NOTE:

[251] Raynaldus, Annal. Eccles.

[252] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[253] Corio, Istor. di Milano.

[254] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCCXCII. Indiz. X.

ALESSANDRO VI papa 1.

FEDERIGO III imperadore 41.

Di mirabil allegrezza si riempiè in quest'anno l'Italia, anzi tutta la

Cristianità, per la conquista di Granata[255], fatta da _Ferdinando

il Cattolico_ e da _Isabella_, re di Castiglia e d'Aragona, restando

con ciò snidati una volta i Mori maomettani da ogni signoril dominio

nella Spagna, dopo aver ivi tenuto il piede per ottocento anni. Fin

qui _Lorenzo de Medici_ avea, non già con titolo alcuno di signore, ma

bensì coll'autorità sua tenuto in pugno il governo della repubblica

fiorentina[256], in cui facea e disfacea, ma con tal senno ed amore

alla patria, con tal magnificenza e liberalità, che non men Firenze si

trovò felice sotto di lui, che egli stesso celebrato e stimato in tutte

le corti de' principi cristiani, ed anche presso il Gran Turco e presso

il soldano d'Egitto. Era egli pervenuto all'età di quaranta quattro

anni, quando il chiamò Dio all'altra vita nel dì 7 d'aprile dell'anno

presente[257]. Restarono di lui tre figliuoli, _Pietro_, che fu

confermato negli onori del padre dalla repubblica, _Giovanni cardinal_

giovinetto, che fu poi papa Leone X, e _Giuliano_. Fra le altre

lodi che a gara diedero gli scrittori suoi contemporanei a Lorenzo,

singolar fu quella del suo amore non men verso le lettere, che verso i

letterati. Seguì verso il fine di gennaio, se crediamo al Rinaldi[258],

o piuttosto di maggio, come vuol l'Infessura[259], accordo fra _papa

Innocenzo_ e il _re Ferdinando_. Probabilmente la paura ottenne ciò che

la ragione non aveva fin qui potuto conseguire. Sapeva il re quanto la

sua crudeltà avesse alienato da lui l'animo della sua baronia, e star

essa colle mani giunte aspettando chi venisse alla conquista di quel

regno. Non era ignoto che vi pretendea _Carlo VIII re_ di Francia per

le ragioni (non cerco se fondate o no) a lui cedute da _Renato duca_

di Lorena. Andava inoltre crescendo del rancore tra _Ferdinando_ e

_Lodovico il Moro_. Però venne il tempo di pacificare il papa, per

averlo alle occasioni non nemico, ma favorevole. Si conchiuse dunque

l'accordo, avendo il re promesso di pagar l'annuo censo, come avea

pattuito il _re Alfonso_ suo padre. _Ferdinando il Cattolico_ quegli

fu che trattò l'affare. In segno della rinnovata buona amistà entrò in

Roma nel dì 27 di maggio _Ferdinando principe_ di Capoa, primogenito

d'_Alfonso duca_ di Calabria, e nipote del predetto re Ferdinando, il

quale diede l'ultima mano a quella pace. Sfoggio di magnificenza tale

fece il cardinale _Ascanio Sforza_, accogliendo nel suo palagio questo

principe, che l'Infessura non si attentò a darne la relazione per

timore che fosse creduta un'esagerazione o fola. E i buoni Napoletani,

non contenti di sì nobil trattamento, nell'andarsene, portarono seco

per memoria anche gli apparati delle stanze, i panni lini, e tutto

quanto poterono dal palazzo d'esso cardinale.

Sul principio di luglio cadde gravemente infermo papa _Innocenzo

VIII_; e dacchè fece temer di sua vita, i cardinali misero in castello

Sant'Angelo _Zizim_ fratello del gran-signore[260]. Nella notte poi del

dì 25 d'esso mese, venendo il dì 26, terminò il pontefice le grandezze

umane con gran compunzione di cuore, per comparire al tribunale di Dio.

