Rinviene. Soffre indicibilmente; ha tutto il corpo pesto. Apre gli
occhi ma non vede nulla. Il buio è fitto.
Notte? Ma prova un dolore infinito agli occhi, e sente che sono
bendati; la benda gli preme la fronte; vuole muovere le membra, ma
tutte sono fasciate, bendate.
Dove si trova?
Ricorda il passato; ricorda quelle scene truci; ricorda il modo
crudele, nel quale è stato buttato dai suoi; ricorda e freme.
La rivoluzione è riuscita? I rivoluzionari sono rinsaviti; si sono
convinti, che egli era un loro benefattore, che dovevano il trionfo a
lui; lo hanno raccolto, lo hanno medicato con amore; oppure? oppure?
Prorompe in un grido. Ode un rumore di ciabatte ode una voce senile,
carezzevole che gli dice:
--Non si agiti! Il medico non lo permette.
--Dove sono?
--Presso amici.
--Anarchici?
--Ella è anarchico?--domanda la voce.
--Uno dei capi. Abbiamo vinto.
--Calma, calma! Non si agiti. Il medico vuole la calma. Il suo stato è
gravissimo; ma ne uscirà, purchè non si agiti--disse la voce.
--Non vedo.
--Le abbiamo bendati gli occhi. È meglio. Sono ammalati.
Un brivido gli scorse per le vene.
--Sono cieco?--domanda.
--Speriamo...--dice la voce con esitanza.
--Sono dunque cieco, cieco!--urla, vedendo confermato da
quell'esitanza il suo sospetto.
--Non sono medico. Speri--osserva la voce con imbarazzo.
Egli solleva le braccia piagate, fasciate, dolenti, e vuole strappare
la benda, ma una mano l'impedisce.
--Non lo faccia! Abbia pazienza! Si calmi! ed intanto prenda questa
pozione calmante--dice la voce, porgendogli una tazza.
Egli la respinge bruscamente.
--Come posso essere calmo se non mi risponde?--domandò.
--Chieda. Risponderò, purchè mi prometta di essere molto calmo.
--Mi dirà la verità?
--Glielo prometto, purchè sia però calmo; chè alla prima agitazione da
parte sua non parlo più.
--Tiranno!
--È il medico al quale ubbidisco.
--La rivoluzione è riuscita?
--No.
--No?--domandò con accento di amarezza.
--Il governo la ha soffocata.
--Governo maledetto! Scorse molto sangue?
--Sì.
--Anarchico?
--Borghese in modo speciale.
Viene a rilevare a furia di domande, che gli anarchici hanno bruciato
chiese e palazzi, rovinato e saccheggiato case, ucciso preti, frati,
monache e molti, molti innocenti.
Non potè approvare un tale operato, ma non osò neppur condannarlo. I
suoi fratelli nella fede.
--Ed il governo? domandò.
--Ha soffocato la rivoluzione.
--Quali misure intende di prendere?
--Non lo so.
Egli fa una pausa lunga, lunga, nella quale riflette.
I suoi ideali sono tramontati per sempre come si è spenta la luce dei
suoi occhi. Non soffre soltanto perchè la rivoluzione non è riuscita;
soffre di più, assai di più, per il disinganno che gli hanno recato i
suoi, perchè ha scoperto che il popolo non è maturo per certi ideali;
che l'anarchìa è un ideale troppo alto per la società odierna.
Il popolo sarà un giorno maturo?
--Ella è ancora qui?--domanda dopo una pausa.
--Sì.
--Dove mi trovo?
--Nel convento dei cappuccini. Nella piccola parte risparmiata dalle
fiamme--è la risposta.
--Ella è dunque?--chiese spaventato.
--Un cappuccino. La chiesa è diventata pasto delle fiamme; una parte
del convento pure: il guardiano e tre frati vennero impiccati e due
morirono tra le fiamme. L'abbiamo trovato semivivo sulla via, vicino
al nostro convento; cinque giorni fà...
--Cinque giorni! Da tanto tempo era privo di sensi!
--Si meraviglia che l'abbiamo raccolto e cercato di conservare la
vita?--domanda il cappuccino.
--Sapete chi sono?--domanda. Forse non lo sapevano.
--Il loro capo. Lo sapevano.
--Perchè mi avete raccolto, me, il loro capo?--domanda.
--Perchè Egli lo vuole.
Non chiese altro e meditò la nobilissima risposta. Intuiva chi fosse
colui, che aveva imposto la propria volontà a quei frati e per
ubbidire al quale essi avevano soffocato l'odio e lo sdegno che
sentivano necessariamente contro di lui e gli usavano misericordia, e
gli sembrò che una voce gli dicesse: Non l'anarchia ma Lui, Lui solo,
è la salvezza di Italia...
Si sentiva così stanco; sfinito; le sensazioni gli si sbiadirono.
Cadde in un sonno profondo.....