_Come l’imperadore si partì da Siena._
Avendo l’imperadore veduto la subita revoluzione fatta per i cittadini
di Siena, d’avere disfatto e abbattuto il loro antico reggimento e
l’ordine de’ nove, avendo di presente ad essere a Roma il dì della
Pasqua della santa Resurrezione a dì 5 d’aprile, prese sospetto di
lasciarla in libertà, e lasciovvi l’arcivescovo di Praga cui n’avea
fatto vicario, prelato di grande autorità, e sperto delle cose del
mondo, e pro’ e ardito in fatti d’arme, e in sua compagnia e per suo
consiglio lasciò il signore di Cortona, e i Tarlati d’Arezzo, e’ conti
da Santafiore, e più altri caporali di parte ghibellina, mostrando più
confidanza in loro che nelle case guelfe di Siena, che liberamente
gli aveano data la signoria di quella città: per la qual cosa i
gentili uomini di quella terra e i popolani grassi molto si turbarono
e rimasono malcontenti, benchè in apparenza allora non ne feciono
dimostrazione; e a dì 28 di marzo 1355 l’eletto si partì da Siena, e
seguitò a gran giornate il suo viaggio, e infino alla sua tornata i
Sanesi vivettono senza niuno loro ordine sotto il volontario reggimento
del vicario.