Alla morte di Francesco Contarini Doge, il quale con molta virtù per
brevissimo tempo il principato sostenuto aveva, Giovanni Cornaro
Procuratore di S. Marco fu eletto nel maggio dell'anno 1625, giunto al
colmo delle dignità della patria, senza averne ambito alcuna, e
ragguardevole non tanto per le ricchezze e per lo splendore di
cospicua famiglia, quanto per la propria bontà, sotto la cui scorta,
con immutabile tenore, non intermettendo gli esercizii di pietà nelle
cure civili, aveva condotta la vita tra le virtù degne del cielo, e
tra le funzioni dovute alla patria. Sulla ducale sede fino a' ventitre
di dicembre dell'anno 1629 rimase. La lega in questi anni dai
Veneziani a favore de' Grigioni, insieme al re di Francia ed al duca
di Savoia, stabilita, essere poteva ferace d'importanti avvenimenti da
tramandarsi alla posterità col mezzo delle medaglie; ma la guerra fu
allora di corta durata, obbligato essendo il re di Francia, per le
sommosse interne del regno, a conchiudere la pace col re di Spagna,
nella quale gli alleati tutti compresi furono. Niun pubblico fatto
adunque somministrò argomento alle Oselle di questo Doge; essendo però
egli pio e religioso uomo quant'altri mai, la scoperta fatta di
ragguardevolissime sacre reliquie ricordar volle, mentre la dignità
copriva di Procuratore di san Marco ai tempi del Doge Giovanni Bembo,
sotto il Primicerato di Giovanni Tiepolo, il quale anzi su di esse un
trattatello distese, e la fabbrica descrisse di un nuovo altare eretto
nella prima stanza del tesoro della Basilica di S. Marco, nel quale
furono collocate, come dalle appostevi inscrizioni agevolmente si può
vedere. Il diritto adunque di queste Oselle presenta S. Marco, che
seduto benedice il Doge a' suoi piedi, e lo presenta del vessillo
della Repubblica col consueto motto intorno: [SC[S. M. VER. IOAN. CORNELIO.
D.]SC], e nell'esergo Domenico Molin massaro con le sigle [SC[D.
M.]SC], essendovi anche di questa qualche variante. Nel rovescio poi si
vede il Doge ginocchiato col berretto ducale a terra in faccia
all'altare, il quale le sante reliquie adora del preziosissimo sangue,
del legno della santissima Croce e di altri oggetti con la epigrafe
[SC[FLORES. APPARVER. IN. TERRA. NOS.]SC], e sotto [SC[ANNO. I.]SC] fino
all'anno quinto, solo variando successivamente le iniziali de' nomi
de' massari e le cifre degli anni. Il Liruti, nel secondo volume de'
Letterati del Friuli alla pag. 196, riportando un [I[Carmen]I] di L.
Cornelio Frangipane intitolato [I[Stilographia in Principatum
Venetiarum]I] ecc., dice che tale medaglia fu battuta il quinto anno
di questo Doge in occasione ch'egli aveva fatto rinnovare il
reliquiere che inchiude la santissima Croce; ma oltre che nel
reliquiere stesso non ha alcuna memoria di questo Doge, la Osella
rappresenta sull'altare effigiate non una ma varie reliquie, e non è
solo nel quinto anno del suo ducato che fu battuta, ma fin dal primo.
[T1] NICOLÒ CONTARINI.