[14] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
Ital.
[15] Jacobus Papiensis, Comment., lib. 2. Cannesius, Vit. Paul. II, P.
II, tom. 3 Rer. Ital.
[16] Jacobus Papiensis, Comment., lib. 2.
[17] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Simonetta, Vit. Francisci
Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo, Ist. Bresc., tom.
eod., ed altri.
[18] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.
[19] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[20] Cristoforo da Soldo, Istoria Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
[21] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Italic.
Cristoforo da Soldo, Istoria Bresciana, tom. eod.
Anno di CRISTO MCCCCLXVI. Indiz. XIV.
PAOLO II papa 3.
FEDERIGO III imperadore 15.
Con somma tranquillità passava in questi tempi sua vita _Francesco
Sforza_ duca di Milano[25]. Per le molte obbligazioni che egli
professava a _Luigi XI_ re di Francia, il quale, trovandosi allora
in una pericolosa guerra, a lui mossa dal duca di Borgogna, e da
altri principi del sangue reale, faceva, in vigor della lega collo
Sforza, istanza d'aiuti, gl'inviò _Galeazzo Maria_ conte di Pavia suo
primogenito in soccorso con quattro migliaia di cavalli e due mila
fanti[26], che fecero conoscere in quelle parti non vano il credito
della milizia sforzesca. Per attestato di Tristano Caracciolo, dopo
l'acquisto di Milano egli visse sempre inquieto pel timore che i
Franzesi venissero coll'armi a far valere le lor pretensioni sopra
quel ducato; e però si studiò sempre di tenerseli amici. Ma ecco la
morte venire a metter fine al governo e alla vita del duca di Milano
nel dì 8 di marzo. Quanto più si rifletterà alle azioni di questo
invitto principe, tanto più si conoscerà non insussistente la credenza
d'alcuni, che da moltissimi secoli in qua non avea l'Italia prodotto un
eroe sì glorioso, come fu _Francesco Sforza_, in cui si unì un mirabil
valore e un rarissimo senno. In ventidue battaglie che diede, sempre
ne uscì vincitore, nè mai fu vinto da alcuno. Di bassissimo stato
cominciò _Sforza Attendolo_ suo padre la fortuna della propria casa; ma
il figliuolo Francesco con passi giganteschi la condusse sì innanzi,
che giunse in fine a signoreggiare il nobilissimo ducato di Milano,
e la superba città di Genova colla Corsica, e a conseguir tal fama,
che certo merita d'essere messo in confronto coi più gran capitani
della antichità, e annoverato fra i personaggi più illustri nella
storia d'Italia. Giovanni Simonetta, che ne scrisse diffusamente la
Vita, ci lasciò ancora una dipintura de' suoi costumi e delle maniere
del suo governo, ma con dimenticar nella penna gli eccessi della sua
lussuria ed altri suoi difetti. Lasciò dopo di sè una figliuolanza
numerosa, a lui procreata da _Bianca Visconte_, cioè _Galeazzo Maria_
primogenito, _Filippo Maria_, _Sforzino_, _Lodovico_, _Ottaviano_
ed _Ascanio_, oltre alle femmine e a varii bastardi. Ma niun di quei
figliuoli ereditò il giudizio e le buone doti del padre; e però un sì
ben piantato dominio cominciò in breve a traballare, e tutto infine
precipitò. Trovavasi allora in Francia _Galeazzo Maria_ suo successor
nel ducato; ed avvisato con corrieri della morte del padre, si mise
tosto in viaggio verso l'Italia, ma travestito, perchè non mancavano
signorotti in questo secolo che faceano la caccia ai gran signori
passanti per le lor terre, e bisognava che si riscattasse chi v'era
colto. _Niccolò III marchese_ estense e signor di Ferrara, siccome
dicemmo, volendo, nell'anno 1414, passare in Francia, fu ritenuto da
uno dei marchesi del Carretto, e molto vi volle a liberarlo. Corse un
somigliante pericolo anche Galeazzo Maria alla Badia della Novalesa;
ma ebbe la fortuna di salvarsi, e di arrivar sano sul Novarese, con far
poi la sua solenne entrata in Milano come duca nel dì 20 di marzo. Per
la buona provvision di sua madre non seguì tumulto alcuno interno nel
ducato; nè movimento in contrario fecero le vicine potenze, ancorchè si
dubitasse non poco de' Veneziani. A questa quiete contribuì ancora il
pontefice _Paolo II_ con lettere esortatorie ai principi, acciocchè non
turbassero la pace d'Italia. Concorsero poi a Milano le ambascerie dei
principi italiani e del re di Francia; ma non si vide, secondo alcuni,
comparir quella de' Veneziani. Marino Sanuto non di meno attesta[27]
che vi mandarono; ed è poi certo avere il novello duca inviati loro i
suoi ambasciatori per raccomandare a quella potente repubblica i suoi
Stati, e n'ebbe dolci e buone parole.
