Il racconto

L'orologio a pendola battè le sei.

Il dormiente tirò un profondo respiro, aprì gli occhi, girò attorno lo

sguardo smarrito e chiese a sè stesso:

--Dove sono?

Attorno a lui tenebre fitte; comprese però di trovarsi sul suo letto

buono, nella sua stanza.

--Un sogno!--mormorò.--Ho sognato.

Godette un istante che quello fosse stato un sogno, ma poi continuò:

--Peccato che non fu che un sogno. Sarei morto la morte dell'eroe.

Dell'eroe?

Ma il suo passato anarchico, le convinzioni politiche, le sue antiche

persuasioni? No, non sarebbe morto da eroe ma piuttosto da pazzo, da

seduttore o da sedotto; certo da uomo che non aveva recato vantaggio

ma grave danno all'umanità.

Meglio, molto meglio essere ancora in vita.

Volle allargare il braccio per chiudere la conduttura elettrica e per

fare luce nella stanza. Era sempre molto mattiniero; ma poi pensò:

--È l'ultimo giorno della mia vita. Vale la pena alzarsi e mettersi

allo studio, al lavoro? Studiare? Che cosa e per chi? E lavorare?

Aveva scritto il suo testamento politico; aveva disposto di ogni suo

avere; aveva già confezionato le bombe e quel giorno, gettandole,

avrebbe recato il maggior servizio alla patria, all'umanità. Voleva

godere, per qualche istante ancora, le dolcezze del letto.

Vere dolcezze, che gustava di nuovo, dopo anni, proprio oggi, nel

giorno del suo eroismo e forse della sua morte. Già, della sua morte,

perchè egli ha da gettare le bombe; le getterà in chiesa e, se ben ci

pensa, le getterà in modo da venir sconvolto anche lui dalla rovina e

da morire assieme alle sue vittime. Il partito anarchico locale ha

bisogno di un martire ed egli sarà questo martire. Il suo ricordo

servirà agli altri di sprone alla propaganda anarchica, li persuaderà

d'imitarne l'esempio, di fare la rivoluzione sociale; e poi egli non

vuole dare a questo maledetto governo borghese il gusto di catturarlo

e di condannarlo. Temeva che i giudici lo avessero dichiarato

irresponsabile oppure avessero chiesto una perizia medica; che lo

avessero sottoposto a lunghi esami minuziosi, a misurazioni di cranio,

a studi del suo angolo facciale, delle protuberanze del suo cervello e

lo avessero umiliato così negli occhi delle masse. Temeva che gli

avessero dato qualche anno soltanto di carcere. La prigione non basta

alle masse; esse vogliono la morte dell'eroe per onorarlo. Silvio

Pellico si sarebbe assicurato maggior fama se lo avessero impiccato,

invece di mandarlo allo Spielberg. Non avrebbe scritto _Le Mie

Prigioni_, ma l'Italia lo avrebbe venerato qual martire, mentre oggi

lo dimentica.

Già. Morire nel lancio della bomba, in chiesa, assieme ai preti, che

avrebbe ammazzato all'altare, ai preti, ciurmatori, imbroglioni,

falsi, bugiardi, correi sempre e causa prima di spesso di tutto il

male che colpisce il mondo, e dei fedeli, così sciocchi o cattivi da

lasciarsi sedurre dai preti.

Dura lezione, ma una lezione necessaria: avrebbe reso attenti i preti

a non abusare del luogo santo; a non servirsi della religione, impasto

d'infinite bugie, per tenere il popolo schiavo, supinamente schiavo

dei ricchi: li avrebbe resi attenti, che neppure la chiesa concedeva

loro sicurezza; che l'idea anarchica sa penetrare financo nel tempio e

non si arresta neppure davanti all'altare; e i devoti avrebbero

incominciato ad evitare le chiese, ora che queste offrivano loro

simili doni.

Le campane invitavano i fedeli alla chiesa. Ce n'erano tante Messe il

giorno di Natale. I parroci non avevano bisogno di andar a mendicare

una Messa di qua, di là, per completare l'orario; e le campane

suonavano, ed invitavano i fedeli ad accorrere alla Messa, perchè era

nato Gesù.

Il suono delle campane gli diede più che mai sui nervi.

