_Di quello medesimo._
Avendo veduto l’eletto imperadore il romore e le novità fatte nella
città di Siena con dimostrazione d’esserne stato contento, con poco
onore dell’imperiale fama, il seguente dì fece ragunare tutti i
cittadini a parlamento; e quando gli ebbe ragunati, fece separare i
grandi dal popolo, e i popolani maggiori dal minuto popolo, e a catuno
per se fece fare un sindaco con pieno mandato a sottomettersi da capo
liberamente senza alcuno eccetto, e da capo si diedono all’imperadore,
sottomettendo all’imperiale signoria il comune, il popolo, e la città,
e il contado, e il distretto e la giurisdizione di Siena, dandogli in
tutto il misto e mero imperio di quella città, contado e distretto: e
incontanente licenziati tutti gli uficiali e rettori della terra ne
fece suo vicario l’arcivescovo di Praga: e fatta pigliare la tenuta
e la guardia di tutte le loro terre e castella, per decreto cassò,
e annullò, e vietò in perpetuo l’uficio e ordine de’ nove. Coloro
ch’erano stati di quell’ordine, villaneggiati da’ cittadini, veggendosi
a pericolo stando nella terra, chi se n’andò in una parte e chi in
un’altra partendosi della città; ed essendo dalle loro vicinanze con
giusta infamia guardati come traditori della propria patria e de’ loro
vicini, con grande vituperio traevano la loro vita nell’altrui terre.