_Il modo trovò il comune di Firenze per avere danari._
E’ non sarebbe da fare memoria di quello che seguita, se il modo
col quale il comune di Firenze ebbe i danari con agevolezza non ce
ne sforzasse, per buono esempio delle cose avvenire. Incontanente
che l’imperadore fu riposato in Siena, i Fiorentini non aspettando
il termine della prima paga, gli mandarono contanti a Siena fiorini
trentamila d’oro, i quali si pagarono a dì 27 di marzo 1355; della
qual cosa l’imperadore si tenne molto contento, perocchè li vennono a
gran bisogno, perchè era in su l’andare da Roma, e avea necessità di
provvedere a’ suoi baroni per aiuto alle spese. Il comune di Firenze
per avere questi danari e gli altri, ordinò nella città a’ suoi
cittadini un estimo che si chiamò la sega, che fu posto a’ cittadini
per casa certi danari il dì: e fatta la sega, si fece pagare soldi
quindici per ogni danaio, e catuno pagava questa piccola somma a
colta. Nondimeno, perchè i meno possenti parevano troppo gravati a
rispetto degli altri, il comune elesse d’ogni gonfalone certi uomini,
e commise loro ch’abbattessono il quarto di quello che montava la loro
sega sgravandone gl’impotenti; e questo si fece subito e comunalmente
bene: e però appresso la detta paga si raccolse un’altra volta a soldi
trenta il danaio per modo, che in termine di due mesi, o in meno,
ebbono contanti i fiorini centomila che si diedono all’imperadore,
senza andare alcuni esattori per la città, o essere alcuno gravato
per forza. È vero che leggi s’ordinarono per lo comune, che chi non
pagasse la sega per se o altri per lui non potesse avere uficio di
comune, nè dovesse essere udito in alcuno uficio in suo beneficio: e
ordinò il comune, che catuno che prestasse danari di questa sega, fosse
in certo tempo assegnato in su le sue gabelle con provvisione a dieci
per centinaio l’anno: e per questo molti cittadini mobolati pagavano
per chiunque volea dar loro alcuno vantaggio, e così gl’impotenti per
piccola cosa che si cavavano di borsa trovavano chi pagava per loro
e prendevano l’assegnamento. Il comune mantenne la fede di pagare a’
termini ch’avea promesso, e però a molti cittadini era grande guadagno,
e agli altri non era gravezza; e per questo, quanti danari fossono
bisognati al comune avea senza alcuna fatica, e il merito che pagava
tornava nelle mani de’ suoi cittadini, non però senza alcuna invidia.
Abbianne fatta questa memoria per li tempi avvenire, a dimostrare
quanto è utile al soccorso della repubblica mantenere il comune la
fede a’ suoi cittadini, e quanto bene seguita al comune l’ordine di
restituire le prestanze: perocchè nella nostra ricordanza è di veduta,
che il comune soleva fare libbre ed imposte le quali generavano molte
mortali nimicizie tra’ cittadini, perocchè si facevano disordinatamente
sconce, e se pure ventimila fiorini imponeva il comune, più di cento
case se n’abbattevano in Firenze, e recavansi i beni tra quelli de’
rubelli per cessanti delle fazioni del comune, e i cittadini erano
pegnorati o presi, e molti s’uscivano in bando per le dette cagioni, e
gli esattori e’ messi se n’andavano per loro col quarto dell’imposta,
in grave confusione della cittadinanza.