NOTE:

[342] Sabellicus. Raphael Volaterranus. Bembus. Guicciardini, ed altri.

[343] Volaterranus.

[344] Raynaldus, Annal. Eccl.

[345] Sardi, Istoria MS.

[346] Belcaire, Comment. Rer. Gallic., lib. 9.

Anno di CRISTO MDIV. Indizione VII.

GIULIO II papa 2.

MASSIMILIANO I re de' Romani 12.

Uno de' maggiori pensieri di _papa Giulio II_ cominciò e continuò

ad essere quello di ricuperar tutti gli Stati della Chiesa romana.

Per conto de' Veneziani, che occupavano Ravenna, Faenza e Rimini,

con parole forti intimò ad Antonio Giustiniano orator veneto la

restituzione di quelle città[347]. Spedì ancora lettere risentite,

che furono presentate a quel senato dal vescovo di Tivoli; e pulsò il

_re di Francia_ e _Massimiliano Cesare_ a prestargli aiuto per questo

fine. Ma indarno tutto, perchè i Veneziani adducevano varie ragioni

in lor difesa. Voltossi il pontefice al _duca Valentino_, per carpire

almeno da lui le fortezze che già dicemmo tuttavia conservate da' suoi

fedeli uffiziali. E perciocchè questi si erano già espressi di non

volerle consegnare, se non venivano gli ordini di esso duca, posto in

libertà, ed egli era tuttavia ritenuto prigione dal papa, trovossi

il ripiego che esso Valentino fosse posto in mano di _Bernardino

Carvajal_ cardinale di Santa Croce, ed inviato ad Ostia, per essere

poi rilasciato e condotto in Francia, subito che si avesse certezza

che le rocche suddette fossero in potere de' ministri pontifizii.

Segretamente, da Ostia procurò il Borgia da Consalvo un salvocondotto;

ed appena fu giunto l'avviso che i castellani di Cesena, Imola e

Bertinoro aveano fatta la consegna di quelle fortezze, che il cardinale

il lasciò in libertà, dandogli campo di ritirarsi occultamente a

Napoli, dove fu molto ben accolto dal gran capitano nel dì 28 di

aprile. Il pontefice, perchè senza saputa sua seguì la liberazion

di questo scellerato, nè la rocca di Forlì era stata consegnata, se

l'ebbe forte a male. Ne scrisse con vigore ai re Cattolici, cioè a

_Ferdinando_ ed _Isabella_ (principessa gloriosa, che appunto nell'anno

presente a' dì 26 di novembre passò a miglior vita), acciocchè

rimediassero al tradimento fattogli. Quali ordini venissero di Spagna,

si scoprì dopo qualche tempo. Facea credere il Valentino a Consalvo

di poter imbrogliare le cose di Toscana in favor di Pisa e degli

Spagnuoli; e a questo effetto per lui, e per alcune milizie da lui

assoldate, s'erano preparate le galee per trasportarlo a Pisa. Prese

egli congedo da Consalvo la notte con abbracciamenti vicendevoli; ma la

mattina seguente, giorno 27 di maggio, allorchè usciva di camera per

andare ad imbarcarsi, fu fatto prigione, toltogli il salvocondotto, e

da lì a non molto inviato in Ispagna sopra una galea sottile, servito

da un solo paggio[348]. Per quasi tre anni stette ritenuto nella rocca

di Medina, altri dicono nel castello di Ciattiva, daddove finalmente

essendo fuggito, e passato a militare in Navarra, quivi, ucciso in

un aguato, terminò miseramente la vita, e vilmente fu seppellito. Ed

ecco dove andò a terminare la grandezza di Cesare Borgia, cioè di

un mostro, aspirante al dominio dell'Italia: grandezza procurata a

lui dal disordinato amore del papa suo padre, e da lui ottenuta col

mezzo di tanta iniquità. Non si può neppure oggidì rammentar senza

orrore e indignazione il suo nome; e Niccolò Macchiavello, che prese

a lodare non che a difendere un tiranno sì detestabile, di troppo

anch'egli oscurò la sua riputazione, ed aggiunse questo a tanti altri

reati della sua penna. Riuscì poi a papa Giulio col potente segreto

del danaro di cavar dalle mani del castellano la rocca di Forlì,

giacchè la città dianzi a lui si era data. Mentre il papa mostrava

tanto zelo per ricuperar gli Stati pontifizii, ed annullava perciò le

concessioni fatte dai suoi predecessori, non pensò già che dovesse

essere sottoposta a questo rigore la propria casa. Imperocchè non

solamente confermò il ducato d'Urbino al _duca Guidubaldo_ della casa

di Montefeltro; ma, perchè egli si trovava senza prole, l'indusse

ad adottare in figliuolo _Francesco Maria della Rovere_, suo nipote,

prefetto di Roma e signore di Sinigaglia; al quale, col consentimento

di tutto il sacro collegio, fu confermata la successione in quel

ducato. Ciò fece parere ai Veneziani ingiusta l'ira del papa contra di

loro, dacchè si esibivano anch'essi di pagar censo, e di riconoscere

dalla Chiesa quanto essi aveano tolto al Valentino, cioè ad un tiranno,

in Romagna.

