[162] Raynaldus, Annal. Eccles.
[163] Jacobus Volaterranus, Diar., tom. 23 Rer. Ital. Summonte, Istoria
di Napoli. Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
[164] Raynaldus, Annal. Eccl. Jacobus Volaterranus, ubi supra.
[165] Corio, Istor. di Milano.
[166] Jacobus Volaterran., Diar., tom. 23 Rer. It.
Anno di CRISTO MCCCCLXXXII. Indiz. XV.
SISTO IV papa 12.
FEDERIGO III imperadore 31.
Diedero principio in quest'anno i Veneziani ad una fiera guerra contra
di _Ercole I duca_ di Ferrara: guerra che sconvolse l'Italia tutta.
Incolpavano essi il duca di non aver mantenuto i capitoli delle paci
stabilite fra essi e la casa di Este; e il duca all'incontro sosteneva
che la cagione di tal rottura veniva da pretesti suscitati dal continuo
loro desio di accrescere la già grande loro potenza collo spoglio de'
vicini, e dall'odio che professavano al _re Ferdinando_, giacchè, dopo
avere il duca di Ferrara presa in moglie una figliuola di esso re,
questa alleanza fu sempre mirata di mal occhio in Venezia. Io non mi
fermerò qui ad allegar le ragioni de' Veneziani, nè quelle del duca,
avendone io assai favellato altrove[168], e potendosi leggere intorno
a ciò quanto lasciò scritto Pietro Cirneo scrittore corso in un suo
opuscolo da me dato alla luce[169]. Egli è fuor di dubbio, aver Ercole
duca tentata ogni via per impedir questa guerra, avendo spedito più
volte ambasciatori a Venezia con tutte le giustificazioni ed esibizioni
più umili. Tutto in vano: era fisso il chiodo, guerra si voleva,
perchè parea certo il guadagno. Era collegato de' Veneziani _papa
Sisto_. Egli, invece d'interporsi, come padre comune, per frastornare
questo movimento d'armi, e massimamente trattandosi d'un principe suo
vassallo, vi saltò dentro a piè pari, sedotto, come si può credere,
dal _conte Girolamo_ suo nipote, che, siccome accennammo di sopra,
nell'anno precedente era stato a preparar le pive in Venezia per questa
danza. Non è mai probabile che Sisto IV volesse permettere la caduta
di Ferrara in mani sì potenti, come era la repubblica veneta. La festa
dovea essere fatta pel nipote. In questi tempi _Obietto del Fiesco_
infestava lo Stato di Milano, ed ebbe poi una rotta da _Costanzo
Sforza_ signor di Pesaro. Parimente _Lodovico il Moro_ duca di Bari e
governator di Milano, dichiarandosi favorevole alla fazion pallavicina
di Parma, perseguitava la fazion de' Bossi, cioè _Pier-Maria_ conte
di San Secondo, e signore d'altre castella. Anche il conte _Pietro
del Verme_ era incorso nella disgrazia di esso Lodovico. Pertanto con
questi nemici dello Stato di Milano si unì _Roberto San-Severino_, e,
trattando nello stesso tempo co' Veneziani, fu preso da essi per loro
capitan generale di terra ferma. _Roberto Malatesta_ signor di Rimini
andò anch'egli al loro servigio. Con essi parimenti si collegarono i
Genovesi. In aiuto del duca di Ferrara si mossero il _re Ferdinando,
Lodovico il Moro, Federigo marchese_ di Mantova, i _Fiorentini_
e _Giovanni Bentivoglio_. Capitan generale d'essa lega fu scelto
_Federigo duca_ d'Urbino, principe di gran credito e valore.
Nel maggio adunque dell'anno presente[170] si diede fiato alle trombe,
e cominciossi dai Veneziani con poderoso esercito per terra, e con
gagliardo stuolo di vele per Po, a far guerra al duca di Ferrara,
inferiore troppo di forze per resistere a questo torrente, benchè non
mancassero i collegati di provvederlo di aiuti. Imperocchè in quello
stesso tempo essendosi mosso _Alfonso duca_ di Calabria per venire
in soccorso del duca suo cognato, perchè scopri il papa nemico, fu
obbligato a fermarsi nello Stato della Chiesa, dove prese Terracina,
Trevi ed altri luoghi, e si diede ad angustiare Roma stessa[171]. I
_Colonnesi_ erano con lui, gli _Orsini_ col papa. Gravi danni furono
recati a que' contorni, e varie scaramuccie accaddero fra le genti
nemiche. Guerra eziandio fu nel Parmigiano, per avere Lodovico il
Moro mandato il campo addosso ai Rossi. Anche i Fiorentini mossero
guerra al papa in Toscana, e colle lor armi aiutarono _Niccolò
Vitello_ ad impadronirsi di Città di Castello. Distratti in questa
maniera i collegati, cominciarono a prendere cattiva piega gli affari
di Ercole duca di Ferrara, da più parti incalzato dall'armi venete.
Presero i Veneziani Rovigo con tutto il suo Polesine; s'impadronirono
di Comacchio, di Lendenara, della Badia, d'Adria e d'altri luoghi.
