CAP. XCI.

_Come il gran siniscalco cambiò sua fama in Firenze._

Noi avremmo volontieri trapassato quello che seguita senza memoria,

se senza potere essere incolpato d’adulazione per tacere l’avessimo

potuto fare. Il grande siniscalco del re Luigi partitosi dalle mollizie

del suo signore, e inviscato da quelle, venne al legato in Romagna,

e cercato secondo la commissione a lui fatta dal re Luigi di tentare

la pace dal legato a messer Malatesta da Rimini, non ebbe autorità di

poterla in alcuno atto disporla: e partitosi dal legato, venne a Siena

all’imperadore, e spuosegli la sua ambasciata, dal quale fu ricevuto

graziosamente per amore del re, e ancora della sua persona, perocch’era

cittadino popolare di Firenze, e vedevalo montato in cotanta dignità, e

a Roma il menò con seco, e fu alla sua coronazione: e tornato a Siena

con lui senza avere impetrata alcuna cosa di sua domanda, se ne venne

a Firenze del mese d’aprile del detto anno, con grande comitiva di

baroni e di cavalieri napoletani, giovani ornati di diverse e strane

portature, e abiti di loro robe, con maravigliosi paramenti d’oro e

d’argento, e di pietre preziose e di perle, e in Firenze cominciò a

fare molti conviti, e continovolli lungamente in città e in contado,

avendo le giovani donne le quali faceva invitare con grande istanza

sera e mattina a’ suoi corredi, e tutto dì le tenea in danza e in festa

co’ suoi cavalieri; le quali femminili mollizie molto nella patria

indebolirono la sua fama; e considerando i cittadini il tempo nel

quale la compagnia tribolava il Regno, e le novità dell’imperadore,

e le mutazioni degli stati delle città e delle terre di Toscana, e

la nuova gravezza, e sollecita provvedenza e guardia ch’avea il suo

comune di Firenze, facevano manifesto che allora bisognavano cose

virtuose e virili, e non disoneste mollezze di donne. Crediamo che il

male esempio del suo signore, e la vanità che ’l movea a accattare

benevolenza de’ giovani e vani baroni e cavalieri ch’erano con lui gli

feciono dimenticare le sue usate virtù, e la fortezza del suo animo. E

per merito di questo, avendo domandato al suo comune per parte del re

alcuno sussidio di gente d’arme contro alla compagnia, cosa che altra

volta si sarebbe fatta senza domandare, per più riprese gli fu negata;

potendo conoscere che poco onore della sua città riportò al re suo

signore contra l’usato modo: e dove la sua persona era per addietro

nominatissima in altezza d’animo e in molte virtù, per la vana mollezza

femminile, a questa volta nella sua patria recò in memoria de’ suoi

cittadini la detestabile vita di Sardanapalo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 208 / 214 题