_Lavori del Porta lasciati incompiuti. — _La guerra di pret._ —
Vena patetica del grande ironista. — _L'apparizion del Tass._ —
La versione della _Divina Commedia_ in meneghino. — Un'iscrizione
vessata. — Scoperte funebri che fanno ridere. — Monumento a Carlo
Porta._
Il lavoro poetico cui il Grossi alludeva è _La guerra di pret_, che
rimase incompiuta.
È una storia di persecuzione contro un povero prete onesto; storia
dove il poeta rivela una nuova maestria: quella di trattare il genere
patetico. L'episodio del buono e calunniato prete Ovina può mettersi a
paro, per affetto, per verità di descrizione e spontaneità d'accento,
a parecchie ottave del Grossi nella _Fuggitiva_ vernacola. Il Porta
voleva scrivere un lungo lavoro, in quattro parti: la morte gli gelò
la mano. Il frammento che ci rimane è una sfilata di tipi di preti
l'uno diverso dall'altro. Nessun altro lavoro del Porta è così fitto di
vivaci macchiette; nessuno presenta un contrasto così vivo, e passaggio
naturale dal burlesco al patetico. Questa volta ci consoliamo alla
vista di un prete caritatevole e galantuomo, e all'omaggio che gli
rende il poeta. Prima del Porta, il Parini, in un sonetto milanese,
aveva dipinto il prete benefattore che dona fardelli di robe ai
poverelli salendo premuroso _su per i scal de legn fina al quart pian_.
Buone ragioni fanno ritenere che la mesta istoria del perseguitato
e innocente prete Ovina sia ispirata dalla verità. Nel 1821, quando,
appena morto il poeta, se ne raccolsero le poesie in due volumetti, si
inserì _La guerra di pret_, ma si soppresse quell'episodio che rivelava
le infamie d'un seduttore e gli strazi di due vittime.
Carlo Porta descrive così quel buon prete:
Sostegn di fiacc, confort di disgraziaa,
Franch, tolerant, discrett, giojal, sincer,
Caritatevol senza vanità,
Prodigh pù de danee che de parer;
insomma, un degno sacerdote, che fa pensare alle parole del Manzoni:
«Se un prete, in funzione di prete, non ha un po' di carità, un po'
d'amore e di buona grazia, bisogna dire che non ce ne sia più in questo
mondo».[118]