[234] Jacobus Philipp. Bergom., Hist.
[235] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[236] Allegretti, Diar. Sanese, tom. 23 Rer. Ital.
[237] Cronica di Bologna MS. nella Libreria Estense.
[238] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
[239] Cronica MS. di Bologna.
[240] Corio, Istoria di Milano. Giustiniani, Istor. di Genova.
Anno di CRISTO MCCCCLXXXIX. Indiz. VII.
INNOCENZO VIII papa 6.
FEDERIGO III imperadore 38.
Nel dì 13 di marzo dell'anno presente fece la sua entrata in Roma
_Zem_ ossia _Zizim_, fratello del sultano _Baiazette_, ed uomo di gran
credito fra i Turchi[243]. Gran gelosia di costui avea esso Baiazette
per timore ch'egli tornasse un dì a disputargli l'imperio, ben sapendo
che non gli mancava numeroso partito fra i Maomettani. Volle papa
_Innocenzo VIII_ che costui fosse ricevuto con distinto onore, e gli
mandò incontro _Franceschetto Cibò_ suo figliuolo con assai cortigiani.
Nel dì seguente fu condotto al sacro concistoro; e, per quanto egli
fosse stato ben ammaestrato delle genuflessioni che dovea fare al papa,
e di andare a baciargli il piede, costui senza voler neppure piegare
il capo, se ne andò ritto ritto al trono pontificio, ed unicamente
baciò in una spalla il pontefice. Gli fu poi assegnato un quarto
del palazzo apostolico, ma sotto buona guardia. Trovavasi allora in
Roma l'ambasciatore del sultano d'Egitto, minacciato di guerra dal
turco Baiazette. Fece costui grandi istanze, ed incredibili offerte e
promesse al papa, se voleva dargli Zizim, per metterlo alla testa di
un'armata contra di esso Baiazette; ma per motivi politici nulla potè
ottenere. Fece poco appresso il pontefice una promozion di cardinali,
con alzare a tal dignità il gran mastro di Rodi in ricompensa del
principe turco a lui rilasciato. Con raro esempio ancora fu allora
creato cardinale _Giovanni de Medici_, figliuolo di _Lorenzo_, ancorchè
fosse in età di soli quattordici anni. Questi col tempo fu poi papa
_Leone X_. Ma perchè il _re Ferdinando_ tuttavia si burlava del papa,
senza voler pagare il censo pattuito pel regno di Napoli, e per altre
cagioni, Innocenzo, nella festa di san Pietro di giugno, lo scomunicò,
e, niun effetto facendo le censure, arrivò a privarlo del regno nel
dì 11 di settembre. Ferdinando appellò al futuro concilio. Fecesi poi
preparamento di guerra dall'una parte e dall'altra; ma il pontefice,
amator della pace, non bramò, oppur non osò di proceder oltre; e
perciò durò il sereno, benchè framezzato da molte nebbie, non meno in
Roma che nel regno di Napoli. Gran tempo era corso, dacchè seguirono
gli sponsali fra il giovinetto _Gian-Galeazzo Sforza_ duca di Milano
ed _Isabella_ figliuola di Alfonso duca di Calabria, primogenito del
re Ferdinando[244]; solamente nell'anno presente si effettuò quel
matrimonio. Venne per mare a Genova questa principessa, e colà sbarcò
nel dì 17 di febbraio. Giunse poscia a Milano, ma senza pompa si
celebrarono quelle nozze, perchè tre mesi prima era mancata di vita
la madre della sposa. Con questo maritaggio universalmente si sarà
creduto assicurato lo Stato al duca _Gian-Galeazzo_, e _Lodovico il
Moro_ premuroso per li di lui vantaggi. Non passò molto che ben diverso
dovette essere il giudizio del pubblico. Intanto sotto varii pretesti,
e con ingannare lo stesso duchino, s'impadronì Lodovico del castello di
Milano e di Trezzo, e di ogni altra fortezza di quel dominio, levandone
gli uffiziali vecchi e fedeli al duca, mettendovene degli altri di
sua confidenza, e mutando i presidii a suo piacimento. Tutto fingea
di fare per miglior bene e sicurezza del nipote. Nel dì 13 di marzo
dell'anno presente[245] in età di soli ventun anni diede fine al suo
vivere _Carlo duca di Savoia_, principe, per varie sue imprese fatte
in sì corto tempo di sua vita, già divenuto glorioso. Restò di lui un
solo figliuolo maschio, ch'era ancor nelle fasce, nato nel precedente
anno, e nominato anche esso _Carlo_. Questi fu suo successore; ma
gran disputa nacque per la reggenza. Finalmente questa fu accordata
a _Bianca_ figliuola di _Guglielmo marchese_ di Monferrato, madre
sua, principessa di raro senno e di somma virtù, il cui elogio si
può leggere nella Storia di Jacopo Filippo da Bergamo[246], scrittore
vivente in questi tempi.