CAP. LXXXV.

_Come fu preso Montepulciano dalla casa de’ Cavalieri._

Essendo per lunga esperienza certificati messer Niccolò e messer

Iacopo de’ Cavalieri di Montepulciano, che la loro discordia gli avea

abbattuti della signoria, e cacciati in esilio della loro terra e della

città di Siena, si ridussono a pace e a concordia; e innanzi che il

bollore del popolo sanese s’acchetasse in fermo stato, messer Niccolò

di volontà di messer Iacopo suo consorto tornò in Montepulciano,

ricevuto da’ terrazzani che dentro v’erano con allegra faccia, perocchè

volentieri tornavano al loro antico reggimento: nondimeno la rocca

ch’era in mano e in guardia de’ Sanesi non potè avere. La novella

venne a Siena di presente dov’era l’imperadore, e messer Iacopo de’

Cavalieri ch’era di ciò avvisato, avendo in sua compagnia alquanti

grandi uomini di Siena, incontanente fu in presenza dell’imperadore,

e informollo pienamente del manifesto torto che il popolo di Siena

avea fatto loro, non attenendo i patti nè le convenienze ch’aveano

promesse per la corrotta fede de’ nove; e que’ grandi cittadini

ch’erano con lui feciono chiaro l’imperadore che quello che diceva era

in fatto vero: e però in quello stante, quanto ch’e’ s’avesse altro in

cuore, disse ch’era contento che tenessono la terra di Montepulciano

come suoi vicari; e il terzo dì appresso, cavalcando l’eletto verso

Roma, volle andare a desinare nella terra. I signori allegramente

gli apparecchiarono la desinea; e com’ebbe mangiato ne menò seco a

Roma l’uno e l’altro, e nella terra mise altra gente alla guardia: ed

essendo in Roma, e sentendo alcuna cosa contro a messer Niccolò, o

che per sospetto si movesse, il fece citare, ed egli ingelosito per

sospetto della sua persona si partì di Roma, senza comparire e senza

prendere comiato.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 202 / 214 题