NOTE:

[167] Jacobus Philipp. Bergom., Hist.

[168] Antichità Estensi, P. II.

[169] Petrus Cyrneus, Comment., tom. 21 Rer. It.

[170] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Diar. di Ferrara, tom.

24 Rer. Ital.

[171] Infessura, Diar. P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[172] Diar. di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.

[173] Jacobus Volaterranus, Diar., tom. 22 Rer. Ital. Infessura, Diar.

Rom., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer.

Ital.

[174] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Diar. Parmens., tom.

22 Rer. Ital. Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23.

[175] Jacobus Volaterranus, tom. 23 Rer. Ital.

[176] Jacobus Philippus Bergom., Hist.

[177] Diar. Ferrar., tom. 24 Rer. Ital.

[178] Navagero, Istor. di Venezia, tom. 23 Rer. Italic.

[179] Jacobus Volaterranus, tom. eod.

[180] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.

[181] Corio, Istor. di Milano. Diar. Parmense, tom. 22 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCCLXXXIII. Indiz. I.

SISTO IV papa 13.

FEDERIGO III imperadore 32.

Unironsi in quest'anno quasi tutti i potentati d'Italia contra de'

Veneziani, per obbligarli a desistere dalle offese di _Ercole Estense_

duca di Ferrara. Ma, per quanto vedremo, ad altro non servirono i

loro sforzi che a far maggiormente conoscere qual fosse allora la

potenza della repubblica veneta, la qual sola a tanti nemici fece

fronte con giugnere infine a formare una pace di suo gran decoro

e vantaggio. Erano i collegati il _papa_, il _re Ferdinando_, il

_duca di Milano_, i _Fiorentini_, il _duca di Ferrara_, il _duca di

Urbino_, il _marchese di Mantova_, i signori di _Faenza_, _Forlì_,

_Pesaro_, _Carpi_, ec. Ci lasciò il Corio[182] la lista della lor

quota di combattenti. Nello stesso mese di gennaio, a dì 15, arrivò

a Ferrara _Alfonso duca_ di Calabria, menando seco alcune squadre

d'uomini d'armi, e circa cinquecento di quei Turchi che egli avea

preso, e poi tolto al suo servigio dopo la liberazione d'Otranto. Ma

non andò molto che cento cinquanta di costoro desertarono al campo

de Veneziani. Colà similmente giunsero le milizie del papa: laonde

Ferrara, alle cui porte continuavano tuttavia ad arrivar le scorrerie

dei nemici, cominciò a respirare. Ad Argenta e a Massa di Fiscaglia

ebbero due sconfitte essi Veneziani colla prigionia di moltissimi,

a' quali, secondo la consuetudine degl'Italiani, fu data la libertà.

Altre non poche scaramuccie succederono; e perciocchè niun frutto

aveano prodotto le lettere ed esortazioni pontifizie per mettere

fine alle ostilità dei Veneziani contro Ferrara, il papa nel dì 25

di maggio[183] nel concistoro fulminò le scomuniche contra di loro, e

sottopose all'interdetto tutte le lor città e terre, reclamando indarno

il _cardinal Barbo_ patriarca d'Aquileia, perchè si facesse ora un gran

peccato e sacrilegio ciò che dianzi non solo per pubblico consentimento

del papa, ma anche per suo ordine, era tenuto per giustissimo e ben

fatto. Da tale sentenza appellarono i Veneziani al futuro concilio,

nè lasciarono per questo di seguitar la guerra; anzi maggiormente si

accesero ad essa, e condussero al loro soldo _Renato duca_ di Lorena,

pretendente al regno di Napoli, con mille e cinquecento cavalli e mille

fanti. Marino Sanuto ci lasciò la serie di tutti i lor condottieri

d'armi, e de' combattenti non men dell'armata della lega, che di quella

de' Veneziani. Intanto riuscì a _Lodovico il Moro_ di dar fine alla

guerra da lui fatta ai Rossi nel Parmigiano.

Ma perciocchè il Ferrarese disfatto non potea più sostenere la guerra,

e secondo la politica militare si ha da far la guerra, se mai si può,

in casa de' nemici, e non nella propria[184]; fu risoluto che lo Stato

di Milano la rompesse dal canto suo co' Veneziani, e tanto più per

non trovarsi altra via migliore da salvar Ferrara, che quella d'una

potente diversione. Perciò il duca di Milano e il marchese di Mantova

dichiararono la guerra a' Veneziani nel mese di maggio. _Costanzo

Sforza_ signor di Pesaro, lasciato in questi tempi il generalato de'

Fiorentini, passò al soldo dei Veneziani; ma per poco tempo[185],

perchè nel mese di luglio fu rapito dalla morte, con lasciar dopo di

sè nome di valoroso capitano e di splendidissimo signore, siccome

ancora un figliuolo bastardo legittimato di poca età, nominato

_Giovanni_, che, per concessione del pontefice, gli succedette in

quel dominio. Dacchè lo Stato di Milano ebbe sfidati i Veneziani,

_Roberto San Severino_ lor generale determinò di passar l'Adda, ed

entrar nel Milanese, dove gli era fatta sperare una sollevazion de'

popoli. Passò nel dì 15 di luglio; ma, chiarito che niun movimento si

facea, tornossene, senza far altro, indietro. Allora _Alfonso duca_

di Calabria, creato capitan generale della lega, spinse l'esercito

suo, nel mese d'agosto, sul Bergamasco e Bresciano, e dipoi venne

sul Veronese con _Federigo marchese_ di Mantova. Moltissime terre

e castella di que' territorii furono prese. Asola assediata nel

settembre, e bersagliata con molte artiglierie, in fine capitolò la

resa, e fu consegnata ad esso marchese. Il duca di Ferrara ne ripigliò

anch'egli molte delle sue, e in varii siti ebbero delle percosse i

Veneziani, fuggendo sempre l'accorto lor generale Roberto le occasioni

d'una giornata campale. Ma con tutto questo si cominciò a vedere una

gran languidezza nell'operare del duca di Calabria, che niuna impresa

conduceva a fine; nè, per quante istanze facesse il duca di Ferrara

d'essere aiutato a ripigliare Rovigo e le altre terre di quel Polesine

e le confinanti, nulla mai potè ottenere; di maniera che terminò

con tante belle apparenze l'anno presente in aver saccheggiato un

ampio paese, ma senza alcun sodo vantaggio di quella lega appellata

santissima, perchè era compreso in essa il pontefice. Nell'ultimo dì

di febbraio di quest'anno[186] diede fine al suo vivere _Guglielmo_

marchese di Monferrato; e perchè non restò di lui prole maschile, ebbe

per successore nella signoria _Bonifazio_ suo fratello minore. Furono

novità in Genova nel dì 25 di novembre[187]. _Paolo Fregoso_ cardinale

ed ambizioso arcivescovo di quella città, congiurato con altri della

sua famiglia, aspettò che _Batistino Fregoso_ doge di quella repubblica

venisse a visitarlo. Venne, e il ritenne prigione nelle stanze

dell'arcivescovato; ed avendolo colle minaccie della vita costretto a

dargli le fortezze, si fece poi egli in quel giorno proclamar doge, e

rinnovò la lega coi Veneziani.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 22 / 102 题