NOTE:

[430] Raynaldus, Annal. Eccl. Spondanus, Annal. Eccl.

[431] Du-Mont, Corps Diplomat.

[432] Segni, lib. 8.

[433] Alessandro Sardi, Storie MSte.

Anno di CRISTO MDXXXIX. Indiz. XII.

PAOLO III papa 6.

CARLO V imperadore 21.

A cagion della tregua stabilita fra _Carlo imperadore_ e _Francesco

re di Francia_ si godè in quest'anno una felice quiete per l'Italia.

Intanto i Veneziani, dopo la pruova fatta del poco capitale che

poteva farsi degli aiuti dell'imperadore contro il Turco, scorgendo

sè soli rimasti in ballo, ed esposti alla straordinaria potenza di

Solimano, cominciarono a trattar seco di pace. A questo fine nel

mezzo dell'anno presente ottennero da lui una tregua di tre mesi,

la qual fu anche dipoi prorogata. Non furono ascosi all'imperadore

e al re di Francia questi negoziati del senato veneto col tiranno

d'Oriente; e però amendue (verisimilmente non per vera voglia di

guerreggiar contra degl'infedeli, e molto meno il re Francesco I amico

d'essi, ma per comparire presso la gente credula zelanti del bene

della cristianità) nel dicembre di questo anno spedirono a Venezia i

loro ambasciatori, cioè Cesare il _marchese del Vasto_, e il re il

_maresciallo di Annebò_, per esortar quel senato a desistere dalla

pace con esso Turco, con far loro sperare dei possenti soccorsi. Ma

gli avveduti e saggi Veneziani, che sapevano qual divario passi fra

parole e fatti, grandi onori bensì fecero a que' regi ministri, e

tennero più conferenze con essi, ma infine trovando troppo allignata

la discordia fra que' due monarchi, li rimandarono ben corrisposti

d'altrettante belle parole, e senza conclusione alcuna. Determinarono

poscia di cercar pace col sultano a qualunque condizione. Mancò di vita

in quest'anno nel dì primo di maggio l'_imperadrice Isabella_; perdita,

per cui fu inconsolabile l'imperador _Carlo V_ suo marito, che molto

la amava. Già dicemmo negata da Cesare a _Cosimo de Medici_ la figlia

_Margherita_, per darla ad _Ottavio Farnese_. Premendogli nondimeno di

tenerselo amico, l'avea, nell'anno addietro, confermato signore e duca

di Firenze: con che Cosimo cominciò ad esercitare un pieno dominio in

quelle contrade. E perciocchè, siccome signore di molta avvedutezza,

si voleva in tutto mostrar dipendente da esso imperadore per più

ragioni, e massimamente per essere tuttavia in man degli Spagnuoli le

cittadelle di Firenze e di Livorno, lasciò ancora all'elezione di lui

il destinargli una moglie. Dall'Augusto fu dunque prescelta _donna

Leonora_ figlia di _don Pietro di Toledo_ vicerè di Napoli. Mandò il

duca Cosimo a prenderla, e giunta nel dì 22 di marzo a Livorno, la

condusse con gran pompa a Firenze, dove sontuosamente furono celebrate

le sue nozze.

Nell'autunno di quest'anno scoppiò in Fiandra la ribellione della città

di Gante, originata dai troppi aggravii nuovamente imposti dai ministri

cesarei. Mi sia lecito lo scorrere colla penna colà, perchè gli affari

d'Italia andavano congiunti con quei di chi n'era imperadore, e ci

possedeva tanti Stati. Nulla curando il popolo di Gante il pregio

d'essere lo stesso Augusto Carlo uscito alla luce nella loro città,

prese l'armi, uccise, o cacciò quanti ministri v'erano dell'imperadore.

Nè solamente fece ricorso per aiuto al re di Francia, ma si diede anche

ad attizzar le altre provincie, affinchè scuotessero il pesante giogo

degli Spagnuoli. Portatone il disgustoso avviso a Cesare, dimorante

allora in Ispagna, conobbe egli tosto essere necessaria la pronta sua

presenza in quelle parti per ispegnere il nato fuoco, o per trattenerlo

che non si dilatasse. V'ha chi scrive, aver egli disegnato di passare

in Italia per mare, e poi per la Germania trasferirsi in Fiandra, e che

Francesco re di Francia, ciò inteso, gli esibisse il libero passaggio a

quella volta pel suo regno. Altri poi, e con più fondamento, sostengono

che Carlo, ben conoscente del generoso animo del re Cristianissimo,

facesse maneggi per impetrare il sicuro transito per la Francia: al

qual fine indorò la richiesta con isperanze di terminar le pendenze sue

con esso re. Aggiungono i politici, procurato da lui principalmente

questo passaggio, acciocchè i Fiamminghi, al mirar la buona armonia

che passava fra lui e il re di Francia, cessassero di lusingarsi

ch'esso re condiscendesse a prendere la loro protezione contra dello

stesso imperadore. Partito dunque di Spagna l'Augusto monarca, e

ricevuto dal figlio minore del re con immenso onore ai confini della

Francia, e poscia dal delfino e dal re stesso, sul fine dell'anno

arrivò a Fontanablò, dove il lasseremo. Allorchè giunse a Roma la

nuova dell'abboccamento che avea da seguire di que' due monarchi, non

fu pigro papa Paolo a destinare un legato verso Cesare, col pretesto

di condolersi seco della morte dell'imperadrice, ma singolarmente per

procurar la pace e vegliare agl'interessi della Chiesa, dello Stato

pontificio e della casa Farnese. Perciocchè si credeva allora dagli

indovini dei gabinetti principeschi che il pontefice amoreggiasse

Siena, oppure il ducato di Milano, siccome di sopra avvertimmo. Scelto

fu nel giorno 24 di novembre per la suddetta legazione _Alessandro

cardinal Farnese_ suo nipote, giovine di circa diecinove anni,

ma di soavissimi costumi, di eccellente ingegno e di grandissima

espettazione, come lasciò scritto Alessandro Sardi, con cui vanno

d'accordo gli altri scrittori di questi e de' susseguenti tempi.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 74 / 102 题