CAP. LXXXII.

_Di quello medesimo._

Avendo veduto l’eletto imperadore il romore e le novità fatte nella

città di Siena con dimostrazione d’esserne stato contento, con poco

onore dell’imperiale fama, il seguente dì fece ragunare tutti i

cittadini a parlamento; e quando gli ebbe ragunati, fece separare i

grandi dal popolo, e i popolani maggiori dal minuto popolo, e a catuno

per se fece fare un sindaco con pieno mandato a sottomettersi da capo

liberamente senza alcuno eccetto, e da capo si diedono all’imperadore,

sottomettendo all’imperiale signoria il comune, il popolo, e la città,

e il contado, e il distretto e la giurisdizione di Siena, dandogli in

tutto il misto e mero imperio di quella città, contado e distretto: e

incontanente licenziati tutti gli uficiali e rettori della terra ne

fece suo vicario l’arcivescovo di Praga: e fatta pigliare la tenuta

e la guardia di tutte le loro terre e castella, per decreto cassò,

e annullò, e vietò in perpetuo l’uficio e ordine de’ nove. Coloro

ch’erano stati di quell’ordine, villaneggiati da’ cittadini, veggendosi

a pericolo stando nella terra, chi se n’andò in una parte e chi in

un’altra partendosi della città; ed essendo dalle loro vicinanze con

giusta infamia guardati come traditori della propria patria e de’ loro

vicini, con grande vituperio traevano la loro vita nell’altrui terre.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 199 / 214 题