--Maledette campane--esclamò--e pensò con una gioia feroce al frutto

di quel suono. I preti facevano suonare le campane per attirare i

fedeli alle loro rappresentazioni sceniche, alle loro fatiche

particolari di quella giornata, ed i fedeli ne ascoltavano la voce

sonora. Quella voce doveva diventare però loro fatale. Quella mattina,

alle dieci, nella cattedrale......

Le campane suonano, suonano, perchè è Natale.

Natale! Il mondo è ancora sì sciocco di festeggiare il Natale, ed

anche Narciso Rossi, ier sera, si era lasciato sedurre da questo

ricordo.

Narciso Rossi! Sarebbe venuto quella mattina, come aveva promesso, a

prendere le due bombe? Non lo dubitava, abbenchè fosse sempre

possibile che si fosse lasciato sedurre dalla poesia del Natale, Oh

questa Chiesa cattolica! Egli sentiva di odiarla. A venti secoli dalla

sua fondazione; antica come era; combattuta da tutte le menti più

elette; dimostrata falsa nelle sue dottrine e perniciosa nei suoi

effetti, essa suscitava tuttavia un fascino, che egli non si sapeva

spiegare, ed al quale soccombevano molti. Le sue dottrine bugiarde; il

suo simbolismo ridicolo, trovano ancora degli ammiratori, persone che

le accettano e seguono, in pieno secolo ventesimo.

Bisognava farla finita col cristianesimo; faceva duopo distruggere

questo errore micidiale, che aveva recato tanto danno all'Italia ed

all'umanità.

Ma mentre è arrivato a questo punto nella sua meditazione, ricorda i

sogni della notte passata.

Che notte, che notte! Non la dimenticherà mai più!

Ha vissuto, in un paio di ore, molti anni di vita, in varie epoche

della storia d'Italia. Era stato principe africano, schiavo,

condannato al Circo, e Nerone; agricoltore, lavoratore del dolce suolo

natio, rivoluzionario comunardo.

Ricordava i sogni con una spaventosa chiarezza. Avevano durato pochi

minuti caduno; l'orologio era là ad attestarlo; si era coricato la

vigilia di Natale ad ora tarda, ed allora erano le prime ore del

Natale stesso. Eppure egli ricordava quella serie di lunghi fatti; la

fuga nel deserto, la cattura, la marcia, gli anni di schiavitù, la

traversata del mare, i mesi passati come Cesare e come agricoltore.

Quelli erano stati mesi e mesi di una vita fittizia, nel sonno, ma

pure mesi e non istanti. Aveva fatto viaggi, per pensare soltanto ai

quali si richiede molto del tempo.

Come mai una vita di mesi ed anzi di anni può venir ristretta nel

breve spazio di pochi minuti?

Lo aveva chiesto a molti, ma nessuno aveva saputo dargli risposta. La

vita del sogno è così misteriosa.

Ricorda la spiegazione datagli la sera innanzi da Narciso Rossi.

--La vita del sogno è qualche cosa di straordinario. L'anima vive

allora, di spesso, mesi ed anni in un solo minuto secondo. Questo mi

prova, che la sua vita è del tutto diversa da quella del corpo e che

perciò misura il tempo in un modo diverso. Nella vita del corpo esso

si misura da aurora a tramonto, a giorni, mesi, ed anni; nell'altra

vita invece...

Una spiegazione che non spiegava nulla, perchè per spiegare un mistero

ricorreva ad un altro mistero; per spiegare come nel sogno un evento

lunghissimo non richieda che pochi secondi di tempo ricorreva ad un

mistero, ancora più difficile a venir compreso; ricorreva ad un'anima

spirituale ed immortale, diversa dal corpo e da lui così distinta, da

poter vivere senza di lui, ciò che è un assurdo.

L'anima? Mai! Ed allora?

Proruppe in una risata breve, di scherno. Egli era pazzo, davvero

pazzo! Distava di qualche ora dalla morte e si occupava della vita del

sogno e di alta psicologia. Stava per piombare nel nulla e strologava

su problemi, la cui soluzione era priva di un vantaggio pratico. Quale

utile ne avrebbero avuto le masse dalla sua soluzione? Quale vantaggio

l'anarchia?

Ma i suoi sogni?

