[210] Corio, Istor. di Milano.
[211] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
[212] Trithemius, Nauclerus, Langius, et alii.
[213] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Anonym., Diar. Roman.,
tom. eod.
[214] Raynaldus, Annal. Eccl.
[215] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[216] Istoria Napolet., tom. 23 Rer. Ital.
[217] Diar. Roman., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Infessura, Diar., tom. eod.
[218] Corio, Istor. di Milano.
[219] Ammirati, Ist. di Firen. Giustiniani, Ist. di Genova.
[220] Corio, Istor. di Milano.
[221] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
[222] Infessur., Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[223] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
[224] Raynaldus, Annal. Eccles.
[225] Nauclerus, Langius, Sabellicus, et alii.
[226] Corio, Istoria di Milano. Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer.
Ital.
[227] Sanuto, Istor. Vent., tom. 22 Rer. Ital.
[228] Ammirati, Ist. di Firenze.
[229] Corio, Istor. di Milano.
[230] Istor. Napol., tom. 23 Rer. Ital.
[231] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Italic.
[232] Summonte, Istoria di Napoli.
[233] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.
Anno di CRISTO MCCCCLXXXVIII. Indiz. VI.
INNOCENZO VIII papa 5.
FEDERIGO III imperadore 37.
Le novità della Romagna quelle sono che somministrano argomento
alla storia di quest'anno. Signore di Forlì e di Imola era il conte
_Girolamo Riario_, già da noi veduto nipote di papa _Sisto IV_,
ed arbitro della corte romana sotto quel pontificato. Aveva egli
nobilitate le suddette due città con molte fabbriche ed ornamenti[234].
Contuttociò co' malvagi suoi costumi s'era tirato addosso l'odio della
maggior parte de' cittadini di Forlì. Però, formata contra di lui una
congiura, nel dì 15 d'aprile (l'Infessura[235] ci dice nel dì 7, e la
Cronica di Siena[236] nel dì 14, e così par che fosse, asserendolo
anche una Cronica di Bologna[237]) fu da molti, e specialmente da
alcuni maggiormente beneficati da lui, ucciso, ignominiosamente
strascinato il suo cadavero, e presa _Caterina Sforza_, sorella del
duca di Milano e moglie sua, co' suoi figliuoli. S'impadronirono i
congiurati della città, ma non della rocca. Era Caterina donna d'animo
grande e sagace. Minacciata di morte, se non facea rendere la fortezza,
ottenne di potervi entrare per indurre quel castellano alla resa. Ma
entrata, virilmente cominciò, alzate le bandiere del duca di Milano, a
far guerra alla città, minacciando agli uccisori del marito l'ultimo
eccidio, se offesi avessero i suoi figliuoli, stante il soccorso che
s'aspettava da Milano. Secondo la suddetta Cronica Bolognese, composta
da autore contemporaneo, allora fu, che presentatisi i malfattori alle
mura della rocca, e preparate le forche, mostrarono di voler impiccare
i di lei figliuoli, s'ella non si arrendeva. Ma rispose loro quella
forte femmina, che se avessero fatti perir que' figliuoli, restavano
a lei le forme per farne degli altri, e v'ha chi dice (questa giunta
forse fu immaginata, e non vera) aver anche ella alzata la gonna per
chiarirli che dicea la verità. Non eseguirono il crudel disegno que'
micidiali, ed intanto arrivò sotto Forlì _Giovanni Bentivoglio_ con più
di tre mila tra cavalli e fanti; e da lì a non molto giunse ancora un
altro rinforzo di soldatesche spedite con somma fretta da Milano sotto
il comando di _Gian-Galeazzo San Severino_. Stretti così da ogni lato
i cittadini, nè vedendo comparire i soccorsi che speravano dal papa,
dimandarono di capitolare: laonde nel dì 29 d'aprile fu riconosciuto e
proclamato signore di Forlì _Ottaviano Riario_ primogenito dell'ucciso
conte Girolamo[238]. Fu creduto da alcuni che si facesse questa
tragedia per dar quelle terre a _Franceschetto Cibò_ figliuolo del
papa; ma quando ciò fosse stato, altre misure avrebbe preso il papa,
affinchè l'impresa riuscisse a tenore de' suoi desiderii.
