[351] Buonaccorsi. Guicciardini. Panvinius. Raynaldus, Annal.
Ecclesiast.
Anno di CRISTO MDVII. Indizione X.
GIULIO II papa 5.
MASSIMILIANO I re de' Romani 15.
Trattenevasi _papa Giulio_ in Bologna, ma non assai contento al vedere
non ben per anche assodato il dominio suo in quella città, perchè i
Bentivogli si fermavano nello Stato di Milano. Ne fece doglianze col
_re Lodovico_, il quale si alterò non solo per questo, ma ancora perchè
esso papa non avea restituiti i suoi benefizii al protonotario, figlio
di Giovanni Bentivoglio, ancorchè la facoltà di dimorar nel Milanese ai
Bentivogli, e la restituzione suddetta fossero state dianzi accordate
dal medesimo papa. Crebbe lo sdegno di Giulio dacchè intese risoluto il
re di procedere coll'armi contra di Genova; laonde, senza più attendere
il concerto fatto col re di abboccarsi seco, allorchè egli fosse venuto
in Italia, nel dì 22 di febbraio si partì da Bologna, e s'inviò alla
volta di Roma. Pria nondimeno di abbandonar quella città, ordinò che
si rifacesse alla porta di Galiera una fortezza, col pretesto consueto
della sicurezza della città, ma infatti per tenere in briglia quel
popolo: due azioni che rincrebbero non poco, la prima agli amici de'
Bentivogli, e l'altra ad ognun di que' cittadini. Arrivò il papa a Roma
nel dì 27 di marzo, dove tutto si applicò ai maneggi d'una forte lega
contro i Veneziani, per ricuperar le città da loro occupate in Romagna.
E perciocchè i Bentivogli nell'aprile seguente fecero un tentativo
per rientrare in Bologna; e veniva lor fatto, se _Ippolito cardinal di
Este_ non si opponeva: nel dì primo di maggio fu diroccato il palazzo
di essi Bentivogli in Stra' San Donato, che era de' più belli d'Italia
di que' tempi. Crebbe nell'anno presente il tumulto di Genova[353].
Perchè fu forzato quel sedizioso popolo dai Franzesi a ritirarsi
dall'assedio di Monaco, senza più rispettare la maestà e padronanza
del re Lodovico, creò doge Paolo da Novi, tintore di seta, uomo della
feccia della plebe, e venne ad un'aperta e total ribellione: tutto
pazzamente fatto, perchè niun v'era che lor facesse sperar soccorso per
sostenere un sì ardito disegno. Per quanto il _cardinal del Finale_,
cioè Carlo del Carretto, gli esortasse ad implorare il perdono, di
cui si faceva egli mallevadore, crebbe la loro ostinazion sempre più.
Il re Lodovico, che a sue spese avea imparato qual differenza vi
sia tra il fare in persona la guerra e il commetterla ai capitani,
passato in Italia, si fermò ad Asti; e, dacchè ebbe fatto venir per
mare molti legni armati, si mosse verso il fine d'aprile coll'esercito
di terra per passare il Giogo. Poca resistenza potè fare alla di lui
possanza lo sforzo dei popolari di Genova, di modo che inviarono ad
offerirgli l'ingresso nella città; ed egli, nel dì 28 di esso mese,
colla spada nuda in mano, senza volere che si parlasse di patti, vi
entrò. Contuttociò non pensò il buon re ad imitare i tiranni, ma sì
bene a seguir l'esempio de' saggi ed amorevoli principi, che mai non
si dimenticano d'esser padri, ancorchè i sudditi si scordino d'essere
figli. Mise buona guardia alle porte della città, affinchè gli Svizzeri
e venturieri non vi entrassero e mettessero tutto a sacco. Trovati gli
anziani inginocchiati e dimandanti misericordia, rimise la spada nel
fodero, contentandosi poi di mettere al popolo una taglia di trecento
mila scudi, da pagarsi in 14 mesi, con rimetterne da lì a poco cento
mila. Ordinò la fabbrica di una fortezza al Capo del Faro, e, dopo
aver fatta giustizia di alcuni, e data nuova forma a quel governo, nel
dì 14 di maggio se ne tornò in Lombardia, dove licenziò l'esercito
per quetare i sospetti insorti in varii potentati. Bramava egli di
ripassare in Francia, ma perchè udì vicina la partenza di _Ferdinando
il Cattolico_ da Napoli, che desiderava di seco abboccarsi in Savona,
si fermò ad aspettarlo.
Dalle lettere de' suoi ministri d'Aragona e dalle istanze di _Giovanna_
sua figlia regina di Castiglia, veniva esso re Cattolico sollecitato
a tornarsene in Ispagna, per ripigliare il governo anche della stessa
Castiglia; perciocchè Giovanna dopo la morte del marito arciduca,
tanto dolore provò di tal perdita che s'infermò in lei non meno il
corpo che la mente. E intanto i due suoi figliuoli, _Carlo_ che fu
poi imperadore, e _Ferdinando_, per la loro età non erano peranche
atti al comando. Dopo aver dunque il re Ferdinando lasciate molte
buone provvisioni in Napoli e pel regno, e mutati tutti gli uffiziali
messi nelle fortezze da Consalvo, nel dì 4 di giugno sciolse le vele
verso ponente colla regina sua consorte, e senza volersi abboccare col
papa, che si era portato ad Ostia per questo, continuò il suo viaggio.
Obbligato da venti contrarii prese porto in Genova, e poscia nel dì
28 di giugno arrivò a Savona, accolto con gran pompa e finezze dal re
Cristianissimo, ma con aver prima esatte buone sicurezze per la sua
persona. Furono per quattro giorni in istretti e segreti ragionamenti,
dimenticate le precedenti nemicizie, siccome conveniva a principi
d'animo grande[354]. Avea Ferdinando, colle maggiori dimostrazioni di
benevolenza e promesse di vantaggi, menato seco da Napoli anche il gran
capitano _Consalvo_. Non si saziò il re Lodovico di mirare ed onorare
un personaggio che con tante pruove d'accortezza e valore avea tolto
a lui un regno; impetrò ancora da Ferdinando che questo grand'uomo
cenasse alla medesima tavola, dove erano assisi essi due re e la
regina. Sì graziosa finezza del re franzese verso di Consalvo ad altro
non servì che ad accrescere le gelosie nella testa spagnuola del re
Cattolico. In fatti, siccome avvertirono il Giovio e il Guicciardino,
quello fu l'ultimo giorno della gloria di Consalvo; imperocchè, giunto
in Ispagna, non potè mai ottenere il grado di gran mastro de' cavalieri
di San Iago, per cui gli aveva il re impegnata la parola. Insorsero
anche altri dissapori e contrattempi, per cagion dei quali mai più di
lui si servì il re nè in affari politici, nè in militari. Mancò di
vita Consalvo nel dì 2 di dicembre nel 1515; nè lasciò il re a lui
morto di far quegli onori che in vita gli avea negato, con ordinare
che dappertutto gli fossero celebrati sontuosi funerali: ricompensa ben
meschina ad uomo di tanto merito. Stette poi poco a tenergli dietro lo
stesso Ferdinando, siccome dirassi al suo luogo e tempo.