Ai 20 di gennaro del 1646 nella ducea Francesco Molino fu sostituito.
La guerra sotto il principato di questo Doge con esito incerto e
dubbioso infierendo, e piena la mente di lui della triste condizione
de' tempi, non lasciò di manifestarlo nelle nove Oselle da lui
distribuite. Figurar volle la Repubblica ad una nave agitata dalle
onde, ma illuminata da un celeste lume. Ne' sei primi anni riprese nei
diritti delle sue Oselle l'antico solito conio con le parole intorno:
[SC[S. M. VEN. FRANC. MOLINO. DVX.]SC], e nell'esergo [SC[I. A. B]SC]. cioè
Giovanni Alvise Battaja. Nel rovescio poi dell'anno primo fece coniare
una galera in mezzo alle acque, e sulla cima dell'albero di maistra
una fiammella di felice augurio col motto intorno: [SC[FVLGET. INTER.
FLVCTVS.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] ([I[lett.]I] a). La guerra
maggiormente inferocendo nell'anno secondo del suo ducato a grave
danno de' Veneziani, i quali però non si smarrirono, ma presso i
principi cristiani con lettere dirette al Pontefice, all'imperatore,
ai re di Francia e di Spagna la situazione delle cose rappresentando,
di ottenere tentarono qualche soccorso per la difesa di quel regno, il
quale, caduto che fosse nelle mani degli Ottomani, potea aprire a
questi barbari la porta per entrare negli altrui Stati più esposti al
nemico furore, nel mentre ch'eglino stessi con nuovi apparecchi
militari di rimettere il perduto procurarono. Egli è perciò che nel
rovescio delle Oselle di questo secondo anno rappresentò la galera
dalle acque burrascose quasi sommersa, rilucendo però sempre più viva
la fiamma sull'albero, quasi indicando, che, nei maggiori pericoli,
maggiore era il coraggio da cui il pubblico spirito animato veniva,
ripetendo lo stesso motto con l'[SC[ANNO. II]SC]. ([I[lett.]I] b). Le
variazioni portate nelle inscrizioni delle Oselle negli anni terzo,
quarto, quinto fanno successivamente conoscere, che le cose della
guerra ad essere meno sinistre incominciavano, e per i fatti nella
Dalmazia avvenuti, e per essere stato risolutamente respinto l'assedio
posto alla città di Candia, e perché chiusa alla flotta ottomana
l'uscita dallo stretto dei Dardanelli: cose tutte che le speranze
della Repubblica risvegliarono. Quindi nella inscrizione dell'anno
terzo si ricorda la fiducia del Governo nei lumi che dall'alto
venivano [SC[DNS. ILLVMINATIO. IN. HOC. SPERABO. ANNO. III]SC]. ([I[lett.]I]
c), come altresì in quella dell'anno quarto, in cui si dice che la
presenza della luce l'assistenza del Nume assicura: [SC[PERSTAT. LVMEN.
QVIA. NVMEN. ANNO. IIII.]SC] ([SC[TAV]SC]. III, [I[lett.]I] d). Lo stesso
palesando quella dell'anno quinto col motto: [SC[DVX. DVM. LVX. ANNO.
V.]SC] ([I[lett.]I] e) nella quale continuasi a mostrare la galera
pressoché sommersa dalle onde, ma la fiamma rendersi sempre più viva e
radiante. La Osella dell'anno sesto varia intieramente dalle altre nel
suo rovescio. Non v' è più la galea naufraga e periclitante, ma evvi
nell'alto un Sole, i raggi del quale, nel centro di uno specchio
raccolti, con la forza del loro fuoco abbruciano l'oste nemica, della
quale si veggono le insegne prossime a sommergersi, leggendovisi
intorno le parole: [SC[SVPERO. FERVENTE. FOVENTE. ANNO. VI.]SC] ([I[lett.]I]
f). Bella allegoria, tolta dal fatto di Archimede, che cogli specchi
ustorii abbruciò le navi romane nel porto di Siracusa, e che, sotto il
velame del raggio ripercosso, la vittoria de' Veneziani ricorda
riportata nelle acque di Paros ai dieci di luglio dell'anno 1651
contro i Turchi, che furono intieramente sconfitti, con la perdita di
undici navi ed una maona, rimaste in preda de' vincitori, oltre cinque
navi abbruciate, mille e cinquecento prigionieri, ed un immenso
bottino; vittoria, che ogni anno in tal giorno nella soppressa chiesa
di san Paterniano rammemoravasi. La medaglia dell'anno settimo offre
nel suo diritto una nuova testimonianza della pietà del Veneziano
Governo, impressa essendovi la immagine di sant'Antonio di Padova,
posta dietro la cattedra del santo Evangelista, il quale presenta al
Doge ginocchioni il pubblico vessillo col motto: [SC[S. M. V. GERMINAVIT.