Cercò di dimenticarli ma nol potè. Aveva sognato cose strane. Ma le

poteva dire false? Non era forse vero quanto aveva sognato; non era la

storia, la maestra della vita, là ad insegnare un tanto? La Chiesa,

l'odiata Chiesa cattolica...

Non volle continuare. La conclusione era troppo spaventosa; non

voleva, non poteva, non doveva ammettere, che la Chiesa cattolica...

Eppure...

Cercò di distrarre il pensiero; d'immaginare il tempio, pieno di

fedeli, che circondavano l'altare, dove il prete celebra. Egli è

passato tra la folla; chissà? lo crederanno pure un devoto e qualche

beatella piangerà lagrime di commozione e loderà Dio che lui, un uomo,

si trova nel tempio, ascolta la Messa e crede; prega e crede in questo

secolo ventesimo, dove la fede e la preghiera sembravano diventate un

privilegio delle donne, che il sesso forte abbandona loro

incontrastato. Avessero saputo quelle beate ciò che egli stringeva al

suo petto; che cosa sarebbe volato di lì a qualche istante nella

chiesa.

Sorrise con scherno. I credenti asseriscono che Gesù è Dio e Figlio di

Dio, onnisciente ed onnipotente, e che diventa presente nell'Ostia. Ma

se davvero è là presente, come va, che non ignori ciò che egli porta

sul petto, e se lo sa, perchè non lo impedisce? Col far scoppiare la

bomba in chiesa egli prova che Dio non esiste, oppure, se esiste,

nulla sa e nulla può; neppure difendere i suoi fedeli, i suoi

ministri, la sua chiesa, sè stesso.

Questo pensiero dura un solo istante, chè poi la sua mente torna ad

occuparsi dei suoi sogni. Cerca di distrarsi di nuovo. Come mai gli

sono venuti quei sogni? V'è chi sostiene che il sogno è causato da

qualche grande sensazione del giorno innanzi, oppure dallo stato

fisico dell'individuo; ma egli non aveva mai pensato alle benemerenze

della Chiesa, nelle quali non credeva, ed era da anni, che non pensava

nè a Cartagine nè a Nerone o a Napoleone, a Filippo II, alla storia

d'Italia, e fisicamente si sentiva così bene; digeriva bene; mangiava

bene; beveva bene; non sentiva nessun malessere. Donde dunque quei

sogni?

Ma più, assai più dell'origine dei sogni, lo interessava il loro

contenuto; cercava di smentirlo; di convincersi, che quelle erano le

pazze fantasie di una mente esaltata; ma non riusciva.

Non volle occuparsi più a lungo di quei sogni; ne temeva l'influenza.

Chiuse la corrente elettrica; la stanza venne inondata di luce; balzò

dal letto abbenchè facesse freddo, perchè non aveva la stufa ed il

fuoco del caminetto, la sua specialità, era spento da ore, e si gettò

nei suoi panni. Ma mentre si vestiva lo perseguitava il ricordo dei

suoi sogni. Voleva smentirli. Diceva a sè stesso: Non sono veri! La

Chiesa è stata sempre la maggior nemica dell'Italia ed anzi del genere

umano. Ma una voce interna rispondeva:

--Tu menti, sapendo di mentire. Non è vero! non è vero!

Per fugare quei pensieri tuffò la testa nell'acqua diaccia della

bacinella, ma neppure il freddo li cacciò.

Passò all'armadio, lo aprì e guardò le quattro bombe di bronzo lucido,

bel giallo come l'oro caldo. Provò da principio un immenso piacere

alla vista di quei terribili gingilli. Li aveva fatti lui; erano sue

fatture; opera sua; egli li aveva saldati, li aveva costruiti con

tanta pazienza, li aveva lucidati con amore; non dovevano essere

soltanto micidiali ma anche belli; li aveva riempiti colla

dinamite.... Fu, per un istante, fiero di questi lavori. Ed a dire che

essi contenevano la morte di decine di persone; che sarebbero stati la

grande voce dell'anarchia; un monito severissimo alla Chiesa, alla

borghesia, al putridume strozzinesco, i quali avviliscono l'umanità.

