Succedette a questo nel giorno sedici d'ottobre di quell'anno Domenico
Contarini di san Benedetto, il quale, ornato di tutte le virtù civili
e morali, tanto più parve degno del grado, quanto che in ricusarlo
impiegò tutte le arti che dagli altri soleansi praticare per
ottenerlo, onde, tratto a forza dalla quiete domestica e dall'ozio
modesto in cui fuori della città si trovava, fu portato al trono con
l'applauso che giustamente accompagna coloro che meritano più ed
ambiscono meno le porpore ed i diademi. Nei sedici anni del suo
principato tre volte cangiò il conio dei rovesci nelle sue Oselle,
conservando sempre nel diritto il santo Marco seduto che dà al Doge in
ginocchio con la benedizione lo stendardo della Repubblica con le
parole: [SC[S. M. VEN. DOMIN. CONTAR. D.]SC], e nell'esergo [SC[M. A.
S.]SC], cioè Marco Aurelio Soranzo massaro. Negli anni primo, secondo,
quarto, quinto, sesto, settimo ed ottavo, il rovescio rappresenta la
Giustizia con la spada e la bilancia nelle mani, seduta in mezzo a due
leoni. Sorge alla destra di lei un ramo di ulivo con le parole:
[SC[OPVS. JVSTITIÆ. PAX.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] ([I[lin.]I] 2,
[I[lett.]I] a). Nell'anno terzo una Vittoria alata, che, tenendo con
la sinistra la palma, riceve un ramo di giglio dalla Pace, la quale ne
ha essa stessa uno nella sinistra. Si legge nel contorno: [SC[VOLVNT.
HOC. PIGNORE. IVNGI.]SC], e sotto [SC[A. III.]SC] ([I[lin]I]. 3,
[I[lett]I]. b). Negli anni nono e decimo, nel centro di una stella
radiante, evvi la Vergine col Bambino in braccio, e la epigrafe
intorno: [SC[SIT. TVTA. HOC. SIDERE. CRETA.]SC], e sotto [SC[ANNO. VIIII.]SC]
([I[lett]I]. c). Ripigliasi poi nell'undecimo anno fino al sedicesimo
il conio della Giustizia, come nell'anno primo. Tutte tre queste
impronte sono relative alla feroce guerra di Candia dalla costanza
della Repubblica per ventiquattro anni sostenuta, nella quale epoca i
Veneziani apertamente dichiararono di non voler entrare in alcuna
negoziazione di pace col Turco, se le condizioni di questa basate non
fossero sulla giustizia e sulla equità. Ne' primi anni adunque il Doge
a questo principio della pubblica politica alludere volle. Nel terzo
anno poi del suo principato, avendo la Repubblica stretta l'alleanza
con Luigi XIV re di Francia, il quale aveva un soccorso promesso,
nella Osella di quell'anno coniar fece una Vittoria che con la Pace
stringe un ramo di giglio, ch' è la divisa di Francia, affine di far
conoscere che la Repubblica su questa alleanza fondavasi per ottenere
una pace durevole ed onorata. Negli anni poi nono e decimo, vedendo
che le armi francesi abbandonata aveano la difesa di Candia, e nulla
più sperando nell'umano soccorso, all'assistenza divina ed alla
Vergine e madre si rivolge, quell'isola raccomandando, che più non
poteva da forza umana essere sostenuta. Succedette finalmente nel 1669
la pace con la Porta Ottomana, ed ottenute per quanto si poterono
onorevoli condizioni, chiuse il Doge gli ultimi anni del suo ducato
con la prima impronta delle sue Oselle. Il valore delle Oselle di
questo Doge fu portato alle lire tre e due soldi.
[T1] NICOLÒ SAGREDO.