_Come il papa riprese in concistoro certi dissoluti cardinali._
Il cardinale di Pelagorga di Guascogna baldanzoso e superbo, non meno
per la potenza dei suo legnaggio che per lo cappello rosso, oltre a
molte grandi e sconce cose fatte per la sua arroganza, singolari nella
corte di Roma, in questi dì del mese di marzo, nella santa Quaresima,
essendo per loro bisogne venuti a corte nella città d’Avignone alquanti
cavalieri guasconi, disordinati, della setta sua e di suo lignaggio,
senz’altra singolare cagione ne fece uccidere tre, che niuna guardia
si pensavano avere a fare, non guardando alla reverenza de’ pastori
di santa Chiesa, nè a’ santi giorni quaresimali. E altri giovani
fatti cardinali per papa Clemente erano stati, e in questi dì erano
in tanta disonesta e dissoluta vita, che niuni giovani dissoluti
tiranni gli avanzavano: e intra l’altre cose (con vergogna il dico)
facevano nella città a’ loro scudieri rapire le giovani donne a’ loro
mariti manifestamente, e senza vergogna le teneano palesi nelle loro
livree; e molte cose violenti usavano in vituperio di santa Chiesa.
Onde papa Innocenzio sesto udendo molta infamia nella corte di questi
cardinali, facendo dell’edima santa singolare consistoro per questa
cosa, li riprese in pubblico aspramente, dicendo: Voi vi portate sì
dissolutamente in vituperio di santa Chiesa, che mi conducerete a
essere in parte, ch’io farò abbassare la vostra superbia; minacciandoli
di tornare la corte in Italia: ma poco se n’ammendarono; e il tempo non
era ancora ordinato da Dio di tornare alla sedia apostolica di Roma i
suoi pontefici per l’antico peccato de’ prelati italiani, che ancora
non si mostravano soperchiati dagli oltramontani.