NOTE:

[244] Corio, Istor. di Milano.

[245] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.

[246] Jacobus Philippus Bergom., Hist.

[247] Raynaldus, Annal. Eccles.

[248] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[249] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.

[250] Corio, Istor. di Milano.

Anno di CRISTO MCCCCXCI. Indiz. IX.

INNOCENZO VIII papa 8.

FEDERIGO III imperadore 40.

Passò parimente l'anno presente senza azioni degne di memoria in

Italia, perchè durò in essa la pace universale[251]. Ma guerra

in Ungheria fu fra i principi pretendenti di quel regno. Non potè

contenersi _Baiazette_ dal profittar di così propizia congiuntura.

Fece delle scorrerie in Ungheria, prese alcune città, e diede il

sacco ad una grande estension di dominio. Non lasciò il pontefice di

spronar di nuovo i principi cristiani, acciocchè unissero le lor armi

contro il comune nemico. Mandò ancora le tasse di quanto avea ognuno

da contribuire, e le mandò indarno. Scusossi ognuno, e terminò tutto

questo trattato a far la guerra non al Turco, ma bensì alle borse

degli ecclesiastici, con essersi ricavate, per via delle decime, somme

grandi di danaro, che a tutt'altro furono impiegate, fuorchè alla

guerra co' Turchi. Per attestato dell'Infessura[252], in quest'anno si

vide in Roma un uomo (non si seppe di qual paese) vestito da pezzente

e tenuto per matto, che, portando in mano una croce di legno, andò

facendo per le piazze delle prediche al popolo, prediche contenenti

molta eloquenza e dottrina, nelle quali diceva essere imminente alla

Italia delle tribolazioni gravissime, e nominatamente a Firenze, Milano

e Venezia. Ma perchè egli disse dover ciò avvenire nel presente anno e

ne' due susseguenti, con aggiugnere inoltre che dovea venire un pastore

angelico, il quale unicamente avrebbe a cuore la vita spiritual delle

anime; al che non corrisposero gli effetti: maggiormente si confermò

la credenza ch'egli fosse un pazzo. Prepotente era in questi tempi

la fazion de' Baglioni in Perugia, nè voleva ammettere in città la

contraria degli _Oddi_, da molto tempo bandita. Avendo fatto gli ultimi

ricorso al papa, n'ebbero sempre di belle parole, ma non mai fatti.

La disperazione li consigliò a tentare di rientrarvi per forza; ed,

ottenuto un rinforzo d'armati dal duca d'Urbino, nella notte del dì

6 di giugno, scalate le mura, s'impadronirono de' luoghi forti della

città, senza che in favor loro si movesse, come speravano, alcuno

dei cittadini amici. Alzossi bensì contra d'essi tutto il partito

contrario, e per forza li cacciò fuori della città. Quanti caddero

nelle lor mani, tutti rimasero barbaramente uccisi o impiccati; e

furono più di centocinquanta, fra i quali _Fabrizio_ e _Ridolfo_,

amendue prelati della corte romana, condottieri dell'infelice brigata.

Spedì tosto il papa colà il _conte di Pitigliano_ generale della

Chiesa, acciocchè non succedesse di peggio. Intanto in Milano[253]

la matta ambizione fece nascer delle gare fra _Isabella d'Aragona_

duchessa di Milano e _Beatrice d'Este_ moglie di _Lodovico Sforza_ il

Moro. Volea cadauna di esse soprastare all'altra negli ornamenti e ne'

pubblici luoghi. Da questa feminil discordia quanti malanni prendessero

origine per la rovina d'Italia, non tarderemo molto a vederlo. Nel

dì 12 di febbraio giunse a Ferrara[254] _Anna Sforza_, sorella di

_Gian-Galeazzo_ duca allora di Milano, presa in moglie da _Alfonso

d'Este_, primogenito d'_Ercole I duca_ di Ferrara, nella qual occasione

abbondarono in quella città feste e suntuosi solazzi.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 29 / 102 题