Passano i mesi, lunghi, durante i quali egli gira di qua, di là,
organizzando le masse, destando entusiasmo, esercitando i giovani,
esortandoli a fare anche il maggior sacrificio per la patria.
E Milano risorge. Le sue mura? I nostri petti. Abbiamo costruito una
novella città; la vogliamo chiamare Alessandria, in onore del nostro
duce supremo, Alessandria non ha bisogno di mura; e se mura devono
essere, la circonderemo di paglia. I nostri petti saranno anche a lei
mura. La Chiesa e l'Italia combattono la battaglia decisiva, per la
libertà, per la vita. Se Alessandro non vince non potrà più ritornare
a Roma e maledetti apostati, infami e vili creature imperiali,
profaneranno la maggior basilica; sulla tomba del Pescatore mani
sacrileghe offriranno la gran vittima, e l'Italia sarà per sempre
schiava dell'invasore.
Alla lotta, per la fede e per l'Italia. Egli comprende, che questi due
concerti non possono venir separati; che l'Italia ha bisogno della
fede per la sua vera grandezza; che solo la religione del Cristo la
può rendere grande; che la sola fede riempie i cuori di nobili
palpiti; che non vi può essere vero amore di patria senza vero,
sentito, intenso amore alla Chiesa. Egli sente che la religione è la
scintilla che accende i cuori di amore all'Italia. Alessandro,
Alessandro!
Tutti inneggiano al Papa. È nel suo nome che si vuole combattere, è
nel suo nome che si spera di vincere.
O questa fertile pianura lombarda; questa terra così ricca; questa
madre così buona; questa nutrice amorosa di propri figli! Tu non
impinguerai il forestiero! O queste belle città, nelle quali freme una
grande vita cittadina; queste ingenti fucine di liberi spiriti!
Libertà, libertà! Distruggiamole e moriamo tutti sotto le loro rovine,
piuttosto di vederle asservite allo straniero; queste chiese, create
dalla pietà degli avi; belle chiese dove dal pergamo c'insegnano nel
nostro dolce idioma natio assieme all'amore di Dio anche l'amore a
quella libertà che è il dono più prezioso del Signore, noi vi
difenderemo! Alessandro, Alessandro! Pietro vince in Alessandro! Il
mercenario, la maledetta creatura dell'imperatore teutone, non
profanerà queste chiese; il suo nome non vi verrà mai fatto. Noi in
comunione coll'antipapa? Mai! Viva Alessandro!
Il carroccio! Costruiamo il carroccio! Lo condurremo con noi, e noi,
la compagnia della morte, lo difenderemo coi nostri petti! Sacro
carroccio, simbolo di cittadina libertà! Pianteremo su di te le nostre
bandiere; alta sopra tutte sventolerà quella di sant'Ambrogio.
Sant'Ambrogio, sant'Ambrogio! Milano, Milano! Le opere di Dio per le
mani dei milanesi! Date fiato alle vostre trombe. Le odano i
governatori che egli ha lasciato in Lombardia e riferiscano a lui, che
Milano risorge, che abbiamo rifabbricato il carroccio.