Poco stette ad udirsi un'altra scena in Romagna. Nel dì 31 di maggio
essendo andato _Galeotto de' Manfredi_ signor di Faenza a visitare in
sua camera _Francesca_ sua moglie, figliuola di _Giovanni Bentivoglio_,
ch'era, o fingeva d'essere inferma, restò quivi ucciso, con persuasione
universale che ciò seguisse per ordine della stessa moglie, da cui era
fieramente, a cagione di alcuni di lui amorazzi, odiato. Fu in armi
la città, e prestamente corse colà il Bentivoglio con alcune genti
d'armi per procurar di quietare il rumore, e di assicurare il dominio
ad _Astorre_ figliuolo dell'ucciso, e nipote suo. Ma i Fiorentini,
siccome coloro che sospettavano fatto quel colpo dal Bentivoglio con
disegno di usurpar quella città (lo che non è credibile per riguardo
che la figliuola avea successione), oppure per timore che il duca di
Milano vi mettesse i piedi, attizzarono i villani di Val di Lamone e il
popolo, con rappresentar loro mal intenzionato e complice del delitto
il Bentivoglio. Fecesi pertanto una general sollevazione contra di
lui, in guisa tale che poco mancò che non rimanesse vittima del loro
furore. Restò non di meno preso e condotto a Modigliana nelle forze de'
Fiorentini. Ma perchè il _re Ferdinando_ e il _duca di Milano_, parte
con preghiere e parte con minaccie di guerra, fecero calde istanze per
la di lui liberazione[239], nel dì 13 di giugno fu rilasciato, e nel
dì seguente sano e salvo arrivò a Bologna; dove dianzi appena fu udita
la di lui prigionia, che più di quindici mila Bolognesi armati corsero
a Castel Bolognese con disegno di far guerra a Faenza; e l'avrebbono
fatta, se non era in altra maniera provveduto alla di lui salvezza.
Succedette dunque nella signoria di Faenza _Astorre de' Manfredi_,
in età di soli tre anni. Francesca sua madre ebbe il comiato, e se ne
ritornò a Bologna.
Parve poco a _Lodovico Sforza_ la dedizione fatta nel precedente anno
dai Genovesi della loro città al duca _Gian-Galeazzo_ suo nipote[240].
Ossia ch'egli, col volere di più, accendesse nuovo fuoco in quella
città, oppure che questo naturalmente nascesse in un popolo sempre
inclinato alle mutazioni e alle novità: certo è che nel mese d'agosto
_Obietto del Fiesco_ entrò con gente armata in Genova, e dipoi corse a
quel rumore anche _Batista Fregoso_, cadaun d'essi contra del cardinal
_Paolo Fregoso_, governatore allora della città. Si ritirò il cardinale
nel castelletto; a questo fu messo l'assedio. Era grande la discordia
fra i cittadini; chi inclinava a darsi al re di Francia (e fu anche
spedito per questo a lui), chi al duca di Milano, e chi a ripigliare
l'antica libertà. Dopo molti dibattimenti, essendosi accordati insieme
gli Adorni e i Fieschi, e giunto colà _Gian-Francesco San Severino_ con
molte brigate d'armati, fu determinato di cedere di nuovo coi patti
e privilegii consueti il dominio di Genova a _Gian-Galeazzo_ duca di
Milano. Spedirono perciò sul fine di ottobre sedici ambasciatori a
Milano, ai quali fu data l'udienza nel giorno creduto propizio, secondo
l'ora astrologica: che di queste pazze fantasie era attentissimo
osservatore anche _Lodovico il Moro_, ed altri non pochi infatuati
di quel secolo e de' precedenti. Al cardinal Fregoso fu promessa una
pensione annua di seimila ducati, e cedette il castelletto. _Agostino
Adorno_ per dieci anni ebbe il governo della città a nome del duca.
Ottenne in questo anno papa _Innocenzo VIII_ da _Pietro d'Aubusson_
gran mastro de' cavalieri oggidì chiamati di Malta, _Zem_ ossia
_Zizim_, fratello di _Baiazette_ imperador de' Turchi[241], il quale
era negli anni addietro, caduto prigione nelle mani dei cavalieri
suddetti. Scoprissi in Bologna sul fine di novembre[242] una gran
congiura contro la vita di _Giovanni de' Bentivogli_ e dei suoi
figliuoli. Scoperta che fu, costò la vita a molti, che non poterono
fuggire.