Trovavansi i Franzesi ristretti in Gaeta, e poco sperando soccorsi,

e molto desiderando di salvar le vite e gli arnesi; però, vinti

ancora dal tedio, non tardarono a capitolar la resa di quella città.

Stabilissi l'accordo nel primo giorno di quest'anno, e ne uscì quel

presidio con tutto onore, menando via le sue robe, e con libertà di

passare in Francia per mare e per terra. Gl'imbarcati per mare perirono

quasi tutti o in cammino o in Francia. Gli altri inviati per terra,

parte per freddo, parte per fame e per malattie, miseramente lasciarono

le lor vite nelle strade. In tal guisa, a riserva di qualche luogo,

restò possessore del regno di Napoli _Ferdinando il Cattolico_; e la

Francia, all'incontro, si trovò piena di mestizia e rabbia per tanto

oro inutilmente speso, per la riputazion sminuita, e per tanta nobiltà

e milizie sacrificate all'ambizione del re, che, non contento di un

sì fiorito regno, qual è la Francia, si era voluto perdere dietro

alla conquista de' regni altrui e lontani. Per cagione di questi

sì fastidiosi contrattempi si diede il re Luigi a maneggiare col re

Cattolico una tregua, di cui cadauno avea una segreta voglia e bisogno;

e questa infatti si conchiuse, restando le parti in possesso di quel

che tenevano. Trattossi poi di ridurre questa tregua in pace, con

proporsi ivi che si restituisse il regno di Napoli al _re Federigo_. Ma

perchè i ministri del re Ferdinando aveano ben in bocca parole di pace,

quando nell'interno del loro sovrano si covavano altre intenzioni, il

negoziato andò in fascio. Si conchiuse bensì il trattato di pace fra

esso _re Luigi, Massimiliano Cesare_ e _Filippo arciduca_ suo figlio,

il quale, per la morte della _regina Isabella_, cominciò in quest'anno

a suscitar delle liti contro il re Cattolico pel regno di Castiglia,

decaduto a _Giovanna_ sua moglie. Ma le condizioni di quel trattato

poco effetto ebbero col tempo; se non che fin da allora fu creduto che

l'una e l'altra potenza si accordassero per muover guerra a' Veneziani:

il che dopo qualche anno vedremo eseguito. In questo anno ancora i

Fiorentini verso la metà di maggio spinsero l'esercito loro addosso

a' Pisani, per dare il guasto a quel territorio, sperando sempre che

alla perdita delle biade terrebbe dietro la fame, e a questa la resa

della città. Più che ne' precedenti si stese tal flagello per quelle

campagne. Assediata Librafatta, l'ebbero a discrezione. Lusingaronsi

parimente i Fiorentini di poter levare Arno a Pisa: tante belle

promesse ne riportarono dagli architetti ed ingegneri. Se ciò avveniva,

di più non occorreva per ridurre in agonia quella città. Di vasti

fossi, di somme spese si fecero a questo fine. Ma il fiume si rise

di chi gli volea dar legge, e seguitò a correre nel suo grand'alveo

come prima: disinganno non poche altre volte accaduto, e che accadrà a

chi prende simili grandiose imprese, per mutare il sistema de' grossi

fiumi. Venne a morte in quest'anno _Federigo_ già _re di Napoli_,

nella città di Tours in Francia, dacchè erano svanite le lusinghevoli

speranze sue di ricuperare il regno, troppo vanamente credendo egli che

non burlasse il re Cattolico, qualor mostrava sì graziose intenzioni di

spogliarsi dell'acquistato: al che ogni principe si sente in cuore un

troppo gran ribrezzo[349]. Finì ancora di vivere nel dì 10 di settembre

_Filiberto duca_ di Savoia e principe del Piemonte in età solamente di

venticinque anni, lasciando vedova _Margherita d'Austria_ sua moglie,

figlia di Massimiliano re de' Romani, che, divenuta poi governatrice

dei Paesi Bassi, si acquistò gran nome nelle storie. Al duca Filiberto

succedette Carlo III suo fratello.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 47 / 102 题