Fu in quest'anno afflitto il regno di Napoli dai tremuoti[28]. Avea
ben perdonato il re _Ferdinando_ colla bocca, ma non col cuore (cuore
in cui bollivano sempre pensieri di vendetta), ad _Antonio Santiglia_
marchese di Cotrone e conte di Catanzaro, stato suo ribello nella
guerra passata. Nell'anno presente, a dì 26 di gennaio, il fece
imprigionare, maggiormente con ciò dando a conoscere che balorderia era
il fidarsi di lui dopo averlo offeso. S'era cominciata a guastar in
Firenze la nuova armonia fra i cittadini dopo la morte del magnifico
_Cosimo de Medici_[29]. Fra gli altri _Lucca de' Pitti_ potente
cittadino, o per invidia del ricco e felice stato della casa de Medici,
oppure per zelo, parendogli pregiudiziale alla libertà della repubblica
la prepotenza de' Medici, formò una fazione, per abbattere _Pietro_
figliuolo d'esso Cosimo, e giunse anche a tramar insidie contro la di
lui vita. Per tali sconcerti fu qualche movimento d'armi in Italia.
_Galeazzo Maria duca_ di Milano prese la protezione di Pietro de
Medici, ed avea in Romagna più di due mila cavalli pronti ai bisogno.
Era all'incontro assistito il Pitti da duca Borso Estense, signor di
Ferrara, il quale avea spedito a' confini di Pistoia _Ercole Estense_
suo fratello con mille e trecento cavalli e molta fanteria[30]. Ma
in quest'anno nulla di più accadde per conto della guerra. In Firenze
bensì prevalse la fazione de' Medici, in guisa tale che Luca dei Pitti
andò a basso. _Niccolò Soderini, Diotisalvi Neroni, Antonio Acciaiuoli_
ed altri partigiani de' Pitti furono mandati ai confini; e così per ora
restò non già estinto, ma sopito quel fuoco. Attese in questi tempi
il _pontefice Paolo_ a riformare alcuni degli abusi della sacra sua
corte, spezialmente con levare molti traffici simoniaci[31]. E perchè
l'uffizio degli abbreviatori era screditato per le esazioni esorbitanti
che vi si commettevano, lo abolì; il che fece montare in collera
_Bartolomeo Sacchi_ Cremonese, cognominato _il Platina_, perchè nato
in Piadena, terra del Cremonese, scrittor celebre, che era uno degli
stessi abbreviatori. Scrisse egli perciò un'insolente lettera al papa,
e ne disse poi quanto male seppe nelle Vite dei romani pontefici. Un
gran flagello delle provincie cristiane, massimamente delle chiese e
de' monisteri, erano da gran tempo i legati apostolici, che bottinavano
a più non posso, dovunque si stendeva la lor giurisdizione. Con
salutevol bolla mise il pontefice quel freno e rimedio che potè a sì
fatto scandalo ed invecchiato disordine. Avvenne ancora che nel dì 28
di gennaio dell'anno presente[32] da alcuni congiurati fu preso _Cecco
degli Ordelaffi_ signor di Forlì, odiato dai più per le molte sue
ribalderie; e, ciò fatto, fu subito chiamato a quella signoria _Pino
degli Ordelaffi_, fratello d'esso Cecco. Negli Annali di Forlì[33]
solamente si legge che Cecco, dopo lunga infermità, morì nel dì 22
d'aprile. Cominciarono in questi tempi dei gravi dissapori fra papa
_Paolo II_ e il _re Ferdinando_. S'era messo in testa l'ultimo di voler
che esso pontefice gli sminuisse il censo di Napoli. Trovò una testa
forte che non volle punto condiscendere ai di lui voleri.