L'essere egli stato uomo mansueto ed amator della pace, e l'aver fatto

di belle fabbriche in Roma, cagion fu ch'egli lasciasse piuttosto dopo

di sè un buono che un cattivo nome. Pel desiderio violento, comune ad

altri papi di que' tempi, d'arricchire il figlio suo _Franceschetto

Cibò_, diede occasione di mormorare a non pochi. Tuttavia non imitò

egli alcuno de' predecessori, nè simile fu ad altri dei successori,

che si immersero in guerre, e logorarono i tesori della Chiesa, col

segreto principal motivo d'ingrandire le lor case, e di procurare Stati

principeschi ai loro nipoti. Rimase veramente ricco Franceschetto, ma

non di magnifici Stati; e que' pochi ancora ch'avea, cioè la contea

d'Anguillara, Cerveteri ed altre picciole castella, le vendè egli nel

febbraio dell'anno seguente quasi tutte a _Virginio Orsino_, restando

solamente conte di Ferentillo. Giunse dipoi la nobil casa Cibò,

ma molto dopo la morte del pontefice Innocenzo, e coll'aiuto della

casa de' Medici, ad acquistare il marchesato, oggidì ducato di Massa

e Carrara, mediante il matrimonio di Franceschetto con _Ricciarda

Malaspina_ erede di quegli Stati. Nel dì 11 d'agosto[261] fu eletto

papa _Roderigo_, ossia _Rodrigo Borgia_, cardinale, vescovo di Porto,

e vicecancelliere della Chiesa romana, nativo di Valenza in Ispagna:

i genitori suoi furono Goffredo Lenzoli ed Isabella Borgia, sorella

di _Callisto III papa_. Prese egli il nome di _Alessandro VI_, e

nel dì 26 d'agosto fu con gran solennità coronato, e concorsero le

ambascerie di tutti i principi cristiani a prestargli ubbidienza. Non

v'ha scrittore (e non ne eccettuo gli stessi Annalisti sacri) che non

detesti, o non deplori l'assunzione al trono pontificale di un uomo

tale, pubblicamente screditato per la sua licenziosa ed impudica vita,

e che comunemente fu creduto aver impiegate le adunate sue ricchezze

e le promesse di Stati e di dignità, per comperare le chiavi di

San Pietro. Certo è che i porporati d'allora, invece d'eleggere il

migliore, come portava il loro dovere, elessero il peggiore, a seconda

della umana cupidità; colpa de' malvagi esempli e della corruzione

allora dominante, per cui giunsero alcuni papi, fino a gloriarsi

d'aver de' figliuoli. E quattro appunto questi ne avea, notissimi a

tutta Roma, e più ancora noti da lì innanzi, cioè _Giovanni_, a cui

il padre ottenne in Ispagna il ducato di Gandia, _Cesare_, di cui

avremo troppo da parlare, _Giuffrè e Lucrezia_ a lui nati da Vannozia

cortigiana famosa. Il benignissimo Iddio ha conservato e conserverà

sempre, secondo le divine sue promesse, illibata dagli errori la Chiesa

sua santa, nè lasceran per questo di nascere in essa di tanto in tanto

degli scandali; ma guai a chi reo fu o sarà di questi sconcerti nella

casa del Signore. Creato che fu il nuovo papa, _Giuliano della Rovere_,

cardinale di San Pietro in Vincola, che fu poi papa _Giulio II_, non

fidandosi di questo, com'egli solea dire, marano, perchè avea avuto

delle gare con lui, sino a strapazzarsi villanamente l'un l'altro, sul

fine di quest'anno si ritirò ad Ostia, e quivi si fortificò. Credendo

poi di essere rimesso in grazia di Alessandro, se ne tornò a Roma; ma,

accortosi di essere in pericolo, finalmente andò in Francia, nè più

si lasciò attrappolar dalle promesse, nè da belle parole[262]. Molti

ancora de' cardinali che aveano venduti i lor voti e le loro coscienze

per far questo papa, col tempo trovarono d'avere eletto il proprio

loro carnefice. L'Italia nel presente anno somministrò alla Spagna,

cioè al cattolico _re Ferdinando_ e alla _regina Isabella_ consorti,

un mirabil uomo, cioè un sempre memorando strumento, per arricchire i

loro regni[263]. Questi fu _Cristoforo Colombo_, nato in Genova, o, per

meglio dire, in un villaggio vicino a Genova (altri il fece Savonese),

di genitori plebei, ma d'ingegno nobile, di cui tanta fu la perspicacia

e la fortuna, che arrivò a scoprir varie isole nell'Oceano occidentale,

ed aprì l'adito ad altri di scoprire la terra ferma dell'America, cioè

un nuovo mondo, creduto sconosciuto finora, ma che sembra essere stato

in qualche guisa accennato o predetto da alcuni antichi scrittori.

Rapporta il Leibnizio[264] una lettera di _Ferdinando re_ di Napoli

scritta nel 1474 a _Lodovico XI_ re di Francia, dove si duole che

sieno state prese due sue galee incamminate in Fiandra da un _Colombo_

suddito di esso re Luigi. Pensò quel valentuomo che questi fosse il

celebre _Cristoforo Colombo_: cosa, a mio credere, lontana dal vero per

varie ragioni.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 30 / 102 题