NOTE:

[241] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.

[242] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Cronica MS. di Bologna.

[243] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Diar. Rom., tom. eod.

Anno di CRISTO MCCCCXC. Indiz. VIII.

INNOCENZO VIII papa 7.

FEDERIGO III imperadore 39.

Godendo in questi tempi l'Italia una invidiabil pace, niun riguardevole

avvenimento somministrò alla storia. Tutta ancora la cristianità

si trovava esente dalla persecuzione turchesca, perchè il fiero

_Baiazette_ mirava sempre con apprensione il fratello _Zizim_, detenuto

in Roma, come un mantice di sollevazioni e rivoluzioni ne' suoi Stati,

qualora gli fosse permesso di comparire alla testa di un'armata contra

di lui[247]. Nè mancò a papa _Innocenzo VIII_ il pensiero di prevalersi

di tal congiuntura. Cercò egli infatti di muovere tutti i principi

cristiani alla guerra contra de' Turchi, rappresentando ad ognuno qual

gran vantaggio si potesse trarre dall'ottimo mezzo e strumento ch'egli

aveva in sua mano. Ma neppur uno si trovò che volesse impacciarsene,

premendo a tutti più i lor privati interessi che il pubblico bene.

Di quest'animo del papa forse fu informato, oppure se l'immaginò

Baiazette. Capitò a Costantinopoli nell'anno precedente _Cristoforo_,

ossia _Marino Castagna_, nobile della marca d'Ancona, inviperito per

essergli stato tolto un suo castello dagli uffiziali del papa[248].

Si esibì costui a Baiazette di levar di vita Zizim suo fratello col

veleno: offerta sommamente gradita dal tiranno, che perciò di alcune

migliaia di ducati d'oro il regalò in più volte: gli donò anche delle

ricche vesti, e un diamante di valore di mille ducati d'oro. Dicono

inoltre, avergli promesso la città di Negroponte a negozio finito.

Venuto costui a Roma, fu carcerato, probabilmente perchè si penetrò

esser egli stato a Costantinopoli, e ne' tormenti confessò tutto il

suo reo trattato. Il perchè nel dì 7 di maggio ricevette dalla romana

giustizia un premio differente da quello che gli avea fatto sperare

il Turco. Arrivò poscia a Roma nel dì 30 di settembre un ambasciatore

spedito da Baiazette, che fu con grande onore ricevuto. Le commessioni

sue erano di pregare il papa di ritener sotto buona custodia Zizim,

promettendo per tal cura di pagare annualmente al pontefice quaranta

mila ducati d'oro, e di dar pace e libero commercio a' cristiani.

Fu detto che l'ambasciatore del sultano d'Egitto avea allo incontro

esibito al pontefice, se gli volea dare in mano Zizim, per potere far

guerra con esso a Baiazette, un regalo di quattrocento mila ducati,

e la cessione della città di Gerusalemme; e che inoltre tutto ciò che

s'acquistasse de' paesi del Turco, quand'anche fosse Costantinopoli, si

restituirebbe alla Chiesa romana ed ai cristiani. Troppo vaste e non

molto credibili sono tali slargate di promesse; nè Zizim vi avrebbe

mai consentito. Quel che è certo nulla si conchiuse coll'Egiziano, e

pare che fosse solamente accettata l'annua esibizione fatta dal Gran

Signore. Dimandò poscia l'ambasciator turco udienza da Zizim, che

gliela diede con maestosa formalità, e gli presentò lettere e regali

da parte del fratello Baiazette. Morì nell'aprile di quest'anno _Mattia

Corvino_ celebre re d'Ungheria, e si suscitarono dei gravissimi torbidi

in quel regno, giacchè egli non lasciò figliuolo alcuno legittimo.

Però tanto meno si pensò a pigliar l'armi contra dei Turchi. _Lodovico

Sforza_, reggente dello Stato di Milano, conchiuse in quest'anno il

suo maritaggio con _Beatrice_ figliuola d'_Ercole Estense_ duca di

Ferrara[249]. Si partì questa principessa da Ferrara nel dì 29 di

dicembre, accompagnata dalla duchessa sua madre _Leonora d'Aragona_, e

suntuose furono poi le nozze celebrate in Milano. Un'altra figliuola

d'esso duca di Ferrara, per nome _Isabella_, nel febbraio di questo

medesimo anno era passata a Mantova ad unirsi in matrimonio con

_Gian-Francesco Gonzaga_ marchese di quella città, il qual tenne corte

bandita per più giorni, e sfoggiò forte in solazzi e spettacoli per

tali nozze[250]. Vi intervennero quasi tutti gli oratori dei potentati

d'Italia. In questi tempi ancora, perchè _Carlo VIII re_ di Francia era

sdegnato forte col duca di Milano a cagion di Genova, Lodovico il Moro

si studiò di placarlo. Ne seguì poi la concordia, con avere il duca

riconosciuta dal re in feudo quella città. Altrettanto avea fatto negli

anni addietro il duca _Francesco Sforza_ padre d'esso Lodovico.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 28 / 102 题