NOTE:

[84] Raynaldus, Annal. Eccl.

[85] Jacobus Papiensis Cardinal., Epist. 134.

[86] Jacobus Papiensis, Ep. 134, 439. Raynaldus, Annales Eccl.

[87] Anton. Hyvan., Comment., tom. 23 Rer. Ital. Ammirat., Istoria di

Firenze, lib. 23.

[88] Guichenon, Hist. de Maison de Savoye.

Anno di CRISTO MCCCCLXXIII. Indiz. VI.

SISTO IV papa 3.

FEDERICO III imperadore 22.

In quest'anno ancora la flotta delle armi cristiane, composta di

galee pontifizie, veneziane e napoletane, passò a' danni de' Turchi,

ma senza che si possa contare impresa alcuna degna di memoria. Quel

che è peggio, i Turchi vennero sino in Friuli, e recarono a quel

paese incredibili danni[89]. Già vedemmo che _Ercole Estense_, figlio

legittimo e naturale di Niccolò III marchese di Ferrara (e non già

solamente naturale, come qualche disattento storico lasciò scritto),

era stato nemico di _Ferdinando re_ di Napoli, ed avea militato contra

di lui in favore del duca d'Angiò. Ora dacchè egli fu creato duca di

Ferrara, ravvivò l'antica amicizia con esso re, e nell'anno precedente

si accordò di prendere in moglie _Leonora d'Aragona_, figliuola

legittima e naturale del medesimo re[90]. Con suntuoso accompagnamento

nel mese di giugno si partì da Napoli questa real principessa,

condotta da don _Sigismondo d'Este_ fratello del duca Ercole, e giunse

a Roma. Che grandiosi spettacoli e magnifiche feste si facessero

quivi per onorarla, s'io volessi ridirlo, non la finirei sì tosto. Se

n'ha un'ampia descrizione nella Storia del Corio[91] e negli Annali

Piacentini del Rivalta[92]. Ne parla anche l'Infessura[93], oltre altri

autori, e n'ho parlato anch'io nella parte II delle Antichità Estensi.

Di singolari finezze ed onori le fece il papa; ma il cardinal _Pietro

Riario_ suo nipote diede in tali sfoggi di magnificenza, che se non

superò, certo uguagliò i più splendidi monarchi degli antichi secoli.

Per ordine suo fu coperta di velami tutta la piazza de' santi Apostoli,

alzato in essa un superbo palagio di legname con tre sale sostenute

da colonne messe a oro, e ornate con fregi mirabili, fontane, credenze

piene di vasi d'oro e d'argento, dove varie rappresentazioni si fecero.

Tralascio il resto. In un solo convito fu creduto ch'egli spendesse

venti mila ducati d'oro: cose tutte applaudite sommamente dalla gente

mondana, ma che con ribrezzo si miravano dai più saggi, non sapendo

digerire che questo cardinale, riputato un altro papa, logorasse in

tante vanità i tesori della Chiesa[94]. Arrivò poscia a Ferrara questa

principessa nel dì 3 di luglio[95], e quivi ancora con suntuosissime

feste di molti giorni furono solennizzate le nozze.

Non visse oltre a quest'anno _Niccolò Tron_ doge di Venezia, essendo

succeduta la morte sua nel dì 28 di luglio[96], di cui fu successore

_Niccolò Marcello_, eletto doge nel dì 13 d'agosto, uomo degno per le

sue buone qualità di quel trono. Parimente nel presente anno andando a

Venezia _Alessandro Sforza_ signor di Pesaro, fratello del fu celebre

_Francesco I_ duca di Milano, infermatosi in una osteria per viaggio,

quivi fece fine ai suoi giorni[97], sul principio di aprile, con

lasciare dopo di sè un'illustre memoria di essere stato uno dei più

magnifici e prodi capitani del tempo suo. Pervenne il dominio di Pesaro

a _Costanzo Sforza_ suo figliuolo. Non contento il cardinal _Pietro

Riario_ suddetto delle smoderate spese fatte in Roma pel ricevimento

di _Leonora d'Aragona_, volle inoltre che la Lombardia co' suoi occhi

imparasse fin dove sapea giugnere la pazza sua magnificenza. Pertanto

dal papa suo zio, o padre, il quale nulla sapea negargli, ottenuto il

titolo di legato di tutta l'Italia[98], venne a visitare il duca di

Milano, e nel dì 12 di settembre pervenne a quella città. Tale era

la comitiva sua, che di più non avrebbe fatto il pontefice stesso.

E fu anche sì onorevolmente accolto, trattato e regalato dal duca,

quasi come fosse un papa. La voce che corse allora, per attestato

del Corio[99], fu, essere nei lunghi e scambievoli ragionamenti

loro convenuti che il cardinale farebbe creare _Galeazzo Maria_ re

di Lombardia, con aiutarlo ad acquistar quelle città e terre che

convenivano a tal dignità, e che il duca all'incontro aiuterebbe il

cardinale con danari e genti d'armi a succedere nel papato. Certamente

di gran discredito alla sacra corte di Roma doveano essere queste

eccessive pompe e spese d'un cardinale nipote del pontefice, e i

suoi passi, che davano campo a tali dicerie probabilmente false dei

politici d'allora. Ma vedremo presto che Dio vi provvide. Secondo il

Platina[100], allora fu che il medesimo cardinale per quaranta mila

ducati d'oro comperò la città d'Imola da _Taddeo Manfredi_, cacciato di

là per una sedizione della moglie e del figliuolo. Di questa similmente

col consenso del papa fece un dono a _Girolamo Riario_ suo fratello. Se

n'andò poscia il cardinale a Venezia, ma contro il parere del duca di

Milano. Quantunque gli fosse fatto ogni possibil onore in quella città,

nulladimeno comune credenza fu che i Veneziani in segreto il mirassero

di mal occhio, attesa la stretta fratellanza osservata fra lui e il

duca di Milano.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 13 / 102 题