_Moderati, accorti ripieghi di Napoleone. — Nuove nomine
napoleoniche. — Un ladrone: Sommariva. — I cittadini Visconti e
Ruga e le loro mogli. — Il generale Massena lascia Milano con la
borsa ricca. — I Comizi di Lione. — Solenne proclamazione della
Repubblica italiana: Napoleone presidente, Francesco Melzi d'Eril
vice-presidente. — Morte dell'arcivescovo Visconti e del deputato
Raffaele Arauco primo marito della moglie di Carlo Porta. —
Napoleone disarma Leopoldo Cicognara. — Torna in ballo la moglie
del Cicognara. — Murat contro il Melzi. — Una Fossati intrigante
politica. — Finte collere di Napoleone. — L'ordine è ristabilito.
— Grandi innovazioni. — Il vaiuolo, l'innesto e una poesia di
Carlo Porta. — Il Melzi rende onore alla memoria dell'Arauco. — Le
poesie dell'Arauco._
Per illustrare l'opera poetica di Carlo Porta, che respira dell'aura
del suo tempo, dobbiamo ripigliare il filo degli avvenimenti che
trasformarono di nuovo Milano.
Napoleone, che, alla vigilia d'invadere Venezia e di rovesciarne la
secolare gloriosa Repubblica, aveva brutalmente minacciato d'essere un
Attila pei Veneziani, che allora non potevano difendersi perchè inermi,
non eseguì alla lettera gli ordini infami del Direttorio francese, il
quale lo eccitava a infliggere al territorio milanese il maggior male
possibile, col «guastare anche i canali e le altre opere pubbliche».
Ritornato padrone del Milanese mercè la portentosa vittoria di
Marengo, Napoleone, trovando necessario restaurare la Repubblica
cisalpina, sorresse la parte onesta e moderata contro gli esaltati e
i facinorosi, che avevano oppressa, oltraggiata la Repubblica, con
lo spogliarla da quei ladroni che erano: _gatt in grand_ li chiamò
il Porta; _incliti ladri_ li chiamò il Foscolo. Giovanni Battista
Sommariva, prima segretario, poi membro, quindi presidente del
Direttorio, fu escluso con suo pubblico disdoro dal secondo Direttorio;
ma egli, da umile stato, s'era ormai formato, con le ruberie,
enormi ricchezze; parte delle quali spese (manco male) nell'acquisto
d'opere d'arte per adornarne la sontuosa villa dei Clerici, da lui
comperata nell'incantevole Cadenabbia sul lago di Como, e caduta più
tardi in mani tedesche. I soli accademici bassorilievi del _Trionfo
d'Alessandro_ del Thorvaldsen, che fasciano le pareti d'una sala della
villa, il Sommariva li pagò mezzo milione, cifra maiuscola allora!
Napoleone, non ostante la ben nota mediocre intelligenza del leguleio
Sommariva, lo aveva nominato, non si sa perchè, insieme col marchese
Visconti e con l'avvocato Ruga, marito della stupenda, procace dea
che abbiamo trovato alla Scala, a membro del Comitato che concentrava
le attribuzioni d'una disciolta Commissione di nove membri, fra i
quali Raffaele Arauco, primo consorte della moglie di Carlo Porta; ma
non tardò a conoscere quella buona lana del Sommariva e lo colmò di
sommo disprezzo. A dir vero, le male lingue si esercitarono anche sul
conto del Visconti e del Ruga: dicevano che i due «cittadini» avevano
ottenuto quei posti in grazia delle loro mogli troppo sorridenti ai
primari generali francesi.... Notissimo che la Visconti era l'amante
del generale Berthier; ma era uomo di probità specchiata; e l'avvocato
Ruga aveva spiegata virile, oculata fermezza nella questione della
vendita dei beni nazionali. Intanto, il generale Massena se n'era
andato da Milano, non senza aver prima costretto la Municipalità a
sborsargli 300,000 lire; e fu sostituito da un Brune, che lasciò
bastonare dai profughi cisalpini, rientrati, preti e frati sugli
scalini del Duomo.
Ma la seconda Repubblica cisalpina non finiva di piacere allo stesso
Napoleone, che rivolgeva nella mente vastissima innovazioni più ampie.
Da questo momento, il Grande spiega meglio la sua prodigiosa potenza di
statista e di legislatore.
Per formare una seria repubblica, Napoleone, che intanto, per le
strepitose vittorie riportate, da generale era salito a primo console
in Francia, convocò a Lione una _Consulta straordinaria di 452
notabili_ (notabili moderati, si noti) dei ventiquattro dipartimenti
onde la Cisalpina era composta: Milano capitale.
La scelta stessa di Lione a sede della Consulta rassicurava. Lione, nel
1793, non era insorta contro la Convenzione nazionale, ligia qual era
alla monarchia?
Ma la stagione volgeva rigidissima. Nevi e nevi. Pure tutti mossero
al convegno solenne; tanta era la sete di uno stabile riordinamento.
L'arcivescovo di Milano, Filippo Visconti, colui che aveva incensato
l'eretico Suvaroff nel Duomo, rispose, benchè ottuagenario, anch'egli
alla chiamata. Giunse a metà dicembre a Lione; ma il povero vecchio
soccombette ai disagi del viaggio, al rigore dei geli, alla grave età,
alle vive emozioni. E, a Lione, morì un altro deputato, e dei migliori,
l'accennato Raffaele Arauco, poeta ed ex-ministro della Cisalpina.
I _Comizi di Lione_ (così li chiamarono), furono preseduti dallo stesso
altero Napoleone; e non fecero che approvare, quasi senza discussione,
lo statuto che il Bonaparte aveva bell'e preparato e portato con sè.
Un presidente elettivo, decennale, a cui spetta la nomina dei ministri;
tre Collegi elettorali, composti uno di possidenti, il secondo
di dotti, il terzo di commercianti; una Consulta di Stato di otto
cittadini, che eleggono il presidente, vigilano all'ordine interno e
curano le relazioni diplomatiche; una Commissione di Censura composta
di 21 cittadini, nominati in egual proporzione dai Collegi elettorali,
la quale deve eleggere i membri della Consulta, del Corpo legislativo
e dei Tribunali supremi; un Corpo legislativo formato di 75 cittadini,
cui spetta di fissare le proposte di legge; un Consiglio legislativo,
composto almeno di dieci cittadini, il cui compito è quello di
compilare le proposte di legge e sostenerne la difesa di fronte al
Corpo legislativo; ecco qual era la nuova Costituzione. A presidente fu
eletto dai Comizi, quasi unanimi, Napoleone. E, per volontà di questo,
a vicepresidente Francesco Melzi «il Giusto».
Così la Repubblica si spogliò del nome screditato e restrittivo di
Cisalpina, e assunse quello di _Repubblica Italiana_.