_Nozze di Carlo Porta. — La moglie. — I figli. — Lettere del poeta
alla moglie. — Le feste degli amici Casiraghi e Vincenzo Monti.
— La versione della _Pulcella d'Orléans_ del Voltaire compiuta
dal Monti. — Il ministro delle finanze Prina affida incarichi
di fiducia a Carlo Porta. — Il poeta e sua suocera. — Nella pace
domestica. — Carattere famigliare del Porta descritto da Tommaso
Grossi. — I due grandi amici. — Espansioni. — Commovente scena in
una famiglia. — Lettere fra il Grossi e Carlo Porta. — Il Porta è
proclamato poeta morale. — Giansenisti. — Giovanni Torti._
Nel 29 agosto 1806 rispuntava il sorriso sulle labbra della vedova
Arauco.
In una silenziosa cappelletta a Torricella presso Carpèsino, paesello
della Brianza, si celebravano le seconde nozze di lei, che contava
ventinove anni, con Carlo Porta di trentuno. Una colta vecchietta,
madre del venerato Adalberto Catena, prete ricco di Dio, la quale
abitava in quei luoghi, si ricordava di quegli sponsali modesti, quasi
romiti, e ne riferiva, ne' suoi ultimi anni, i particolari: la villa di
Torricella era di proprietà del poeta.
La Prevosti-Arauco-Porta poteva vantare illustri amicizie per parte del
primo marito conosceva gli usi della buona società; eppure non amava il
fasto, non imitava altre milanesi smaniose di emozioni sino al punto
di giocare la propria onestà. Vera madre di famiglia, attese, umile e
buona, alla casa, al marito e ai figliuoli. Ne ebbe tre dal Porta: due
femmine, Anna Alessandrina, e Maria Carolina Violante, e un maschio,
Giuseppe, avvocato, banchiere e paesista, morto nel carnevale del
1872, proprio nell'ora in cui si trascinava per i _corsi_ di Milano, in
mezzo al generale baccano, un carro addobbato a festa che rappresentava
l'apoteosi del padre suo!
Scrivendo alla moglie, che nei mesi caldi villeggiava a Borgomanero,
ovvero a Monza o a Senago, o nella memore villa di Torricella, il Porta
usava il frasario allegro. Si firmava: «Carolus magnus».
Le scriveva da Genova: «Oh, che popolata città che è questa Genova!
Ella è piena di gente, colma come un uovo fresco. Credo che per
ogni uomo vi siano dieci donne, tre frati e un mulo». Le conduceva
comitive briose, perchè non si annoiasse. Anche dopo parecchi anni
di matrimonio, la trattava con ogni riguardo. «Fa' ciò che meglio ti
conviene, le diceva, poichè io dichiaro a lettere di scatola che ho
gusto di tutto quello che ti fa gusto».
Egli si lasciava vincere qualche volta da svogliatezza: la penna gli
pesava fra le dita, e la lasciava volentieri da parte. «Oh, io non
iscrivo a nessuno (mandava a dire alla moglie impensierita del suo
silenzio) perchè mi è caro il far nulla, e procuro di coltivarmi più
ch'è possibile questa nobile passione». Ma guai se Vincenzina tardava a
scrivergli! Si adirava.... e scherzava così:
«Carissima moglie,
Finalmente ho ricevuto tue lettere; ed ho avuto il conforto di sapere
da te che ti trovavi ancora a questo mondo. Per la mia parte ero
certamente scusabile se mi esibivo per marito a qualche bella ragazza.
Basta: lasciamola lì. Certo è che mi consola non poco il conoscere che
tu stia meglio, e che la mamma si vada anch'essa ricuperando. Quanto
alla mamma poi provo un altro gusto dippiù, dacchè non ho saputo
che era ammalata, se non quando fu giudicata fuori di pericolo di
far l'ultima corbelleria. Insomma me ne rallegro, ma proprio proprio
davvero. Salutamela, e dille che la raccomanderò ancor io al Signore, e
che ho fiducia che Dio mi conceda la grazia che gli domando per ragione
anche ch'io sono uno che lo incomoda assai rare volte.
Speravo che fosti in grado di restituirti a Milano per queste feste,
e di venire a Torricella con me e coi signori Casiraghi, ma vedo ora
che ciò è impossibile, e per conseguenza il tuo posto sarà occupato
da qualcun altro. Sappi intanto che per la prima volta avremo là il
Gaspare. Oh che miracolo!
Qui le cose di famiglia vanno benone. Io col gennaio passerò al Monte
Napoleone, con qualche sacrificio di borsa sì, ma con minori dolori di
stomaco. Oh sta bene! Addio: salutami tutti, ma in particolare, come ti
dissi, la mamma. Sono tuo aff.mo marito