[89] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. Corio,
Istor. di Milano.
[90] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
[91] Corio, Istor. di Milano.
[92] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital.
[93] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Cardinal. Papiensis,
Ep. 558. Vita Sixti IV, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[94] Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital.
[95] Antichità Estensi, P. II.
[96] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer Ital.
[97] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Annales Foroliviens., tom.
22 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCCLXXIV. Indiz. VII.
SISTO IV papa 4.
FEDERIGO III imperadore 23.
Tornato che fu da Venezia a Roma il soprammentovato _Pietro Riario_
cardinale di San Sisto e vescovo di più chiese, gravemente si ammalò, e
nel dì 5 di gennaio terminò colle sue grandezze la vita[101]. L'eccesso
de' piaceri, a' quali s'era abbandonato, probabilmente gli abbreviarono
i giorni. Contuttociò comunemente fu creduto che il veleno lo avesse
tolto dal mondo nel più bel fiore dell'età sua, forse a lui fatto
dare da chi nol potea sofferire così onnipotente presso lo zio papa, e
dissipatore scandaloso dell'erario pontificio[102]. Comunque sia, venne
egli meno, e restò solamente una memoria troppo svantaggiosa di lui
presso i saggi; poichè per conto del popolo e della prodigiosa copia
de' suoi cortigiani, siccome tutti godevano della di lui prodigalità,
così ancora tutti deplorarono l'immatura sua morte. Il savio cardinal
di Pavia _Jacopo Ammanati_[103] ci lasciò la descrizione de' costumi
e delle azioni sue, tutti ridondanti in biasimo del pontefice zio,
perduto nell'amore de' suoi nipoti. Mancò di vita in quest'anno in
Ferrara, nel dì 6 d'agosto[104], _Ricciarda_ figliuola del marchese
di Saluzzo, già moglie di _Niccolò III_ d'Este marchese di Ferrara, e
madre d'_Ercole I_ duca di Ferrara. Ed in quella città arrivò nel dì 4
di dicembre _don Federigo_ figliuolo del _re Ferdinando_, e fratello
della _duchessa Leonora_, che dopo aver quivi ricevuto grande onore,
passò alla corte di Milano. Probabilmente fu egli mandato dal padre
colà per aver penetrato il maneggio che si facea di una lega fra i
Veneziani, Fiorentini e il duca di Milano[105]. Ma non dovette arrivare
a tempo per disturbare il trattato, perchè essa lega fu conchiusa
nel giorno 20 di novembre[106], con restarne escluso lo stesso re
Ferdinando. Se l'ebbe egli sommamente a male, e ne nacque non lieve
sdegno contra del duca di Milano, il quale avendo sempre in addietro
avuti per nemici i Veneziani, si fosse ora unito con loro, abbandonando
il vecchio amico e chi era padre d'_Alfonso duca_ di Calabria cioè del
marito d'_Ippolita_ sorella di esso duca Galeazzo Maria[107]. Però,
tutto che fosse in quella lega lasciato luogo d'entrarvi al medesimo
Ferdinando e a papa Sisto, niun di essi vi volle aver luogo. La somma
intrinsichezza che passava fra esso papa e il re, quella appunto fu che
mosse i Fiorentini a procurar quella lega.
Fu in quest'anno obbligato il pontefice a muovere le sue armi[108],
perchè in Todi nacque una pericolosa sedizione fra i cittadini per
le fazioni guelfa e ghibellina. Accorsero gli Spoletini in soccorso
de' Ghibellini, ed era per accendersi un gran fuoco per tutto quel
ducato, se non fosse giunto colle sue brigate _Giuliano dalla Rovere_
cardinale, che cominciò a fare il noviziato delle armi, e ad assumere
spiriti guerrieri, continuato poi quand'anche asceso al pontificato
prese il nome di _Giulio II_. Egli pacificò Todi, ed obbligò il popolo
di Spoleti a rendersi ubbidiente a' suoi cenni. Ma perchè non prese
ben le sue precauzioni, gli iniqui soldati, contro il di lui volere
entrati in essa città di Spoleti, barbaricamente la misero tutta a
sacco. Portossi dipoi il cardinal Giuliano a città di Castello per
isloggiarne _Niccolò Vitelli_ tiranno della medesima, che per un
pezzo gagliardamente si difese, e diede anche delle buone percosse
all'armata pontificia. Ottenne in oltre esso Vitelli soccorso dal duca
di Milano e da' Fiorentini; eppure in fine, atterrito dalla venuta
di _Federigo conte_ d'Urbino, principe di molto valore, che circa
questi tempi ottenne dal papa il titolo di duca, capitolò la resa
della città. Poco tempo godè della sua dignità _Niccolò Marcello_ doge
di Venezia, perchè nell'anno presente ai primo dì di dicembre[109]
fu chiamato da Dio a più felice vita. In luogo suo fu posto _Pietro
Mocenigo_, signor valoroso, che in questo medesimo anno avea fatto
levare ai Turchi l'assedio da Scutari. Conchiuse in questo anno il
_re Ferdinando_ il matrimonio di _Beatrice_ sua figliuola col famoso
_Mattia_ re d'Ungheria; ma l'esecuzione sua la vedremo solamente
all'anno 1476. Venne ancora in quest'anno per Lombardia, ed andossene
a Roma _Cristierno_ re di Danimarca, al quale non mancò _papa Sisto_ di
far godere molti onori e regali, in guisa che il rimandò contento alle
sue contrade.