Allungò il braccio, quasi per accarezzare quelle bombe micidiali, e

specialmente una, la più elegante, a forma d'ovo, che egli aveva

destinata per se stesso, che avrebbe lanciata in chiesa, avanti

all'altare, per punire...

Chi?

.... per vendicare...

Chi?

Ed i suoi sogni gli si affacciavano imperiosi e gli dicevano:

--Mentitore! Inganni te stesso sapendo di essere nell'inganno. La

Chiesa non è stata mai la nemica del popolo ne d'Italia, ma anzi

tutelò sempre i diritti del popolo ed insorse a difendere l'Italia;

s'interpose tra lei ed i barbari; e se l'Italia è tuttora faro di

civiltà, lo si deve a lei!

--No, non è vero!--gridò angoscioso.--Tutto il male venne al mondo

dall'altare, il maggior puntello del trono, che lo sostiene da canto

suo.

Tutto il male viene dalla Chiesa e perciò...

Non potè continuare.

Aveva fatto da ragazzo il proponimento di non fare mai contro la luce.

Non voleva respingere mai una verità riconosciuta, nè abbracciare mai

un evidente errore. E nel momento stesso, nel quale la dottrina più

cara, l'assioma più gradito, la teoria più desiderata gli sarebbe

apparso errore l'avrebbe tosto abbandonato, perchè per lui la verità

era superiore a tutto.

Quando poi era andato a militare nelle file dell'anarchia, aveva detto

a tutti i suoi aderenti di questo suo proposito; lo sapevano tutti,

che egli era passato alle file anarchiche per persuasione; erano fieri

di averlo compagno e lo additavano agli altri partiti, come una grande

prova della bontà del loro sistema.

--Se non fosse convinto, che l'anarchia è il miglior sistema e

contiene la verità, non militerebbe nelle nostre file--dicevano.

Ed ora una voce lo rimproverava:

--Tu fai contro la luce.

--Pah! Per un sogno! per un sogno sciocco!

Chiuse l'armadio e consultò l'orologio. Le sette erano passate di

poco. L'amico Narciso sarebbe venuto attorno le otto. Aveva tempo di

prendere un caffè.

Passò alla finestra e aprì le invetriate, per poter spalancare le

persiane. Una raffica di vento freddo entrò nella stanza. Di fuori il

buio era ancora perfetto; il cielo gravido di nubi; il lastrico

coperto di un alto strato di neve candida; le vie deserte. Per il

momento non nevicava.

Chiuse rapidamente la finestra, cacciò una berretta di pelle in capo,

tirò su il collare del pastrano, cacciò nelle tasche le mani

inguantate, uscì dal suo piccolo appartamento, scese le scale e passò

sulla via.

Il pensiero: tu scendi per l'ultima volta queste scale, gli sembrò

così strano; lo fece trasalire.

Pensò: Non potrei lanciare ora la bomba e approfittare della

confusione, che avverrà, per svignarmela? Era per lo meno probabile

che avrebbe messo al sicuro la propria vita. Ma poi cacciò questo

pensiero. Non voleva sembrare vile; non voleva che si fosse detto

l'indomani: la bomba venne lanciata da uno dei nostri soliti

avversari, gente vile, capace di commettere il delitto, ma incapace di

sopportarne le conseguenze.

Giunse sulla via e l'attraversò. Era deserta.

Chi mai esce a quell'ora il giorno di Natale?

Il freddo era cane; la neve, dura, scricchiolava sotto i suoi piedi,

che imprimevano in quella orme profonde. Giunse alla piccola piazza,

dove c'era un caffè.

Era aperto. Attraverso le lastre, appannate dall'alito di chi si

trovava entro, trapelava uno scialbo bagliore. Pose la mano sul

saliscendi, aprì l'uscio ed entrò.

Il caffè era deserto; non v'era allora anima vivente. Chi mai va alla

mattina di Natale, alle sette, al caffè? A quell'ora i più dormono

ancora; e chi non dorme è in chiesa oppur prende il caffè a casa sua.

I pochi frequentatori assidui del caffè nelle prime ore del mattino,

operai ed impiegati, non ci vanno il giorno di Natale. Nessuno

lavorava in questo giorno ed essi potevano custodire perciò un po' più

a lungo le piume.

I sogni dell'Anarchico · 第 43 / 49 题