[197] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Infessura, Diar., P.
II, tom. 3 Rer. Ital.
[198] Annal. Placentin., ubi supra.
[199] Raynaldus, Annal. Ecclesiast.
[200] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[201] Anonymus, Diar. Roman., tom. 3 Rer. Ital.
[202] Summonte, Ist. di Napol.
[203] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[204] Anonymus, Diar. Roman., tom. eod.
[205] Raynaldus, Annal. Eccl.
[206] Summonte, Istoria di Napoli.
[207] Ammirati, Istor. di Firenze.
[208] Corio, Istor. di Milano.
[209] Summonte, Istoria di Napoli.
Anno di CRISTO MCCCCLXXXVI. Indiz. IV.
INNOCENZO VIII papa 3.
FEDERIGO III imperadore 35.
Erasi fin qui affaticato non poco _Federigo III_ imperadore austriaco,
ma senza frutto, per far dichiarare re de' Romani _Massimiliano_
suo figliuolo[212]. Nel dì 16 di febbraio dell'anno presente
ottenne finalmente il suo intento, con averlo la maggior parte degli
elettori promosso a quella dignità, continuata poi fino a' dì nostri
nell'augustissima casa d'Austria. Andò ancora ne' primi sei mesi di
questo anno[213] continuando la guerra ne' contorni di Roma con gravi
danni del paese, ma senza azione alcuna memorabile. In questo mentre
si andò trattando di pace[214]. _Ferdinando il Cattolico_ re d'Aragona
e di Sicilia, per mezzo d'alcuni suoi deputati, e l'accorto _Lorenzo
de Medici_ per altra via la fecero proporre al papa, con indorargli sì
ben la pillola, che gliela fecero infine inghiottire. Vi si adoperò non
poco il cardinale _Ascanio Sforza_, fratello di _Lodovico il Moro_.
Trovavasi papa _Innocenzo VIII_ colla guerra in casa, freddamente
assistito dai suoi collegati, ingannato da tutti, e con Roma piena di
tradimenti, di sconcerti e di timori, in guisa tale che nel dì 21 di
gennaio, per voce sparsa che gli Orsini erano entrati in quella città,
mirabil fu lo scompiglio di tutti i cittadini. Molto più bramava il re
Ferdinando che si mettesse fine a tal briga, al sapere che il papa avea
commosso _Carlo VIII_ re di Francia a spedire in Italia _Renato duca_
di Lorena con assai forze, per farlo entrare nel regno di Napoli, dove
egli si potea promettere molto dal partito angioino. Inoltre andava
piuttosto crescendo che scemando la ribellion de' baroni. Se riusciva
a Ferdinando di placare il papa, e d'indurlo a staccarsi da' suoi
ribelli, non sarebbono poi mancate maniere a lui di far vendetta, e
di tagliare i papaveri del regno suo. Così appunto avvenne. Lasciossi
il pontefice menare all'accordo; niuna difficoltà ebbe Ferdinando di
accordar qualunque condizione gli fu richiesta dal papa. Promise una
piena remission delle offese ai baroni, disobbligandoli anche dal
venire a Napoli, e diede per sicurtà di questo suo perdono il suddetto
Ferdinando re d'Aragona, il duca di Milano e Lorenzo de Medici. Promise
di pagare l'annuo censo del regno di Napoli, come si facea ne' passati
tempi, con altre belle promesse, ch'egli in suo cuore non intendeva
di voler poi eseguire. Pertanto nel dì 11 di agosto fu sottoscritta la
pace: pace non comunicata ai cardinali, e dalla maggior parte di loro
disapprovata[215], e soprattutto dal _cardinale Batua_ Franzese, il
quale, un dì trattandosene in concistoro, vi si oppose forte; e perchè
_Rodrigo Borgia_ cardinale, che fu poi papa Alessandro VI, il trattò
da ubbriacone, egli trapazzò il Borgia con assai ignominiose ingiurie,
di modo che furono vicini a mettersi le mani addosso: tanto era allora
disordinato quel sì venerabil collegio.
