[146] Raynaldus, Annal. Eccles.
[147] Ammirati, Istor. Fiorent. lib. 24.
[148] Diar. Parmens., tom. 22 Rer. Ital.
[149] Corio, Istor. di Milano.
[150] Diar. Parmens., tom. 22 Rer. Ital.
[151] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 24.
Anno di CRISTO MCCCCLXXX. Indiz. XIII.
SISTO IV papa 10.
FEDERIGO III imperadore 29.
La risoluzion presa da _Lorenzo de Medici_ di andarsene a Napoli a
trovare il nemico _re Ferdinando_, parve, siccome accennai, anche
agli uomini savii pericolosa ed ardita, contuttochè, secondo la
testimonianza dell'autore del Diario di Parma[153], egli andasse armato
almeno d'un salvocondotto; pure essa ebbe poi un felice successo[154].
così ben seppe egli lavorare coll'eloquenza sua negli orecchi de'
ministri e del re medesimo; così ben ricevuta fu l'umiliazione sua dal
re, anzi gradita la fidanza ch'egli mostrò della clemenza regale, che
la nemicizia si convertì in piena amicizia. Contribuì ancora non poco
a far che Ferdinando cambiasse massima, l'essere arrivato in Toscana
il _duca di Lorena_, cioè il pretendente del regno di Napoli. Fu
pertanto spedito ordine alle milizie napoletane di non più molestare
i Fiorentini; e pace, anzi lega seguì fra il re ed essi, sottoscritta
nel dì 6 di marzo. Si alterò forte il _pontefice Sisto_ all'udire
questa concordia, intavolata ed anche conchiusa senza partecipazione
sua, o almeno senza suo consentimento. Tuttavia, conoscendo egli di non
poter solo continuare la guerra, e tanto più, perchè immenso esercito
di Turchi assediava e combatteva alla disperata la città di Rodi,
posseduta allora dai cavalieri oggidì appellati di Malta, per necessità
tacque, e si diede ad ordir altre tele. Intanto il turbolento animo
del conte _Girolamo Riario_ suo nipote, signore d'Imola, dalla Toscana,
cui non potea più offendere per cagion di quella pace, portò dipoi la
guerra in Romagna, dove somma ansietà avea di fabbricarsi un buon nido,
finchè vivea il papa, che secondava tutte le voglie di lui. Cominciò
adunque ad infestare _Costanzo Sforza_ signor di Pesaro, stato finora
colle sue genti al servigio de' Fiorentini. Si sostenne lo Sforza
coll'appoggio del re Ferdinando. Avvenne in questi tempi che morì _Pino
degli Ordelaffi_ signore di Forlì, e benemerito di quella città[155],
senza lasciar dopo di sè prole legittima. Dichiarò egli successore
in quel dominio _Sinibaldo_ suo figliuolo spurio di poca età sotto
la tutela della moglie. Ma _Anton-Maria_ e _Francesco Maria_ degli
Ordelaffi figliuoli legittimi di un fratello di esso Pino, aiutati da
_Galeotto de' Manfredi_ signor di Faenza loro zio, e protetti dal re
Ferdinando, mossero guerra a Sinibaldo e alla tutrice. Trasse a questo
rumore il conte Girolamo colle armi pontificie; e tra perchè i guai,
dei quali parlerò fra poco, obbligarono il re suddetto a cercar aiuti
dal papa, e a dimettere la protezion degli Ordelaffi[156]; o perchè il
conte Girolamo assistito da _Federigo duca_ d'Urbino ebbe l'entrata
in Forlì, e con gran danaro ottenne anche la rocca dalla vedova di
Pino; di quella città esso conte divenne padrone, e ne riportò senza
molta fatica l'investitura dal pontefice zio. Così venne a perderne il
dominio la nobil casa degli Ordelaffi, che avea in addietro per circa
cento cinquanta anni signoreggiato in quella città. Antonio Maria passò
poi a Venezia, ed ebbe provvisione da quella repubblica.
Se è vero ciò che scrive il Corio[157], non tardò il papa ad entrar
nella lega contratta da _Ferdinando re_ di Napoli coi _Fiorentini_
e con _Gian-Galeazzo_ duca di Milano. Narra egli che questa lega,
nella quale il primo era lo stesso pontefice, fu pubblicata, nel dì
25 di marzo, in Milano, e che ne restarono esclusi i Veneziani. Ma
o non sussiste tale lega, oppure convien dire (e lo dice infatti
l'Ammirati[158]) che il papa se ne pentisse ben presto; giacchè,
secondo il Sanuto[159], nel dì 16 oppure 26 d'aprile, egli stabilì
un'altra lega coi Veneziani, nella quale furono nominati molti principi
e signori, ma non già il _re Ferdinando_, nè il _duca di Milano_, nè i
_Fiorentini_. Capitano di questa lega fu dichiarato il _conte Girolamo_
nipote del papa, e fu creato gonfalonier della Chiesa _Federigo
duca_ d'Urbino. Permise Dio che nel medesimo presente anno questo
papa, sì poco curante di far testa ai Turchi, e solamente portato
ad imbrogliar l'Italia per le suggestioni del predominante nipote,
provasse gli effetti del suo poco zelo in favore della cristianità.
