poteva il numero di venticinque voti

favorevoli dalle leggi fissato per le elezioni. Il Procuratore Donà,

uno de' concorrenti, il quale trovavasi pur anche nel numero degli

elettori, spinto da interno volontario moto, siccome alcuna

manoscritta memoria il riporta, propose di rinunziare i proprii

favorevoli voti a pro' di Alvise Mocenigo, Senatore prestantissimo.

Questa sua proposizione fu dagli elettori accolta, e trovossi con

sorprendente unanimità il Mocenigo prescelto. A sì improvvisa elezione

alluder volle il nuovo Doge nella Osella, che nel primo anno del suo

principato ai nobili distribuì. Nel diritto di essa, come in tutte le

altre successive del suo ducato, ritenne l'antica consueta impronta di

S. Marco che seduto benedice il Doge ginocchioni mentre il pubblico

stendardo gli consegna con le parole [SC[S. M. V. ALOY. MOCENI. D.]SC], e

sotto [SC[AN. I.]SC] Nel rovescio poi vedesi la Fortuna, a cui infranta

da uno scagliato fulmine celeste la volubile ruota, precipita, ed ha

intorno il motto: [SC[DOMINI. EST. ASSVMPTIO. NOSTRA.]SC] ([I[lin]I]. 2,

[I[lett]I]. a), relativa appunto alla straordinaria elezione avvenuta.

La guerra nell'Italia ardeva nel 1701 rotta per la successione al

trono delle Spagne dall'imperatore al re di Francia, che il testamento

sosteneva del defunto re delle Spagne, ed il Senato Veneziano

dichiarato aveva la neutralità de' proprii stati, per garantire i

quali con un'armata di ventiquattromila uomini si pose in istato di

farsi dalle belligeranti potenze nelle proprie provincie rispettare,

benché a vero dire le armate gallo-ispane ed austriache occuparono a

loro piacere, e secondo che per le circostanze loro conveniva, le

piazze de' Veneziani. Il Doge adunque nella seconda sua Osella indicò

nel rovescio il partito dal Senato preso nelle attuali combinazioni di

guerra, e fece rappresentare un Leone che giace sul suolo, ma ad occhi

aperti, con la leggenda [SC[OCVLIS. CVBAT. APERTIS.]SC], e nell'esergo

[SC[ANN. II.]SC] ([I[lett]I]. b). Avevasi tentato nell'anno terzo di

questo Doge d'infrangere la neutralità del mare Adriatico, entrandovi

una squadra francese per intercettare i convogli imperiali che da

Trieste a provvedere le armate del principe Eugenio di Savoia

uscivano. Il Veneto Senato fece presso le due corti le più forti

proteste, dichiarando che, qualora alcun riguardo non si avesse avuto

alla sua neutralità, vedrebbesi obbligato ad impiegare la forza.

Queste dichiarazioni presso le due potenze il bramato effetto

produssero. Il Doge allora nel rovescio della terza Osella coniar

facendo un Leone alato che poggia con le zampe di dietro sul mare, e

tiene nella destra zampa d'innanzi una spada, su la quale una serpe si

avvolge e si attortiglia, alluder volle alla prudenza ed alla forza

usata dal Senato nel sostenere i suoi diritti. Il motto intorno

[SC[PRVDENTIA. ET. FORTITVDO.]SC] lo conferma espressamente ([I[lett]I].

c). La naturale conseguenza dello stato di guerra, in cui trovavansi

le potenze confinanti, era quello sciame di pirati, che, usciti dal

porto di Segna, con l'antico nome di Uscocchi, il commercio de'

Veneziani infestavano. Relativo appunto a ciò il rovescio della quarta

Osella si mostra, nel quale il Leone armato di sguainata spada col

libro aperto fra le zampe è dalle parole circoscritto [SC[SVORVM. IVRA.

TVETVR.]SC] e sotto [SC[ANN. IIII.]SC] 1703. ([I[lett]I]. d). Succeduta

nell'anno 1704 una sollevazione a Costantinopoli per la quale deposto

Mustafà Gran Signore de' Turchi, fu pel mezzo del Gran Visir

proclamato imperatore Achmet fratello minore di Mustafà, questi mostrò

con somma premura il desiderio di conservare la pace con l'imperatore

di Germania e con la Repubblica di Venezia. Spedì a questa Mustafà Agà

dei Giannizzeri, per parteciparle la sua esaltazione, ed egli,

condotto alla pubblica udienza del Doge e della Signoria, nel pien

Collegio due lettere presentò, l'una del Sultano e l'altra del primo

Visir, nelle quali erano espressi sentimenti di amicizia e

d'inclinazione e propensione per la pace. Il Senato Veneziano aveva

già spedito a Costantinopoli il Cavaliere Carlo Ruzzini, che fuvvi

accolto con onori distinti. A questi lieti avvenimenti è relativo il

rovescio della quinta Osella, nella quale vedesi una Rosa aperta sul

suo stelo, divisa questa della famiglia Mocenigo, in faccia ad una

mezza Luna, insegna della Porta Ottomana, contornata di stelle con la

leggenda: [SC[MAGIS. REDOLET. LVNA. SERENA.]SC], e sotto [SC[ANN. V.]SC]

