--Buon Natale!
Egli non risponde. Gli viene il prurito di protestare contro il
saluto, contro il Natale, contro i gonzi, che ancora lo festeggiano,
ma comprende, che ciò non avrebbe giovato. Ci voleva la rivoluzione ed
il trionfo dell'anarchia, per cancellare ogni traccia di
superstizione.
Si fece portare il suo solito caffè ed i giornali.
Fu di malumore al rilevare, che i giornali del mattino non erano
usciti, in omaggio alla festa.
--Maledetto Natale!--mormorò tra sè e sè..
Il cameriere del suo tavolo gli domandò colla confidenza che concede
una lunga conoscenza:
--Ha passato bene la notte di Natale?
--Ho dormito--fu la brusca risposta.
--Non è stato invitato a cena da nessuno; non ha atteso la mezzanotte?
Egli proruppe in una breve risata di scherno.
--Sono superiore a queste scioccaggini! Per me il Natale è un giorno
come tutti gli altri, e la notte di Natale ho dormito e sognato, come
in tutte le altre notti--rispose.
Il cameriere sorrise. Sorrideva sempre: Osservò:
--C'è chi ci tiene moltissimo ai sogni della notte di Natale.
Giovanni Giunti non rispose ma si occupò del suo caffè. Il cameriere
comprese e si allontanò.
Vuotò in fretta la tazza. Non si sentiva ad agio in quell'ambiente
pubblico, allora vuoto, sotto gli occhi curiosi dei camerieri
sfaccendati, i quali lo osservavano come _una rara avis_, una bestia
strana. Non voleva pascere, colla sua persona, l'altrui curiosità.
Fece un breve giro per la città silenziosa, alla luce grigia di
un'alba, contrastata dalle dense nubi, che velavano il cielo, e poi
ritornò a casa per attendere Narciso Rossi.
Erano le sette e tre quarti.
Che cosa aveva da fare; come ammazzare il tempo fino alle dieci,
quando sarebbe andato alla cattedrale, per gettare la bomba tra i
fedeli?
Girò irrequieto su e giù nella stanza da studio, tormentato dai suoi
antichi sogni, il cui ricordo, strana cosa, non lo abbandonava. Aprì
due volte lo stipo e lo rinchiuse. La vista delle bombe non gli faceva
più piacere. Una voce interna lo rimproverava:
--Tu fai contro la luce. Ed egli sentiva, che la voce non aveva tutti
i torti.
L'anarchia?
L'unica tavola di salvezza.
Gettare la bomba?