_Come fu preso Montepulciano dalla casa de’ Cavalieri._
Essendo per lunga esperienza certificati messer Niccolò e messer
Iacopo de’ Cavalieri di Montepulciano, che la loro discordia gli avea
abbattuti della signoria, e cacciati in esilio della loro terra e della
città di Siena, si ridussono a pace e a concordia; e innanzi che il
bollore del popolo sanese s’acchetasse in fermo stato, messer Niccolò
di volontà di messer Iacopo suo consorto tornò in Montepulciano,
ricevuto da’ terrazzani che dentro v’erano con allegra faccia, perocchè
volentieri tornavano al loro antico reggimento: nondimeno la rocca
ch’era in mano e in guardia de’ Sanesi non potè avere. La novella
venne a Siena di presente dov’era l’imperadore, e messer Iacopo de’
Cavalieri ch’era di ciò avvisato, avendo in sua compagnia alquanti
grandi uomini di Siena, incontanente fu in presenza dell’imperadore,
e informollo pienamente del manifesto torto che il popolo di Siena
avea fatto loro, non attenendo i patti nè le convenienze ch’aveano
promesse per la corrotta fede de’ nove; e que’ grandi cittadini
ch’erano con lui feciono chiaro l’imperadore che quello che diceva era
in fatto vero: e però in quello stante, quanto ch’e’ s’avesse altro in
cuore, disse ch’era contento che tenessono la terra di Montepulciano
come suoi vicari; e il terzo dì appresso, cavalcando l’eletto verso
Roma, volle andare a desinare nella terra. I signori allegramente
gli apparecchiarono la desinea; e com’ebbe mangiato ne menò seco a
Roma l’uno e l’altro, e nella terra mise altra gente alla guardia: ed
essendo in Roma, e sentendo alcuna cosa contro a messer Niccolò, o
che per sospetto si movesse, il fece citare, ed egli ingelosito per
sospetto della sua persona si partì di Roma, senza comparire e senza
prendere comiato.