NOTE:

[1] Raynaldus, Annal. Eccles.

[2] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

[3] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 30, tom. 21 Rer. Ital.

[4] Jacobus Papiensis, Comment., lib. 1.

[5] Platina, Vita Pii II. Campanus, in Vita Pii II.

[6] Jacobus Papiensis, Ep. 41, 47, 49.

[7] Platina, Vita Pii II.

[8] Infessur., Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[9] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[10] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 30, tom. 21 Rer. Ital.

Giustiniani, Istoria di Genova, lib. 5.

[11] Giornali Napolet., tom. 22 Rer. Ital.

[12] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[13] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 23. Raphael. Volaterran., lib. 5.

Anno di CRISTO MCCCCLXV. Indiz. XIII.

PAOLO II papa 2.

FEDERIGO III imperadore 14.

Grande inquietudine avea data negli anni addietro ai papi e a Roma il

conte d'Anguillara, cioè _Everso degli Orsini_, ma nemico degli altri

Orsini. Per cagion sua non erano in verun tempo sicure le strade,

perchè, facendo il mestiere dei masnadieri, assassinava i pellegrini.

Sotto il suo comando si contavano, o per eredità o per occupazione,

Carbognano, Caprarola, Ronciglione, Vetralla, e nove altre belle

castella e terre[15]. Appena creato fu papa _Paolo II_, che quest'uomo

malvagio andò a rendere conto delle azioni sue al tribunale di Dio,

restando suoi eredi due suoi figliuoli _Francesco_ e _Deifobo_.

Avvezzi amendue alla vita del padre, cominciarono tosto anch'essi

a ricalcitrare agli ordini del pontefice, che li volea astrignere

a rendere il maltolto. Perciò papa Paolo all'improvviso spinse loro

addosso le sue armi col rinforzo di altre ottenute dal _re Ferdinando_;

e in poco tempo e senza molta fatica li spogliò di tutti i loro Stati,

ed essi confinò nelle carceri romane. _Niccolò Forteguerra_ cardinale

legato fu adoperato in questa impresa; e benchè paressero inespugnabili

le rocche loro, pure in breve le ridusse all'ubbidienza del papa[16].

_Malatesta Novello_ de' Malatesti, fratello di _Sigismondo_, godeva in

sua porzione le città di Cesena e di Bertinoro. Durante la guerra fatta

da papa _Pio II_ a Sigismondo, perchè impiegò le armi sue in favor del

fratello, incorse nella disgrazia di quel pontefice. Abbandonato anche

egli dalla fortuna, ricorse alla clemenza di Pio, ed ottenne grazia,

con obbligo nondimeno che, dopo sua morte senza figliuoli, quel dominio

tornasse alla santa Sede. Per sicurezza di questi patti prestarono

solenne giuramento ai ministri del papa i popoli di quelle città.

Avvenne appunto nel presente anno la morte d'esso Malatesta. Era in

questi tempi ito Sigismondo signor di Rimini al servigio de' Veneziani,

e militava in Levante, contra de' Turchi. _Roberto_ suo figliuolo

bastardo, che, nella lontananza del padre, governava Rimini, corse

immantenente a Cesena e a Bertinoro, pretendendo la eredità dello zio,

di modo che, arrivati i ministri pontifizii per prenderne il possesso,

trovarono chi s'era levato più di buon'ora che essi. Tuttavia da lì

ad alcuni giorni, accortosi Roberto che i cittadini di Cesena voleano

mantener la parola data al papa, se n'andò con Dio, e quella città

tornò in potere della santa Sede, e non andò molto che anche Bertinoro

fece lo stesso.

In grande ansietà ed irresoluzione si trovava nell'anno addietro,

siccome accennai, il conte _Jacopo Piccinino_[17], perchè il funesto

esempio del duca di Sessa gli facea leggere nel cuore del _re

Ferdinando_, benchè in apparenza amico, dei torbidi pensieri anche

contra di lui, per essergli stato nemico. Ne scrisse a _Francesco

Sforza_ duca di Milano; e questi colle più belle parole del mondo, non

solamente l'affidò, ma anche si mostrò tutto per lui; anzi l'invitò

a Milano, per unire finalmente seco _Drusiana_ sua figliuola, a lui

tanto tempo prima promessa in moglie. Tuttavia neppur si fidava il

Piccinino di Francesco Sforza, ben sapendo egli che con tutto il

bel dire di Giovanni Simonetta nella di lui Vita, alle occorrenze

lo Sforza, somigliante ad altri suoi pari, non si facea scrupolo di

anteporre l'utile all'onesto. Era il Piccinino per questi tempi[18]

in sommo credito di valore e di perizia nell'armi; avea sotto le sue

bandiere non poche squadre di bravi combattenti; per privilegio portava

il cognome delle case di Aragona e Visconte[19], possedeva Sulmona,

Cività di Penna, Francavilla, Cività di Santo Angelo, il contado di

Campobasso, ed altre terre da lui occupate nel regno di Napoli. Però

di lui solo avea apprensione o paura il re Ferdinando, e non ne era

privo lo stesso duca di Milano. Se non s'inganna Cristoforo da Soldo,

scrittore di questi tempi, i Fiorentini e Bolognesi l'assicurarono

che andasse a Milano. Andò nel mese di agosto dell'antecedente anno;

