Il Doge Pasquale Cicogna avendo alle pubbliche cose per nove anni
atteso, mancò di vita con massima riputazione di religiosità, di
prudenza, di umanità, onde si distinse singolarmente. Richiedevano
quel supremo posto della patria tre ragguardevoli senatori, Jacopo
Foscarini, Marino Grimani e Leonardo Donato, tutti tre Cavalieri e
Procuratori di san Marco, i quali erano passati per tutti i gradi di
onore con distinta lode di virtù e di benemerenza. Il Grimani per fama
di innocentissima vita era commendabile, non che per certa naturale
affabilità atta a cattivarsi gli animi di ogni genere di persone, e
per una ingenua libertà di spiegare la propria opinione
eloquentemente. Tra il contrasto dei partiti alla fine fu pubblicato
nel giorno 23 aprile Doge Marino Grimani. Undici sono le Oselle fatte
da lui imprimere dall'anno 1595, in cui al Cicogna succedette, fino al
26 di dicembre del 1605. Questo Doge, della cospicua famiglia dei
Grimani, uscito dal ramo di quelli di san Luca, illustri progenitori
contava, che per la religione e per la patria le loro sostanze ed il
sangue sparso avevano, e nell'insegna, o nell'arma che vogliam dire,
della sua famiglia la croce inserivano, a chiara dimostrazione della
parte presa nelle guerre di religione, ossia nelle crociate. Piena la
mente ed il petto di queste sublimi idee da' suoi avi ereditate, il
Doge ordinò, che nel diritto delle sue medaglie impresso fosse il
santissimo Salvatore, il quale lo stendardo consegnandogli, la cui
banderuola dall'aria agitata si mostra, con la destra lo benedice, nel
mentre che egli genuflesso con ambe mani lo riceve, avendo intorno le
parole: [SC[BENED. AIA. MEA. DNO. MARIN. GRIM. DUX.]SC], e nell'esergo
[SC[ANNO. I]SC]. Nel rovescio poi vi pose il simbolo dell'Evangelista,
cioè un Leone rampante, del nimbo ornato il capo, che con la zampa
diritta tiene una croce elevata col motto intorno: [SC[SYDERA.
CORDIS.]SC], e sotto [SC[1595. S. M.]SC] cioè Sebastiano Marcello
massaro dell'argento. Questo è il primo caso in cui mi è occorso di
parlare delle cifre indicate nell'esergo, come quelle che denotano i
nomi dei massari. In questo frattempo ho esaminate altre collezioni di
Oselle, e mi venne fatto di riconoscere, che queste cifre in altre
variano, il che non puossi esplicare in altra forma se non che erano
due i massari, che aveano egualmente il diritto di apporvi il proprio
nome, e che terminato fosse il periodo della loro carica. Niun'altra
differenza le susseguenti tutte distingue, se non che le variate cifre
degli anni e le iniziali dei massari di Zecca successivi. Buona
ragione hassi per conghietturare che la croce, la quale, come si è
detto, era innestata nell'armi della famiglia Grimani, perciocché da
Goffredo Buglione, come accennano le antiche memorie, ad un suo
antenato accordata, si volesse dal Doge in unione alle insegne della
patria mostrare, affine di spiegare che la pietà e la religione non
deggiono giammai dalla carità della patria esser divise. La mogliera
di lui Morosina Morosini fece col proprio nome una medaglia gettare,
ch' è una delle due impresse nella tavola settima delle Dogaresse.
Rappresenta da un lato il busto di lei col velo ed il berretto ducale
sul capo, e la croce dal collo pendente, ed ha intorno le parole:
[SC[MAVROCENA. MAVROCENÆ]SC]. e dall'altro lato [SC[MVNVS. MAVROCENÆ. GRIMANÆ.
DVCISSÆ. VENET.]SC] 1597. ([SC[TAV]SC]. VII). Fu però impropriamente a
questa medaglia il nome di Osella attribuito, giacché, al dire dello
Stringa nelle aggiunte alla [I[Venezia]I] del Sansovino, non fu questa
coniata che nel mese di maggio dell'anno 1597 all'atto della
incoronazione di lei, due anni già scorsi dalla elezione del marito, e
fu a' nobili distribuita dappoiché la promissione ducale all'altare
del santo Evangelista giurato aveva. Molte altre erano le onorificenze
che alle mogliere dei Dogi praticavansi, ed oltre il manto di panno
d'oro o d'argento, ed il velo di seta finissimo che sul capo col
berretto ducale portavano, visite ed uffiziosità dagli ambasciatori
de' principi e da' magistrati della città ricevevano, e da un numero
di gentildonne e di parenti di casa, uscendo, accompagnate venivano,
fino a che alla metà del secolo diciassettesimo, per togliere gli
eccessivi dispendii che alle arti ed al popolo la incoronazione della
Dogaressa specialmente accagionava, fu con decreto del Consiglio
Maggiore giudicata questa azione non necessaria e poco aggiustata alla
moderazione del Governo, conservandole però le stesse prerogative e
gli usi praticati in altre occasioni e dalle leggi permessi. Ciò però,
che alcun poco può recare di meraviglia, si è che la Dogaressa Grimani
sia stata la prima a far coniare medaglie con la propria effigie,
quando dalle cronache si sa che all'atto della incoronazione, per
antico instituto, una borsa di oro riccio a ciascuno de' Consiglieri
ed una al Cancellier Grande dalla consorte del Doge donavasi: dono
elegante e gentile, di cui fa cenno il Sansovino nella descrizione
delle feste fatte all'anno 1557 per la incoronazione di Zilia Dandolo,
consorte al Doge Lorenzo de' Priuli. Quantunque però sia riconosciuta
impropria la denominazione di Osella a questa medaglia affibbiata,
pure, siccome in alcuni musei con tal nome si ritiene e conserva, ho
creduto di aggiungerla alla settima tavola, come sopra è indicato,
insieme a quella della Valiera, moglie al Doge Silvestro Valiero,
affine di non interrompere la sincera continuata serie delle Oselle.
[T1] LEONARDO DONATO.