[129] Diar. Parmens., tom. 22 Rer. Ital.
[130] Cronica MS. di Bologna.
[131] Ammirat., Istor. di Firenze, lib. 24. Angelus Politianus, et alii.
[132] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[133] Raphael. Volaterran. Geogr., lib. 5. Diar. Parmig., tom. 22 Rer.
Ital.
[134] Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5.
[135] Anton. Gall., Comment., tom. 23 Rer. Italic.
[136] Raynaldus, Annal. Eccles.
[137] Diar. Parmens., tom. 22 Rer. Ital.
[138] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
[139] Anton. Gallus, Comment., tom. 23 Rer. Ital.
[140] Corio, Istor. di Milano.
[141] Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.
[142] Diar. Parm., tom. 22 Rer. Ital.
[143] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 24.
[144] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
[145] Diar. Parmens., tom eod.
Anno di CRISTO MCCCCLXXIX. Indiz. XII.
SISTO IV papa 9.
FEDERIGO III imperadore 28.
Per quanto si adoperassero i Fiorentini e gli ambasciatori spediti
dal re di Francia e da altri potentati, per indurre il _pontefice
Sisto_ a dare la pace ai Fiorentini in tempo che la cristianità veniva
conculcata dal comune nemico; nulla si potè ottenere[146]. Persisteva
egli in pretendere che i Fiorentini non solamente scacciassero
_Lorenzo de Medici_, ma che gliel dessero nelle mani: cosa che non mai
si volle accordare, perchè egli era stato l'offeso, nè per colpa od
ordine suo l'arcivescovo di Pisa avea perduta la vita. Più strana cosa
sembrava che intanto il pontefice andava inviando legati in Germania,
Ungheria, Boemia e Polonia, per sollecitare i principi a far guerra
al Turco, quand'egli poi si perdeva in farla contra de' cristiani,
e vibrava scomuniche a furia contra di _Ercole duca_ di Ferrara, e
contra di Rimini, Pesaro e Faenza, perchè non lasciavano divorar vivi
da lui i Fiorentini. Seguitò dunque la guerra in Toscana, e vi si
frammischiarono tanti altri imbrogli per li maneggi di _Roberto da
San Severino_, che fu in grave pericolo quella repubblica. Dirò io
in breve ciò che altri diffusamente lasciò scritto[147]. Essendo in
Toscana _Ercole duca_ di Ferrara, e _Federigo_ marchese di Mantova,
non male s'incamminavano le militari azioni contra dell'esercito
pontificio e napoletano. Riuscì ancora a _Roberto Malatesta_ lor
condottiero di dare una rotta a _Matteo da Capoa_, allorchè conduceva
un grosso corpo di gente al campo del duca di Calabria. Ma ecco che
Roberto San Severino[148], accordatosi con _Lodovico il Moro_ e con
_Sforza duca_ di Bari, zii paterni del picciolo duca di Milano, e
formato un esercito, dalla Lunigiana passò anch'egli alla volta di Pisa
unito con _Obietto_ e _Gian-Luigi_ del Fiesco: sicchè da due parti si
videro assaliti i Fiorentini. Contra del San Severino marciò il duca
di Ferrara, e il fece ritirare fin di là dalla Magra; ma il fuoco da
quella parte estinto, andò da lì a qualche tempo a sboccare sopra una
più lontana e pericolosa parte. Cioè si venne a sapere ch'esso San
Severino con Lodovico Sforza soprannominato il Moro (giacchè in questi
dì sul Genovesato morì _Sforza duca_ di Bari suo fratello, siccome
fu creduto, di veleno) per aspre montagne era nel dì 10 d'agosto[149]
calato sul Tortonese, e che l'infedele governator di Tortona gli avea
data quella città. Diffusamente narrati si leggono questi avvenimenti
nei Diario di Parma[150]. Avea Lodovico intelligenza col castellano
del castello di Milano; e però, lasciato l'esercito alla cura del
San Severino, ito con poca gente a Milano, entrò in esso castello.