([I[lett]I]. e). Continuando nell'anno sesto del Doge Mocenigo la

guerra in Italia, e riconoscendo sempre più necessario il tenere

difese le città e le terre murate dalle incursioni e dalle scorrerie

delle estere truppe, il Senato aumentato aveva le proprie forze anche

nel rigore del verno dell'anno 1705, stabilendo un'alleanza difensiva

con due Cantoni Svizzeri, che tenessero alle armi apparecchiati

quattromila uomini di agguerrite truppe, non che con la lega dei

Grisoni. Ciò diede motivo al rovescio della sesta Osella, nel quale

evvi una Rosa fiorita in mezzo ad altri arbusti, spogli questi delle

loro foglie, col motto intorno [SC[ETIAM. RIGENTE. HYEME. VIRESCIT.]SC], e

sotto [SC[ANN. VI.]SC] Abbenché il diritto della Osella dell'anno sesto

del Doge Mocenigo non abbia dagli altri variazione alcuna, pure ho

creduto utile di riprodurlo a comodo de' lettori nella nuova tavola.

Esso offre il Doge ginocchioni che riceve dal santo Evangelista in un

con la benedizione il pubblico stendardo, ed ha intorno le solite

parole: [SC[S. M. V. ALOYSIVS. MOCENIGO. D.]SC], e nell'esergo [SC[B. C.]SC]

2.°, che è Benedetto Civran secondo massaro all'argento: anche su

questo nome v' è qualche variante ([I[lin]I]. 3, [I[lett]I]. f). La

vigilanza del Veneto Senato nell'anno 1706 verso tutti i propri

dominii, in particolar modo si estese a quella parte che più esposta

alle belligeranti potenze si trovava; quindi fu ordinato a Giorgio

Pasqualigo, Provveditore straordinario in Peschiera, di tener pronte

ed equipaggiate tre galeotte nel Lago di Garda, per ritenerne e

conservarne il possesso. Da questo fatto il Doge prese argomento per

far coniare il settimo rovescio della sua Osella, ed imprimere vi fece

una nave sul cui cassero pose il Leone rampante, che con la zampa

diritta d'innanzi la spada brandisce, e con la sinistra il pubblico

vessillo, e la inscrizione: [SC[EMERGIT. VIGILANTE. LEONE.]SC], e sotto

[SC[ANNO. VII]SC]. ([I[lett]I]. g). Perduti gli stati dei duchi di

Mantova e della Mirandola, non che del Principe di Castiglione delle

Stiviere, in Venezia si rifuggirono, ove tranquilla pace godevasi, e

vennero accolti come quelli che della patrizia nobiltà fregiati erano,

ed anzi a questi due ultimi, sotto specie di condotte militari, dalla

pietà pubblica furono assegnati stipendii pel loro sostentamento. A

questa circostanza volle alludere il Doge col rovescio della ottava

sua Osella, sul quale vedesi la Pace in una donna effigiata con ramo

di ulivo in mano, seduta all'ombra di altra regal donna, che nella

diritta mano la spada, e nella sinistra in bilico la bilancia tiene

con la leggenda intorno: [SC[QVIESCIT. IN. SINV. MEO.]SC], e nell'esergo

[SC[ANNO. VIII. 1707.]SC] ([I[lett]I]. h). Le vicende della guerra

portando le armate ed alcuni corpi staccati ad invadere le provincie,

e commettere atti crudeli verso i tranquilli e pacifici cittadini del

Veneziano Governo, obbligarono il Senato ad ordinare al generale conte

di Stenau, che le armi venete col titolo di generale supremo dirigeva,

di uscire in campagna con le sue forze, invigilando che nelle

provincie difese dalle pubbliche armi non entrassero milizie

straniere. Tale nuova politica misura condusse il Doge a fare

imprimere nel rovescio della nona sua Osella una Rosa fiorita, insegna

della famiglia Mocenigo, armata in tutte parti di spine con la

inscrizione: [SC[SOLVM. PROVOCATA. FERIT.]SC], e sotto [SC[ANNO. VIIII.]SC]

1708. ([I[lett]I]. i). Qualche differenza osservasi nella numerazione

di queste Oselle fatta dall'Abate Palazzi nelle annotazioni poste alla

orazione funebre di questo Doge, nelle quali viene preso in iscambio

l'anno sesto pel settimo. Nell'ultimo anno di questo Doge Federico IV

re di Danimarca e di Norvegia, sotto il titolo di conte di Oldemburgo,

a Venezia arrivò, e lungamente vi si trattenne, ovunque festeggiato ed

accolto con la onorificenza dovuta a sì gran principe; ma il Doge

Mocenigo pochi mesi appresso cessò di vivere, né ebbe agio a ricordare

nella Osella di quell'anno sì celebre accoglimento.

[T1] GIOVANNI CORNER.

Illustrazione delle medaglie dei dogi di Venezia denominate Oselle Edizione seconda con correzioni ed aggiunte · 第 35 / 43 题