Aveano gloriosamente i cavalieri di Rodi difesa la lor città, ed
obbligato il grande esercito di _Maometto II_ signor de' Turchi a
levarne l'assedio. Cooperarono a questo buon successo due navi piene
di gente valorosa, che spedì in loro aiuto il re Ferdinando. Ma ecco
nel mese di luglio giugnere in Puglia la potentissima flotta degli
stessi Turchi, ed imprendere l'assedio di Otranto. Sospettarono i
Napoletani che Maometto, oppure il suo bassà Acmet, fosse stato mosso
a questa impresa dai Veneziani, per l'odio grande che portavano al re
Ferdinando. Crebbero poi tali sospetti per certi altri avvenimenti
che io tralascio. Comunque sia, resistè Otranto alle forze e agli
assalti turcheschi sino al dì 21 d'agosto, in cui fu preso a forza
d'armi[160]. Le crudeltà commesse in tal congiuntura da que' cani fanno
orrore. L'arcivescovo _Stefano Pendinello_, i canonici, i preti e i
frati, vittime del loro furore, furono decapitati, le sacre vergini
abbandonate alla lor libidine; spogliati e profanati i sacri templi,
ed uccisi circa dieci mila di quegli infelici cittadini e difensori.
Dopo di che si fortificarono in quella città i barbari vincitori. Portò
la disgrazia d'Otranto un incredibile spavento per tutta l'Italia, e
specialmente fece breccia il timore nel cuor del pontefice, talmente
che fu creduto da alcuni che egli già meditasse di fuggirsene in
Francia. Oh allora sì ch'egli cominciò daddovero a pensare al riparo
contro l'oramai sterminata potenza dei Turchi, e diedesi a scrivere
lettere lagrimevoli a tutte le potenze d'Italia e oltramontane,
raccomandandosi vivamente alla lor pietà per soccorsi, valevoli a
reprimere l'orgoglioso persecutor de' cristiani. V'ha degli storici che
mettono la liberazione d'Otranto sotto quest'anno. Certamente si sono
ingannati. All'infausto avviso di questo barbarico attentato, _Alfonso
duca_ di Calabria, che tuttavia era in Toscana, marciò speditamente
colla sua armata verso il regno paterno per opporsi almeno ai maggiori
progressi di sì potente nemico. Prima nondimeno di partirsi egli avea
fatto un colpo, convenevole alla di lui eccessiva ambizione: cioè la
ricompensa ch'egli diede a' Sanesi, da' quali nella guerra suddetta
avea ricevuto ogni assistenza e favore contra dei Fiorentini, quella
fu di spogliarli della lor libertà. Imperciocchè procurò ch'essi
liberassero dal bando i fuorusciti, e col favore poscia di questi si
fece proclamar signore di Siena. La paura de' Turchi, e il bisogno
dell'aiuto di tutti, innanzi che l'anno terminasse, indussero il papa
a rimettere in sua grazia i Fiorentini, i quali con ispedire a Roma
dodici loro ambasciatori ad umiliarsi, e a chiedere perdono, nel dì
3 di dicembre conseguirono l'assoluzione de' loro misfatti. Segno è
ben questo che non era dianzi seguita lega alcuna fra esso papa e i
suddetti Fiorentini. In questi tempi[161] _Lodovico Sforza_ il Moro,
che non amava d'aver compagni nel governo di Milano, seppe ben presto
trovar le vie d'ottenere il suo intento. Era tornato a Milano _Ascanio
Sforza_ suo fratello e vescovo di Pavia. Vero o falso che fosse ch'egli
favorisse la fazion ghibellina, si servì di questa ragione l'ambizioso
Lodovico per farlo ritenere in castello sul fine di febbraio, dopo di
che il mandò ai confini a Ferrara. Inoltre tolse da' fianchi della
_duchessa Bona_ di Savoia _Antonio Tassini_ Ferrarese, uomo che,
tenendo un gran predominio nell'animo di essa, avea accumulato di
grandi ricchezze. Finalmente fece che il duca _Gian-Galeazzo Maria_,
benchè di età di anni dodici, nel dì 7 d'ottobre assumesse il governo,
e facesse intendere alla duchessa sua madre di attendere da lì innanzi
alle sue divozioni. Per tali trattamenti troppo disgustata la duchessa,
nel dì 2 di novembre, uscita di Milano, si trasferì a Vercelli, e venne
poscia a mettere la sua stanza ad Abbiate. Guerra civile fu nell'ultimo
mese di quest'anno in Genova fra _Batistino da Campofregoso_ doge
ed _Obietto del Fiesco_, essendo quel volubil popolo diviso in due
fazioni. Nel dì del santo Natale vennero alle mani, ed essendo toccata
la peggio colla morte di molti ad Obietto, urli e pianti non mancarono
in quella città.