Lungamente assediato e difeso Figheruolo, infine fu forzato alla
resa[172]. Loro si arrenderono altre terre e castella del Ferrarese,
di modo che le soldatesche venete coi saccheggi arrivarono fin presso
Ferrara, città allora mancante ancora di vettovaglia. Male stava il
duca, e alle sue disavventure s'aggiunse eziandio in tanto bisogno
una pericolosa malattia, che il tenne per molte settimane oppresso. Ma
neppure il papa si sentiva allegro, per li progressi, che ogni dì più
andava facendo il duca di Calabria nelle sue parti. La paura di peggio
l'indusse a richiedere dai Veneziani _Roberto Malatesta_ lor capitano,
il quale con molte squadre s'inviò alla volta di Roma. Giunto colà,
ed unitosi col _conte Girolamo_ capitano del papa, andò a mettersi
a fronte di _Alfonso duca_ di Calabria. Nel dì 21 d'agosto[173] a
Campomorto su quel di Velletri vennero alle mani quelle due armate. Per
sei ore con estremo valore fu disputata la vittoria, e questa infine si
dichiarò in favore dell'armi pontificie, e colla prigionia di trecento
uomini d'armi, e disperazione di tutto l'esercito nemico. Si salvò con
soli cento cavalli il duca di Calabria in Terracina, oppure a Nettuno.
Non pochi furono i luoghi che per così felice successo tornarono alla
ubbidienza del pontefice; ma poco godè di tanta gloria il prode Roberto
de' Malatesti, perchè, venuto a Roma a visitare il papa, nel dì 10
oppure 11 di settembre di disenteria se ne morì in età di soli quaranta
anni[174]. Fu sparsa voce dai maligni ch'egli fosse morto di veleno
datogli dal conte Girolamo, o per invidia, o per isperanza di acquistar
Rimini, giacchè non restarono figliuoli legittimi di lui. Confessa
Jacopo da Volterra[175] che in Roma si ebbe piacere di sua morte[176].
Lasciò egli erede del suo Stato _Pandolfo_ suo figliuolo naturale,
che, imitando non il generoso e virtuoso padre, ma l'avolo _Sigismondo_
pieno di vizii, essendo divenuto, per concessione del papa, signor di
Rimini, sfregiò di poi sommamente la sì accreditata casa dei Malatesti.
Con questa felicità camminavano gli affari de' Veneziani e del
pontefice, al che si aggiunse allora la morte sopravvenuta al valoroso
duca d'Urbino _Federigo_, generale della lega, nel dì 10 di settembre,
a cui succedette in quel ducato _Guidubaldo_ suo figliuolo[177]:
quando non meno i saggi cardinali, i quali non sapeano sofferire
che Ferrara venisse in potere de' Veneziani, quanto gli ambasciatori
della lega, che si trovavano in Roma, mossero tutta la lor facondia
per far ravvedere l'ingannato papa della sua sconsigliata guerra.
Nulla nondimeno si sarebbe fatto, se la maggior batteria non si fosse
adoperata col _conte Girolamo_, in cui mano era il cuore del papa.
Tanto fecero sperare, tanto promisero a lui[178], forse mostrandogli
di condurlo al possesso di Rimini e Faenza, e fors'anche di Ravenna
e di Cervia, che il trassero ad assaporar la pace: e questa, nel dì
12 di dicembre dell'anno presente, fu conchiusa fra il _papa_, il _re
Ferdinando_ e gli altri collegati, con istupore ed allegrezza d'ognuno,
fuorchè de' Veneziani, al veder tanta mutazione in un subito. Spedito
a Ferrara il _cardinal Gonzaga_ legato di Bologna, recò un'immensa
consolazione a quel popolo nel dì 24 di dicembre. Arrivò nel dì 26
d'esso mese[179] a Roma _Alfonso duca_ di Calabria per baciare i piedi
al pontefice; e, ricevutene molte finezze, seco concertò i mezzi per
far guerra unitamente ai Veneziani, ai quali furono bene scritte da
Sisto lettere efficaci per rimuoverli dalla guerra contra del duca
di Ferrara, ma senza che essi ne facessero conto alcuno. A vele
gonfie andavano, non si sentivano voglia di dare indietro. L'anno fu
questo[180] in cui _Filiberto duca_ di Savoia passò all'altro mondo
nel dì 22 d'aprile. _Carlo_ suo fratello gli succedette nel dominio.
Morì ancora nell'anno presente[181] _Pier-Maria_ de' Rossi conte di
San Secondo nel Parmigiano, per li molti affanni sofferti in vedersi
spogliato di quasi tutte le sue terre dall'esercito del duca di Milano.
_Guido_ suo primogenito per qualche tempo sostenutosi, venne finalmente
ad un accordo, e fu rimesso in grazia del duca; ma nell'anno seguente
ripigliate le armi per le suggestioni de' Veneziani finì di giocare
il resto delle sue terre. All'incontro _Ascanio Maria Sforza_, che era
stato mandato ai confini da _Lodovico il Moro_ suo fratello, dopo aver
trattato co' Veneziani di far muovere sedizioni nello Stato di Milano,
sen venne sul Bresciano. Avvedutosi Lodovico dei di lui disegni, mandò
segretamente a trattar seco di pace, ed accortamente trattolo a Milano,
il rimise in possesso de' primi onori.