[182] Corio, Istor. di Milano.
[183] Sanuto, Istor. di Ven., tom. 22 Rer. Ital.
[184] Corio, Istor. di Milano.
[185] Jacobus Philipp. Bergom., Histor.
Anno di CRISTO MCCCCLXXXIV. Indiz. II.
INNOCENZO VIII papa 1.
FEDERIGO III imperadore 33.
Più d'un consiglio tenuto fu in questo anno dai principi collegati per
istabilire i mezzi di continuar la guerra contra de' Veneziani[188].
Una congiura si scoprì in Milano contra di _Lodovico Sforza_, tramata
da chi volea rimettere il governo in mano della vedova _duchessa
Bona_. Gli autori provarono i rigori della giustizia. Tardi uscì
in campagna l'esercito di essi collegati, senza che operasse cosa
alcuna degna di memoria. In questo mentre a dì 15 di luglio terminò
di morte naturale i suoi giorni _Federigo_ valente marchese di
Mantova, e generale del duca di Milano, in mezzo alle concepute
speranze d'ingrandimento. Al primogenito suo per nome _Gian-Francesco
II_ pervenne quella signoria, quantunque per l'età non fosse assai
abile al governo. Cominciarono poi ad insorgere semi di discordia
fra _Lodovico il Moro_ ed _Alfonso duca_ di Calabria. Lamentavasi il
primo che danaro ed altri aiuti non venissero da Napoli. Si doleva
l'altro che Lodovico si fosse usurpata in Milano più autorità di quel
che conveniva sovra il giovinetto duca _Gian-Galeazzo Maria_ suo
nipote, giacchè ad esso era stata promessa in moglie una figliuola
del medesimo duca di Calabria. Penetrati all'orecchio de' Veneziani
questi dissapori, seppero ben essi prevalersene con far segretamente
proporre a Lodovico il Moro la loro amicizia, da cui sarebbe sostenuto
contro gli attentati del re di Napoli, anzi aiutato a divenir duca di
Milano. Ed ecco raffreddarsi Lodovico nella guerra, e far conoscere
che non gli dispiacerebbe la pace; dall'altro canto, nel maggio di
quest'anno[189] avendo i Veneziani spedita una flotta di galee contra
del regno di Napoli, s'impadronirono di Gallipoli, Nardò, Monopoli e
d'altri luoghi, e misero anche l'assedio alla città di Taranto. Concepì
il _re Ferdinando_ non poca gelosia di questo insulto, per timore che
un tal incendio non venisse a maggiormente crescere in quelle parti;
laonde anch'egli cominciò a sospirar la pace. Siccome dirò fra poco,
neppur mancarono in Roma dei torbidi, per li quali il papa approvava il
mettere fine alla guerra di Lombardia. Concorsero adunque i deputati
delle potenze guerreggianti a Bagnolo, e quivi, nel dì 7 d'agosto,
restò sottoscritta la pace, come vollero i Veneziani, benchè si
trovassero inferiori di forze, ed avessero anche avute delle percosse
in quest'anno. Accadde allora ciò che tante volte è accaduto e accadrà:
cioè toccò ai men potenti il pagare del suo le spese della guerra.
Furono da' Veneziani abbandonati i Rossi di Parma; e _Lodovico il
Moro_ per gl'interessi suoi particolari, e _Alfonso duca_ di Calabria,
per sua malignità, abbandonarono non solo il marchese di Mantova, a
cui nulla restò dell'acquistato, ma ancora _Ercole duca_ di Ferrara,
avendo essi permesso che in mano de' Veneziani, oltre alla restituzion
di tutte le terre loro tolte, restasse la città di Rovigo con tutte
le terre e castella di quel Polesine, ricchissimo paese, ed uno degli
antichissimi retaggi della casa d'Este, la quale tanti altri gravissimi
danni avea sofferto in questa guerra. È da stupire che l'Ammirato,
scrittore accurato, nel narrare le fiere doglianze del duca di Ferrara
per questo tradimento de' collegati contro i patti della lega, secondo
la quale non si dovea far pace senza consentimento suo coi Veneziani,
abbia lasciato scritto che il Polesine di Rovigo gli fu restituito.
