_Della gran compagnia ch’era in Puglia._
In questo tempo, all’entrare d’aprile del detto anno, la compagnia
del conte di Lando era cresciuta nel Regno in quattromila barbute, e
in molti masnadieri, e in grande popolo di bordaglia, e tenendo loro
campi sopra Nocera e sopra Foggia correvano la Puglia piana predando
e pigliando uomini e femmine, e bestiame e roba ovunque ne poteano
giungnere, e strignevano per paura i casali e le ville a portare
vittuaglia al campo. Nel paese faceano danno assai; ma niuna terra
murata poterono acquistare, perocchè non aveano argomenti da vincerle
per battaglia, e per la fede ch’aveano rotta a quelli del Guasto quando
si dierono loro, niuna terra si volea più confidare alle loro promesse,
ma tutte s’erano armate e afforzate alla difesa. Stando la compagnia
per questo modo in Puglia, il re Luigi poco mostrava che si curasse
della compagnia, e meno del danno de’ suoi sudditi, con mancamento
di suo onore, perocchè nè aiuto nè consiglio dava loro: ma in questi
dì mandò messer Niccola Acciaiuoli di Firenze suo grande siniscalco
al legato, per trattare pace da lui a messer Malatesta da Rimini, e
ambasciadore all’imperadore, e appresso al comune di Firenze, per
avere da catuno aiuto di gente contro alla compagnia, e per sentire
la volontà e ’l processo dell’imperadore: ma da se nel Regno niuna
provvisione fece, fuori che festeggiare e danzare con le donne, in
detrimento della sua fama.