CAP. LXXXVIII.

_Della gente che i Fiorentini mandarono con l’imperadore._

L’eletto imperadore volendo andare a prendere la corona a san Piero

a Roma, si pensò, che non ostante la sua copiosa compagnia, grande

sicurtà gli sarebbe per tutto ad avere in sua condotta l’insegna del

comune di Firenze, e alla guardia della sua persona de’ suoi cittadini

con parte della loro gente d’arme; e però richiese i Fiorentini che

gli mandassono de’ loro cavalieri dugento con l’insegna del comune, e

con alcuni cittadini alla sua compagnia. Il comune elesse di presente

due cittadini, uno grande e uno popolare, ambedue cavalieri, e dugento

barbute di gente eletta molto bene montati e armati nobilemente, e bene

guerniti di robe e d’arnesi, e diedono l’insegna del popolo, il giglio

e il rastrello, senza alcuna aguglia: e giunti a Siena, l’imperadore

li ricevette graziosamente, e costituilli alla guardia del suo corpo,

perocchè gran confidanza avea de’ Fiorentini, e tra tutta sua gente

non avea altrettanti cavalieri sì bene a cavallo nè sì bene armati:

e in sua compagnia andarono, e stettono, e tornarono da Roma infino

alla città di Siena, e ivi licenziati dall’imperadore si tornarono a

Firenze. Abbiamo di questa lieve cosa fatta memoria, non tanto per lo

fatto, quanto che fu cosa disusata e strana per lunghi tempi passati,

vedere l’insegna del comune di Firenze a guardia dell’imperadore.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 205 / 214 题