e infatti ricevè sommi onori e carezze da Francesco Sforza, e quivi

sposò la di lui figliuola Drusiana. Tante finezze e sì bel parentado

il fecero infine cader nella rete. Lo andava consigliando il duca

Francesco[20] di passare a Napoli, per sigillar la buona amistà col

re Ferdinando; e benchè il cuor gli dicesse che gliene avverrebbe del

male, e ripugnasse gran tempo, e tanto più perchè il duca Borso signor

di Ferrara, suo grande amico, gli andava scrivendo di non fidarsi;

pure tante promesse e speranze gli furono cacciate in corpo, che si

lasciò indurre al viaggio di Napoli. Partissi egli da Milano nel mese

di maggio, accompagnato sempre da _Pietro Posterla_ segretario del

duca di Milano; ed arrivato a Napoli col salvocondotto del re, sel

vide venire incontro lui stesso, che con somma allegrezza lo accolse

ed introdusse nella sua corte, dove per 27 giorni il trattenne. Poscia

nel dì 24 di giugno, festa di s. Giovanni Batista, sotto pretesto di

volergli mostrare il suo tesoro, seco il condusse nel castello, e quivi

il fece mettere in prigione. Furono svaligiati i suoi soldati, preso

ancora Francesco di lui figliuolo; e il re mandò tosto a prendere la

tenuta di tutte le di lui terre, che il misero avea consegnato, durante

la sua lontananza, a _Tommaso Tebaldi_ Bolognese, uffiziale del duca di

Milano. Da lì a non molto fu strangolato in carcere il Piccinino per

ordine del re, il quale fece dargli onorevole sepoltura, e spargere

voce che, nel voler egli salire ad un'alta finestra per veder le navi

regie che tornavano con trionfo, caduto, s'era rotto l'osso del collo.

Gran mormorazione per cotal tradimento fu per tutta l'Italia, e n'ebbe

incredibil vituperio non meno Ferdinando che Francesco Sforza, non si

potendo cavar di testa alla gente che anche lo stesso Sforza avesse

tenuto mano al tradimento; laonde si dicea dappertutto che il duca

l'avea mandato alla beccheria, ed essere il re stato il suo boia.

Tornossene poi l'infelice _Drusiana_ nell'ottobre dall'Abbruzzo alla

casa paterna, dopo avere servito di zimbello alla rovina del consorte.

Nell'aprile di questo medesimo anno era venuto a Milano _don

Federigo_ d'Aragona, spedito colà dal _re Ferdinando_ suo padre, con

accompagnamento di molta nobiltà e di quattrocento cavalli[21], per

condurre a Napoli _Ippolita_ legittima figliuola di _Francesco duca_

di Milano, da molto tempo destinata in moglie di _Alfonso duca_ di

Calabria, primogenito del re. Nel dì 25 d'aprile arrivò a Bologna, e

vi tornò colla sposa suddetta nel dì 17 di giugno, e con una comitiva

splendida di più di mille persone. Giunta che fu questa nobil brigata a

Siena, perchè si ebbe nuova della prigionia del conte Jacopo Piccinino,

quivi si fermò sino al fine d'agosto, per intendere la risoluzione del

duca di Milano, il quale non mancò di far delle smanie per l'accidente

contro la fede occorso a chi era suo genero; ma infine si lasciò

passar la collera, e ordinò alla figliuola Ippolita di continuare

il viaggio. Pervenne essa a Napoli nel dì 14 di settembre, giorno in

cui fu l'ecclissi del sole, e furono fatte per molti dì solennissime

feste, giostre e bagordi[22]. _Filippo Maria Sforza_, fratello della

duchessa Ippolita, che l'avea accompagnata colà, ne ebbe in ricompensa

il ducato di Bari. Riuscì al re Ferdinando, nel dì 29 di giugno

dell'anno presente[23], dopo alcuni giorni d'assedio, di ridurre alla

sua divozione l'isola d'Ischia. Fu questo l'ultimo anno della vita di

Lodovico duca di Savoia, principe di gran nome, essendo stato rapito

dalla morte nel dì 29 di gennaio[24]. Lasciò una numerosa figliuolanza

di maschi, il primogenito dei quali _Amedeo IX_ gli succedette nei

ducal dominio, siccome ancora di femmine, fra le quali _Carlotta_

fu moglie di _Luigi XI_ re di Francia, e _Bona_ divenne moglie di

_Galeazzo Maria Sforza_ duca di Milano. Morì parimente in quest'anno

_Lorenzo Valla_, celebre letterato, oriundo di Piacenza, nato in Roma e

nobile romano.

Annali d'Italia, vol. 6 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 7 / 102 题