Rovine fumanti

Che bel sogno! Ho sognato di essere marito amato, libero lavoratore

della terra, della mia terra. Certo, aveva sofferto molto,

nell'incendio della mia antica casa e nella dura prigionia; le mie

spalle avevano sentito i colpi della frusta; ma poi era riuscito, per

opera di buoni monaci, a riavere la libertà, a ricostruire la casa

bruciata, e voleva procreare dei figli forti, robusti, sani, nei quali

trasfondere tutto il grande amore che portava alla patria.

Invece tutto fu un sogno, ed io mi trovo davanti alle rovine fumanti

della mia città natia.

Maledetto tedesco! Assassino della nostra libertà, distruttore della

nostra patria! Chi ti ha chiamato in Italia? Che cosa cerchi su questo

nostro caro suolo? La mia città! Distrutta, distrutta! Perchè il sogno

non fu realtà?

Comprendo il sogno. Ho sognato incendi e rovine, perchè ho veduto

incendi e rovine; ho sognato omicidi, catture, vergini violate,

delitti senza nome, perchè questi miei occhi, inariditi dal troppo

pianto ed incapaci di più spargere una lagrima, hanno veduto questi

infiniti orrori, ho sognato goti perchè ho visto tedeschi. Il sogno

terminò però bene. Ha da essere questo un _omen_? Mi sorriderà ancora

un istante di felicità?

Strano questo sogno! Devo essermi addormentato pochi minuti fa, ed in

esso ho vissuto mesi ed anzi anni; ho patito, ho sofferto, ho lottato,

mi sono redento col lavoro assiduo all'ombra della croce, ho avuta

famiglia. Non comprendo. Tutta una vita, vissuta in brevissimi

istanti. Cercherò il mio pedagogo. Chissà? Ha salvato forse la vita, e

lo interrogherò..... Ma che vado io sognando? Posso occuparmi di

filosofia e di cose di pensiero, mentre la patria arde e il petto di

noi, che siamo rimasti in vita, non deve palpitare che di una sola

brama, di un desiderio unico: della brama della vendetta?

Sì, vendetta di te, Federico! Finchè un milanese resterà in vita vivrà

un vendicatore. Vendetta per la patria distrutta, per le nostre case

incenerite, per l'aratro, tirato sulle rovine di Milano, per il sale

sparso nei solchi; vendetta per i nostri genitori uccisi, per le

nostre sorelle violate, trascinate in dura prigionia; vendetta per

tanti delitti commessi, per questa nostra patria violata, esecrata;

vendetta per l'Italia che piange, che geme, che non vuole portare lei,

la regina del mondo, pesanti catene di duro servaggio; vendetta per

tanti morti!--esclama il giovane, scuotendo il pugno chiuso verso il

cielo, mentre il suo sguardo contempla le rovine che si presentano al

suo sguardo; rovine dolorose, terribili e sconfinate: rovine di case,

di palazzi, di chiese; sì, anche di chiese, perchè alcune chiese

soltanto vennero risparmiate e altre furono distrutte esse pure. Le

rovine di una intera città, punita soltanto perchè voleva conservare

la propria libertà ed essere padrona a casa sua; perchè, come non

voleva disturbare nessuno, così non voleva venir disturbata; perchè

voleva conservare Roma al Papa e l'Italia agl'italiani.

La presa, l'incendio, la distruzione di Milano! Uno dei delitti

maggiori che la storia conosca.

Altri giovani gli si uniscono. Essi contemplano pure sdegnati le

rovine, ed anche dalle loro labbra escono parole di esecrazione contro

il teutone odiato; essi pure fanno il giuramento di vendicarsi.

--Milano deve risorgere, fenice novella, dalle rovine!--esclama uno

dei giovani.

--Non è possibile--risponde con tristezza.--Siamo troppo pochi e

troppo divisi e la potenza del Barbarossa è troppo grande; noi

possiamo cercare di vendicarci, e benedetta la mano che caccerà il

pugnale nel suo petto; ma la ricostruzione della città non è

possibile!

--Uomo di poca fede! Riusciremo!

--No.

--Riusciremo ti dico! C'è un uomo, capace di unire gl'italiani od

almeno noi lombardi in un solo fascio, e di condurci alla vittoria!

--Chi?

--Alessandro.

--Il Papa?

--Una vittima anche lui della crudeltà teutonica. Egli deve difendere

dalla barbarie tedesca qualche cosa più prezioso di Milano.

--Roma? Roma vale Milano?

--La Chiesa, che il Barbarossa perseguita, che dilania, che vuole

privare della sua libertà. È lui, che oppone le su vili creature

all'Apostolico; che insulta Cristo e Pietro coi suoi antipapi; che

vuole fare a brandelli la veste inconsutile del Redentore. E

Alessandro...

--Ha perduto nella gran lotta.

--Il Papa non perde mai quando lotta per la Chiesa, perchè Gesù è con

lui.

--Ma il Papa erra ramingo in Francia.

--Ritornerà. E nel suo nome e col suo aiuto lotteremo e vinceremo.

Combattiamo per l'Italia, per Milano Qua la mano, amici! Formiamo la

compagnia della morte!

«Siano nere le nostre vesti ed abbrunate le nostre armi. Vogliamo

lottare, vincere o morire. Non possiamo vivere mentre Milano è

distrutta, nè vedere l'abiezione estrema della patria amata! Al giuro,

amici, al giuro! La compagnia nera della morte! O vincitori o morti!

Sant'Ambrogio, Sant'Ambrogio!

Le destre impugnanti i pugnali si alzano verso il cielo e le labbra

pronunziano il terribile giuro, che consacra quei giovani alla morte

per la patria. Essi, che avevano avuto da lei la vita, erano disposti

di sacrificarla per conservarle la libertà.

I sogni dell'Anarchico · 第 32 / 49 题