PREGHIAMOGLI L'ETERNO RIPOSO!

Quest'epigrafe si leggeva nel camposanto, ora soppresso, di San

Gregorio; le ossa del poeta non si trovarono più. Lo stato deplorevole

de' cimiteri, lamentato dal Foscolo, giungeva a tal segno che nel

muro de' pii recinti si collocava la lapide ricordante il defunto,

e a venti, cento, dugento passi di distanza si seppelliva la salma

di lui.... Solo un lurido custode sapeva dove, press'a poco, il tal

cadavere stava sepolto: un chiodo spesso lo indicava, null'altro che un

chiodo confitto.

In occasione del centenario della nascita del Porta, si cercò di

raccoglierne le ossa; ma ogni indagine riuscì inutile. Nella primavera

del 1884, da parte della Giunta municipale di Milano, fui pregato di

ricercare, insieme con la famiglia Porta, dove mai le reliquie del

poeta potevano essere andate a finire, per collocarle, possibilmente,

accanto all'urna granitica del Manzoni, nel Pantheon de' Milanesi

illustri. Ma nemmeno le nuove ricerche approdarono a qualcosa.

L'antico cimitero subì in tanti anni molte manomissioni. Anche le

ossa di Vincenzo Monti non furono più ritrovate. La vedova, Teresa

Pickler, e la sventurata figlia Costanza Perticari avevano eretta una

lapide all'illustre estinto col verso di Dante: _Onorate l'altissimo

poeta!_ Ma quando le autorità milanesi, in grave corteo, si recarono

nel cimitero della _Mojazza_ per esumare le reliquie del cantore di

Bassville, sotto la lapide ch'era confitta nel muro, invece del grande

scheletro del vate, scopersero tre scheletrini di bambini e un uomo

ignoto, quasi intatto, con tanto di parrucca. Anche quel cimitero di

Porta Garibaldi fu distrutto. Ora vi sorgono case e osterie.

Non pago delle infruttuose ricerche, per rinvenire le reliquie del

Porta, un assessore municipale, professore di belle lettere, volle

risollevare le zolle del cimitero di San Gregorio. E s'affisò in uno

scheletro, ch'egli dichiarò doveva essere assolutamente quello del

poeta del _Marchionn_. Nella dentatura, un dente della quale era legato

in oro (e il Porta ne' suoi versi parla d'un atroce cavadenti che gli

aveva strappato mezza mascella), e anche nella mascella, larga e forte,

l'egregio professore, infiammato da funebre entusiasmo, scorse persino

il «ghigno» dell'implacabile satirico. Ma un insigne ginecologo, il

senatore Edoardo Porro, s'accorse subito, con una semplice occhiata,

dal bacino, che si trattava dello scheletro d'una donna. Fu una risata

per tutta Milano.

Appena morto Carlo Porta, si raccolsero offerte per un ricordo marmoreo

di lui, e nel 1822, nel palazzo di Brera, gli si elevò un severo

monumento: lo scultore Pompeo Marchesi, allora in fama, ne scolpì il

busto; ma non è rassomigliante. Nemmeno la statua, erettagli nel 1862,

in un ombroso laghetto nei giardini pubblici fra i cigni veleggianti,

ricorda il cigno del _Bongee_. Egli è rappresentato con una

convenzionalissima _posa_ accademica, egli che non _posò_ mai. Scultore

ne fu Alessandro Puttinati, ch'emergeva nelle statuine da caminetti,

veramente graziose, amico del Balzac. Un terzo monumento fu decretato

al Porta, ma non venne ancora eretto. E non bastano gli altri?... Non

basta il monumento, che Carlo Porta lasciò a sè stesso, nelle poesie?

Carlo Porta e la sua Milano · 第 38 / 46 题