Fatta che fu la pace, licenziò il pontefice le sue genti d'arme;
e mandarono i baroni del regno, per mezzo de' lor procuratori, a
giurar fedeltà al re Ferdinando. Ma egli non tardò a sfogar la sua
collera contro di chi gli potè venir nelle mani. Imperocchè nel dì
13 d'agosto[216] fece proditoriamente prendere _Francesco Coppola_
conte di Sarno, _Antonello di Aversa_ con due suoi figliuoli conti di
Carinola e Policastro, _Anello d'Arcamone_ conte di Borello, ed altri
suoi cortigiani; e, fattili processare, imputando loro che avessero
avute intelligenze co' nemici, ad alcuni fece mozzare il capo, a tutti
gli altri tolse roba e feudi di sommo valore. Furono anche imprigionati
il _conte di Morcone_ e _Fabrizio Spinello_. Dovea, secondo i patti,
restare in libertà la città dell'Aquila[217]. Nel dì 12 d'ottobre
v'entrò il conte di Montorio colle milizie del duca di Calabria, ed
ucciso l'arcidiacono che ivi era pel papa con promessa d'essere creato
cardinale, fece tornare quella città all'ubbidienza del re: con che
restò maggiormente deluso il pontefice. Anche _Roberto San Severino_
si trovò mal pagato[218]; perchè venendo colle sue genti d'armi verso
il Veneziano, ed inseguito dal duca di Calabria, allorchè fu sul
Bolognese, fu forzato a fuggirsene con soli cento cavalli, e il resto
di sua gente andò disperso. Avea il pontefice conchiusa pace ancora
fra i Genovesi e i Fiorentini[219], con obbligare i primi a cedere
Pietra Santa ai Fiorentini, che l'aveano presa, e i Fiorentini a cedere
Sarzana e Sarzanello ai Genovesi. Ma i Fiorentini, a' quali era stata
tolta Sarzana, seppero ben trovar dei pretesti per non effettuar questo
accordo, perchè parea loro non difficile il ripigliar Sarzana, siccome
vedremo fatto nell'anno seguente. Talmente in questi tempi crebbe il
furor della peste in Milano[220], che, per attestato del Corio, più
di cinquanta mila persone ne rimasero estinte in quella città sino al
fine di luglio. Inoltre gli Svizzeri, ostilmente entrati nel Milanese,
una gran preda vi fecero. Poco durò il governo di _Marco Barbarigo_
doge di Venezia, imperciocchè Dio il chiamò all'altra vita nel dì 14
d'agosto[221]. In luogo suo fu poscia eletto _Agostino Barbarigo_
suo fratello. Similmente _Boccolino_ cittadino privato d'Osimo
ribellò nell'anno presente quella città al papa[222], e si diede a
fortificarla. Fu spedito colle milizie pontifizie colà il _cardinal
Giuliano dalla Rovere_, che poi fu papa Giulio II. Questi vi mise il
campo, e la tenne assediata per più mesi.
Anno di CRISTO MCCCCLXXXVII. Indiz. V.
INNOCENZO VIII papa 4.
FEDERIGO III imperadore 36.
Persisteva _Boccolino_ usurpatore di Osimo nella sua ribellione,
e durava l'assedio posto a quella città dal cardinal _Giuliano
dalla Rovere_. Per quanto facesse il papa affin di ridurre
costui all'ubbidienza con intenzione di perdonargli, non potè mai
smoverlo[223]. Anzi questo mal uomo, piuttostochè restituire al
pontefice la città, fu detto che avea spedito a _Baiazette_ imperador
de' Turchi, ed essere stato in accordo con lui di consegnargli Osimo.
Ora fu interposto dal papa _Lorenzo de Medici_, il quale sì destramente
maneggiò questo affare, che l'indusse a cedere quella città collo
sborso d'alcune migliaia di ducati d'oro[224]. E, chiamatolo a Firenze,
gli usò di molte finezze, con inviarlo poi per sua maggior sicurezza
a Milano. La sicurezza fu, che _Lodovico il Moro_ il fece impiccar per
la gola. Mosse in quest'anno[225] guerra ai Veneziani _Sigismondo duca_
d'Austria. L'esercito suo venuto addosso a Rovereto, terra allora de'
Veneziani, se ne impadronì. Costrinse anche la rocca a rendersi, e vi
restò prigione _Niccolò de' Priuli_, ivi podestà per la repubblica.
Furono inviati _Roberto San Severino_ e _Giulio Varano_ signor di
Camerino colle lor genti per opporsi ai Tedeschi. Trovò il San Severino
abbandonato Rovereto[226]; e, venuto alle mani coi nemici nel dì tre di
luglio, ebbe la peggio, con restarvi prigioniere _Antonio Maria_ suo
figliuolo. Poscia, dacchè egli si vide rinforzato da molte migliaia
di combattenti venuti da Venezia, fabbricò un ponte sull'Adige, con
disegno d'andar a mettere l'assedio a Trento. Ma, passate che furono
nel dì 9 d'agosto disordinatamente le sue genti, ecco i Tedeschi
arrivar loro addosso con gran furia, ed attaccar la battaglia.
Atrocissimo fu il combattimento ed era in forse la vittoria, quando
sopraggiunsero mille Tedeschi, già posti in aguato, che urtarono sì
fieramente le schiere dei Veneziani, che le misero in rotta. Parte fu
uccisa, parte si annegò fuggendo nell'Adige, essendosi, per la troppa
folla, rotto e sommerso il ponte. Roberto San Severino, combattendo
valorosamente e trafitto da più colpi, lasciò ivi la vita. Trovato il
suo corpo, pomposamente gli fu data sepoltura in Trento, e per cura poi
de' suoi figliuoli fu condotto a Milano. Questa disavventura servì di
stimolo ai saggi Veneziani di procurar la pace col duca d'Austria. I
capitoli d'essa, sottoscritti nel dì 13 di novembre, son riferiti da
Marino Sanuto[227].
