Alla morte di un Doge guerriero la patria bilanciare con equa lance
volendo i meriti de' suoi cittadini, nella persona del successore di
lui Silvestro Valiero, al Doge Bertucci figliuolo, premiare volle le
virtù di un esimio magistrato e di un suo illustre rappresentante e
ministro presso le corti straniere. Fautore e proteggitore delle
lettere e degli studii, coprendo il magistrato di riformatore degli
studii, la Università di Padova sostenne e favorì, e quell'antica
Accademia Delia, nella quale varii esercizii cavallereschi a que'
tempi tenevansi, in ogni forma protesse. Eletto nel febbraio dell'anno
1694, sotto gli auspizii del nuovo Doge nella Dalmazia la fortezza ed
il paese di Narenta conquistavasi, mentre nell'arcipelago una delle
più belle e deliziose isole, Scio, in potere de' Veneziani
assoggettossi. Il Doge nella prima Osella da lui a' nobili distribuita
ambedue questi fatti rammenta. Nei diritti di questa e delle altre
successive conservò la effigie del santo Evangelista, che seduto
benedice il Doge genuflesso, e del pubblico stendardo lo presenta con
le parole: [SC[S. M. V. SILVESTER. VALERIO. D.]SC], e nell'esergo [SC[ANNO.
I]SC]. Nel rovescio della prima vedesi, nell'alto, la insegna
gentilizia del Doge, ch' è l'Aquila del berretto ducale coronata, la
quale tiene nel rostro la leggenda [SC[BONI. EVENTVS.]SC], con al di
sotto due isolotti, dai quali due palme sorgono col motto intorno
[SC[TERRA. MARIQ.]SC], a dinotare le imprese nella Dalmazia e
nell'arcipelago, e nell'esergo i nomi di [SC[CHIOS. NAR.]SC] ([I[lin]I].
1, [I[lett]I]. a) ad oggetto di sempre più particolareggiare i
conquistati paesi. Nel secondo anno di questo Doge niun pubblico
avvenimento offerendosi, la pietà verso il padre nel rovescio
dimostrò. Due Aquile cinte del ducale diadema, l'una dietro all'altra
il volo drizzando al sole, indicano che il padre avealo nella civile
carriera guidato, e dietro gl'illustri suoi esempi alla suprema
dignità era arrivato, il che pure spiega la epigrafe: [SC[EXEMPLO.
MONSTRANTE. VIAM.]SC] ([I[lett]I]. b). Nell'anno 1696 la Repubblica
sosteneva ancora con grave dispendio e con immenso coraggio la famosa
guerra della Morea; quindi, a denotare la pubblica fiducia nel ciclo
riposta, espresse nella terza Osella la costellazione del Leone, di
spada armato, e tutto per le stelle risplendente, ed intorno la
inscrizione: [SC[NEC. NUMINA. DESVNT.]SC] che spiega la confidenza nel
Nume ([I[lett]I]. c). Quasi eguale imagine, benché variamente
simboleggiata, si può riconoscere nel rovescio della quarta Osella,
nel quale un braccio coperto da una armatura di ferro inalza una croce
col motto: [SC[EX. PIETATE. FORTITVDO.]SC], e nell'esergo [SC[A. B.]SC],
Andrea Baffo massaro all'argento ([I[lett]I]. d). Quanto la pietà e la
religione di questo Doge in massimo grado risplendessero, e quanto la
di lui vigilanza e lo zelo pel migliore andamento delle ecclesiastiche
cose nella ducale chiesa alle sue cure affidate, volle nel rovescio
della quinta Osella dimostrarlo, ponendo un Leone rampante alla
custodia di una chiesa con le parole [SC[EXCVBAT. ARIS.]SC] ([I[lett]I].
e). La scelta ed elezione del gerarca del clero ducale dovette più
volte occupare le sue cure, imperciocché que' primicerii che egli
nominava dalla santa Sede erano poi a' vescovadi promossi ed
innalzati, quindi indicar volle la propria diligenza ed attenzione per
la maggior gloria di Dio e della sua chiesa. Nelle acque di Metelino
le armate de' Veneziani battuto avevano la flotta nemica, mentre nelle
pianure dell'Ungheria le armate di Cesare e degli alleati riuscivano
ovunque vittoriose in modo, che, dichiaratesi mediatrici e
l'Inghilterra e la Olanda, e risvegliata l'attenzione dell'Austria per
la incerta successione al trono delle Spagne, nel Congresso di
Carlowitz della pace comune si convenne. Per essa alla Repubblica
conservossi il possedimento della Morea dall'istmo di Corinto fino
all'isola di Egina da un lato e quella di santa Maura dall'altro, con
Castel Nuovo all'ingresso del canale di Cattaro e di Rizzano, e nella
Dalmazia le fortezze di Sing, Knin e di Narenta. Ad una pace sì
vantaggiosa conchiusa nell'anno 1699 alludesi nel rovescio della sesta
Osella, nella quale una colomba si mostra coi rami di ulivo fra i
rostri. che svolazza col motto: [SC[VICTRIX. CAVSA. DEO. PLACVIT.]SC]
([I[lin]I]. 2, [I[lett]I]. f). Chiuse il Doge i suoi giorni lasciando
alla patria il bel dono della pace e della tranquillità. A questo
luogo mi viene in acconcio di osservare che, non ostante il decreto
del Maggior Consiglio dell'anno 1645, col quale la incoronazione delle
mogliere de' Principi si proibiva, come non necessaria, pure la
consorte di Silvestro Valiero della ducale berretta era stata
decorata. Nel dì della sua incoronazione a' nobili distribuì una
medaglia propria, nel diritto della quale vedesi il busto di lei, del
velo e del berretto ducale fregiato, mentre nel rovescio leggesi:
[SC[MVNVS. ELISABETH. QVIRINÆ. VALERIÆ. DVCISSÆ. VENETIAR.]SC] 1694. (Tav. VII).
Quantunque impropriamente si desse il nome di Osella a questa medaglia
della Dogaressa Elisabetta Querini Valier, egli è difatto che il peso
di essa è di grani duecento e otto; e quindi assai maggiore delle
altre Oselle dei Dogi, che conservavano il peso di cento ottantanove
grani. La Valiera fu l'ultima consorte del Principe, che questo onore
ricevette, mentre nella vacanza di lui fu da' Correttori proposto, e
nel Consiglio Maggiore dei 13 luglio 1700 il partito preso, col quale
il suespresso riconfermandosi, solennemente alle Dogaresse la
incoronazione vietavasi, non che l'uso della ducale berretta,
l'accettazione delle visite degli ambasciatori, Consigli e Collegi,
ritenuto il costume di farsi accompagnare dalle più vicine parenti,
oltre le persone del proprio servizio, come pure l'uso del velo e
delle vestimenta d'oro e d'argento, che alle altre donne dalle leggi
suntuarie erano proibite. A giusta e conveniente lode del Doge Valiero
deggio conchiudere com'egli era a' buoni studii inclinato con la sua
ultima testamentaria disposizione ordinando, oltre ad altri
ragguardevoli legati a favore della patria, che dal suo peculio
fossero mille ducati alla pubblica Biblioteca consegnati per
l'acquisto di una opera straniera che le mancasse.
[T1] ALVISE MOCENIGO.