LILIVM. FLOREBIT. ÆTERNO. FR. MOL. D.]SC], e nell'esergo [SC[Z. A. S]SC]. Zan
Alvise Salomon ([I[lett]I]. g). Nell'anno appunto 1652, che
corrisponde all'anno settimo del principato di Francesco Molino, il
Senato, per consolidare la pietà con le cure politiche, fra i santi
protettori di Venezia santo Antonio di Padova annoverò, ergendo per
voto un altare, nella chiesa di Santa Maria della Salute, al glorioso
santo Taumaturgo dedicato. Di Padova alle inchieste del Senato fu
accordata una porzione delle sue reliquie, e queste, portate con molta
onorificenza a Venezia, furono accolte e ricevute dal Doge, e
processionalmente trasferite nella suddetta chiesa, e riposte nel
nuovo altare, essendo rettore della Casa della Salute Gio. Francesco
Priuli. Il Conte Sartorio Orsato patrizio patavino lasciò stampata la
memoria di questo trasporto. I miracoli espressi nel rovescio di
questa Osella fatti da Mosè illuminato dal Signore a favor d'israele
allorché col percuotere della verga le acque dell'eritreo si aprirono
al passaggio dell'ebraico popolo, e la fiamma di fuoco che pel deserto
il condusse, con la leggenda intorno: [SC[HINC. SPERANS. NIL. ERRANS]SC].,
e nell'esergo [SC[ANNO. VII.]SC], sono una immagine della celebrità del
Taumaturgo Patavino, e quindi la confortante speranza, che non erra
colui che nel cielo confida. La vera pietà e religione che il
Veneziano Senato animava in mezzo alle calamità di una guerra
dispendiosissima, lo condusse a decretare anche la erezione di un
monastero di monache cappuccine con piccolo oratorio annessovi sotto
la invocazione di santa Maria del Pianto, da cinque cappellani
mansionarii uffiziato, i quali ogni giorno celebrassero le sante messe
per quelle anime del purgatorio, che de' suffragi mancassero, secondo
la pubblica intenzione; e per la chiesa a quei giorni eretta, fu fatta
dal Doge coniare l'Osella dell'anno ottavo, che nel suo rovescio
mostra il fuoco celeste che reprimeva il terreno; il che può alludere
alla grazia celeste implorata coi sacrifizii per estinguere le fiamme
del purgatorio che quelle anime soffrivano; e presso ad essa una
chiesa con le parole intorno: [SC[COHIBENTE. TERREVM. ÆTHEREO.]SC], e sotto
[SC[ANNO. VIII]SC]. ([I[lett]I]. h). Il fuoco divino dei sacrifizii, o,
vogliamo dire, i raggi del sole divino impetrati con que' sacrifizii,
doveano estinguere o diminuire le fiamme, in cui per cagione delle
macchie terrene giacevano le anime purganti. La morte di tanti
valorosi per la patria incontrata dee avere svegliata sempre più la
pietà del Governo, che questa instituzione formar volle a pro' delle
anime loro. La suddetta chiesa nella concentrazione e nel disfacimento
de' monasteri chiusa rimase, e ora raccoglie un pio istituto
femminile. La fiamma isolata nel campo del rovescio della nona ed
ultima Osella di questo Doge alzandosi dal suolo vivissima e dritta
senza ondeggiare col motto: [SC[NON. FVLTA. NON. FLVXA. ANNO. VIIII.]SC],
ricorda l'imperturbabile coraggio della Repubblica, la quale ridotta
sola sosteneva il gravissimo peso di una sì disastrosa guerra
([I[lett]I]. i). I simboli tutti che abbiamo veduto dal Doge Molino
nelle Oselle adoperati, e relativi alle peculiari circostanze del
Governo, odorano molto del gusto del secolo, nel quale ampollose
maniere e nella dettatura e nelle rappresentate cose apparivano. Il
prezzo di queste Oselle fu portato alle tre lire venete.
[T1] CARLO CONTARINI.