Tolta fu negli anni addietro la città di Sarzana ai Fiorentini,
a' quali riuscì di tener forte Sarzanello, rocca fabbricata da
Castruccio, e che servì ne' tempi addietro a tenere in freno la città
medesima[228]. Non aveano essi Fiorentini mai dimesso il pensiero di
ricuperar quella città; e giacchè faceano preparamenti per questo, i
Genovesi li prevennero coll'inviar le loro soldatesche all'assedio di
Sarzanello sotto il comando di _Gian-Luigi del Fiesco_. Ebbe ordine
_Niccolò Orsino_ conte di Pitigliano, e generale dei Fiorentini, di
soccorrere quella rocca. Fu così ben condotta l'impresa nel dì 15
d'aprile, che non solamente furono obbligati i Genovesi a sciogliere
quell'assedio, ma fu anche sconfitto l'esercito loro dal conte, con
restarvi prigioniere lo stesso Fiesco, ed _Orlandino_ suo nipote
figliuolo d'_Obietto_. Ciò fatto, l'armata fiorentina si strinse
intorno a Sarzana, e, ricevuti nuovi riforzi di gente, già si preparava
a dare un generale assalto, quando gli assediati, per prevenire
l'imminente pericolo, nel dì 22 di giugno esposero bandiera bianca,
e capitolarono la resa. Per ricuperazione di quella città somma fu
la consolazione de' Fiorentini, e non minore la gloria di _Lorenzo de
Medici_, perchè in persona assistè a quella impresa. Per lo contrario,
in Genova una tal disavventura, e il timore che i Fiorentini pensassero
a maggiori progressi, furono cagione[229] che _Paolo Fregoso_ cardinale
e doge di quella città prese la risoluzione di rimettere Genova sotto
l'alto dominio del duca di Milano, con ritenerne egli il governo.
Ottenutone il consenso da' primarii cittadini, e mandato a trattarne
a Milano con _Lodovico Sforza_, restò ben tosto il Fregoso consolato.
Pertanto, alzate in Genova le bandiere del duca _Gian-Galeazzo_, i
Fiorentini non pensarono da lì innanzi a molestare il Genovesato.
Maggiormente in quest'anno si diede a conoscere la mala fede di
_Ferdinando re_ di Napoli[230]: cioè, contro ai patti chiarissimi
della pace stabilita col papa, più che mai si rivolse a perseguitare
i baroni del suo regno, e a negare il censo pattuito ad esso papa pel
regno di Napoli. Nel dì 10 di giugno fece egli imprigionare _Pietro
del Balzo_, principe d'Altamura, _Girolamo San Severino_ principe di
Bisignano, _Giovanni Caracciolo_ duca di Melfi, il _duca di Nardò_,
i conti di _Lauria_, d'_Ugento_, di _Melito_, ed altri signori[231].
Mandò papa _Innocenzo VIII_ il vescovo di Cesena a Napoli a dolersi
di tanta perfidia. Il re sbrigò il nunzio con poche parole, e meno
rispetto di chi l'inviava. Il buon pontefice, che amava la pace, nè
voleva imbrogliare l'Italia in una nuova guerra, non passò oltre a
più gravi risentimenti: e intanto, per attestato del Summonte[232],
il crudelissimo re con diversità di morti levò di vita tutti
quegl'infelici baroni, a' quali aggiunse ancora _Marino Marzano_
duca di Sessa. Si credette poscia di poter giustificare negli occhi
del mondo tanta inumanità, con dare alle stampe i loro processi, e
mandarli a tutte le corti, quasichè si dovesse prestar fede ai processi
di un re che non avea fede, e non fosse manifesta cosa l'aver egli
contravvenuto agli articoli della pace fatta col papa. Dio non paga
sempre in questo mondo, e sono occulti i giudizii suoi. Ma se è mai
permesso d'interpretarli, è allora che si tratta del gastigo della
crudeltà. Infatti vedremo che Dio non differì molto di privar lui
di vita, e tutta la sua prosapia del regno. Certo non sarà giammai
degno di reggere popoli chi non sa mai perdonare. Essendo in questi
medesimi tempi insorte liti fra _Carlo duca_ di Savoia e _Lodovico
marchese_ di Saluzzo[233], quest'ultimo restò spogliato di tutti i suoi
Stati. S'interpose _Carlo VIII re_ di Francia, e procurò che quegli
Stati fossero depositati in terza mano, finchè si conoscesse quel che
esigesse la giustizia. Non era men degli altri pontefici di que' tempi
desideroso Innocenzo d'ingrandire _Franceschetto Cibò_ suo figliuolo; e
però gli procurò in quest'anno l'accasamento con _Maddalena_ figliuola
di _Lorenzo de Medici_, e nipote di _Virginio Orsino_, pel qual
parentado gli Orsini non solo rientrarono in grazia del pontefice, ma
diventarono de' suoi principali confidenti.