CAP. LXXXVI.

_Come il papa riprese in concistoro certi dissoluti cardinali._

Il cardinale di Pelagorga di Guascogna baldanzoso e superbo, non meno

per la potenza dei suo legnaggio che per lo cappello rosso, oltre a

molte grandi e sconce cose fatte per la sua arroganza, singolari nella

corte di Roma, in questi dì del mese di marzo, nella santa Quaresima,

essendo per loro bisogne venuti a corte nella città d’Avignone alquanti

cavalieri guasconi, disordinati, della setta sua e di suo lignaggio,

senz’altra singolare cagione ne fece uccidere tre, che niuna guardia

si pensavano avere a fare, non guardando alla reverenza de’ pastori

di santa Chiesa, nè a’ santi giorni quaresimali. E altri giovani

fatti cardinali per papa Clemente erano stati, e in questi dì erano

in tanta disonesta e dissoluta vita, che niuni giovani dissoluti

tiranni gli avanzavano: e intra l’altre cose (con vergogna il dico)

facevano nella città a’ loro scudieri rapire le giovani donne a’ loro

mariti manifestamente, e senza vergogna le teneano palesi nelle loro

livree; e molte cose violenti usavano in vituperio di santa Chiesa.

Onde papa Innocenzio sesto udendo molta infamia nella corte di questi

cardinali, facendo dell’edima santa singolare consistoro per questa

cosa, li riprese in pubblico aspramente, dicendo: Voi vi portate sì

dissolutamente in vituperio di santa Chiesa, che mi conducerete a

essere in parte, ch’io farò abbassare la vostra superbia; minacciandoli

di tornare la corte in Italia: ma poco se n’ammendarono; e il tempo non

era ancora ordinato da Dio di tornare alla sedia apostolica di Roma i

suoi pontefici per l’antico peccato de’ prelati italiani, che ancora

non si mostravano soperchiati dagli oltramontani.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 203 / 214 题