Leggonsi nella Storia di Marino Sanuto[190] e nel Corpo Diplomatico del
signor Du Monte[191] i capitoli della pace suddetta.
Sotto il pontificato di _Sisto IV_ gli _Orsini_, perchè sempre
aderenti al conte _Girolamo Riario_, sembravano fra quelle illustri
famiglie i Beniamini del papa[192]. All'incontro i _Colonnesi_ erano
tenuti di occhio, come di fede sospetta verso il pontefice, siccome
emuli antichi degli Orsini. Nel dì 29 di maggio[193] gran commozione
fu fatta da essi Orsini in Roma uniti col conte Girolamo contra di
_Lodovico Colonna_ protonotaio. Parea lite privata fra essi; ma si
venne a scorgere che vi avea mano anche il papa. Fu assediato in
casa sua il protonotaio; presa dipoi la casa, fu data alle fiamme con
altre appresso, ed alcune di quei della Valle, e quella del cardinal
Colonna. Restò dopo una battaglia preso lo stesso protonotaio, e fu
condotto a palazzo, dove, più volte aspramente tormentato, ebbe in
fine mozzo il capo. Fu di questo un gran dire per Roma. Intanto mandò
il pontefice a prendere la Cava ed altre terre de' Colonnesi; e fu
messo l'assedio a Marino, che non potè tener forte, con altre militari
imprese che si veggono descritte nei Diarii Romani da me dati alla
luce. Durava questa guerra, e Roma tutta era sossopra, quando venne ad
infermarsi _papa Sisto_ con sì grave malattia, che nel dì 12 d'agosto
troncò la morte il filo al suo pontificato e alla sua vita[194]. Era
egli malconcio di febbre, e maltrattato dalle gotte: tuttavia comune
credenza fu che gli accelerasse la morte lo arrivo dei capitoli della
pace, poco fa stabilita in Bagnolo, non già che dispiacesse a lui la
pace, ma perchè la trovò fatta con vergognose condizioni per la lega,
che superiore di forze ai Veneziani, pur quasi vinta si dimostrò,
e contro il decoro della santa Sede; giacchè prima si erano esibiti
i Veneziani di farla con lui, ed eziandio con condizioni migliori;
nel che restò poi burlato, con farla senza di lui. Delle azioni di
questo pontefice molto svantaggiosamente parla l'Infessura. Tuttavia
lasciò egli delle belle memorie in Roma[195], che gli è obbligata
per molti suoi ornamenti; e si sarebbe anche per le altre sue doti
e virtù guadagnato il titolo di buon pontefice, se lo esorbitante
amore de' suoi, e massimamente del conte _Girolamo Riario_ suo nipote
o figliuolo, e il bisogno di danaro per far guerra, non l'avessero
condotto ad azioni che oscurarono non poco la memoria di lui, e fecero
che i buoni sospirassero di non avere mai più di somiglianti pontefici,
benchè poi ne vennero anche de' peggiori. Spirato ch'egli fu, insorsero
i Romani contra del conte Girolamo. Poscia al debito tempo congregati
nel conclave i cardinali[196], elessero papa di concorde volere, nel dì
29 d'agosto, Giam-Battista Cibò, cardinale di Santa Cecilia, di patria
Genovese, che assunse il nome d'_Innocenzo VIII_, personaggio creduto
alieno dall'umor guerriero del predecessore, ed inclinato alla pace e
di costumi soavi[197]. Suo padre era stato senatore di Roma a' tempi di
papa _Callisto III_. Lo stesso papa Innocenzo, prima di mettersi nella
via ecclesiastica, avea avuto alcuni figliuoli, che erano tuttavia
viventi. Nel dì 12 di settembre fu egli con lieta solennità coronato.
Intanto per la morte di papa Sisto risorsero gli abbattuti Colonnesi
e Savelli. Capranica, Marino ed altre terre perdute ritornarono alla
loro ubbidienza. Si aggiunse poi alla guerra suddetta, che afflisse di
molto la Lombardia, in questo anno anche il flagello della carestia e
della peste in Venezia ed in altre città[198], di modo tale che giorni
cattivi furono nominati i presenti in Italia.