Consigliato il duca _Gian-Galeazzo Maria_ e la _duchessa Bona_ dalla
fazione de' Ghibellini a rinconciliarsi con lui, ammisero Lodovico
alla loro udienza, e il trattarono con grande umanità: il che cagionò
un giubilo universale nel basso popolo di Milano, figurandosi ognuno
ristabilita la concordia e la quiete. Ma Lodovico Sforza, che altro
pensier non avea in testa se non quello di comandar le feste, e di
andar fin dove si potesse per soddisfare a questa sua potente passione,
la prima cosa che fece, quella fu di levarsi dagli occhi il troppo
potente ed odiato ministro della duchessa, cioè _Cecco Simonetta_.
Ordinata dunque una sedizione coi capi de' Ghibellini, fu preso Cecco,
e mandato alle carceri di Pavia, dove poi aspramente tormentato e
processato, ebbe la testa tagliata nel dì 30 d'ottobre dell'anno
seguente.
Allorchè si udì caduta Tortona in mano di _Lodovico il Moro_,
scrisse tosto la duchessa ad _Ercole duca_ di Ferrara, che si trovava
all'armata in Toscana, di venire in suo aiuto. Venne egli, ma non
giunse a tempo d'impedire le novità succedute in Milano; e la sua
partenza dalla Toscana riuscì di notabil pregiudizio ai Fiorentini.
Imperocchè, lasciato al comando delle sue genti _Sigismondo d'Este_
suo fratello, al cui parere prevalse quello di _Costanzo Sforza_
signore di Pesaro, ostinato in non voler muovere il campo da Poggio
Imperiale, nel dì 7 di settembre[151] venne l'esercito del duca di
Calabria ad assalirli, e senza gran fatica in poco di tempo li mise
in fuga: disavventura che portò la costernazione in Firenze. Da ciò
seguirono non pochi progressi delle armi pontificie e napoletane,
perchè presero Poggibonzi, Colle ed altre terre, con ridurre sempre
più Firenze alle strette. Quivi oramai mormorava non poco il popolo,
perchè si provassero tanti guai, e si mettesse la repubblica in
pericolo di rovina per cagione d'un sol cittadino. Nè si potea più
far capitale de' soccorsi del duca di Milano, dappoichè Lodovico il
Moro, divenuto governatore di quello Stato, se l'intendeva col re
Ferdinando, da cui poscia ottenne anche il ducato di Bari. Fu allora
che _Lorenzo de Medici_, essendosi ridotte a quartieri d'inverno
le armate, considerando la stanchezza della sua città per questa
arrabbiata guerra, e i pericoli maggiori se non vi si ritrovava
rimedio, prese, nel dì 5 di dicembre, una risoluzione, che, quantunque
venisse da un uomo di gran senno, pure fu da moltissimi tenuta per
troppo ardita: cioè determinò di portarsi in persona a Napoli, per
tentar di placare l'animo del re Ferdinando. Non v'era chi non si
ricordasse di quanto dicemmo avvenuto al conte Jacopo Piccinino, e ad
altri in quella corte. Tuttavia è da credere che non si sarebbe così
facilmente azzardato Lorenzo ad un tentativo, se non avesse avuto
fondamenti bastevoli di sperarne buona riuscita. Fors'egli, come fu
creduto, avea preventivamente con danari guadagnata la grazia dei più
possenti presso di Ferdinando. Fors'anche lo stesso _Lodovico il Moro_,
che non si vedea sicuro in sella, perchè a' Veneziani era dispiaciuta
la sua entrata per le finestre nel governo di Milano, e che perciò
desiderava la pace, s'interpose col re Ferdinando. Finalmente sappiamo
dalla Cronica di Ferrara[152], essere stato consigliato Lorenzo dal
_duca Ercole_ genero del re di andare a Napoli; nè è da credere che
il consiglio fosse venuto da chi prima non sapesse che l'andare era
senza pericolo. Appena fu partito il Medici, che i Fregosi occuparono
Sarzana, posseduta allora da' Fiorentini, contuttochè durasse una
tregua stabilita fra quelle potenze guerreggianti: il qual tradimento
incredibil rammarico cagionò in Firenze.