MELZI».[54]

Raffaele Arauco era verseggiatore applaudito, e improvvisava volenteri

nelle brigate eleganti. Una sera, Napoleone volle che improvvisasse

davanti a lui un sonetto e gli fissò le rime tutte bizzarre e tutte

tronche.

Da' versi inediti dell'Arauco, che trovo fra vecchie carte, rilevo

come cantasse facilmente a Clori, a Mirtillo, a Cloe, a tutti quelli

idoletti arcadici, insomma, che Carlo Porta derise con la satira contro

un poetino bergamasco, il conte Suardi:

Puresin (_pulcino_) che in Parnassin

Pien d'estrin fa frin frin col ghittarin.

In una sola poesia l'Arauco tocca il cuore, quando deplora la morte del

Parini.

Ma l'Arauco, meglio che nei versi, si segnalò nel governo della cosa

pubblica. Questo arcade era uomo politico non volgare. Sedette ministro

della Cisalpina, poi fu de' nove componenti della accennata Commissione

di governo, e deputato ai Comizi di Lione. Il Melzi nutriva di lui

alta stima per il suo carattere e per lo zelo nel compiere il proprio

mandato. Mentre altri rubava a man salva, l'Arauco seguiva rigido i

dettami dell'onestà.

Nel 1802, appena giunto a Lione per assistere ai Comizi, il povero

deputato moriva, nella casa d'un negoziante, a soli quarantacinque

anni, lasciando la terza parte de' propri beni al padre e il resto

alla moglie Vincenza; il che prova che egli non era in «povertà», come

diceva il decreto del Melzi.

Carlo Porta e la sua Milano · 第 23 / 46 题