CAP. LXXXI.

_Come si mutò lo stato de’ nove di Siena._

E’ pare degna cosa, che coloro i quali ingannano in comune i loro

cittadini, e rompono la fede a’ loro amici, che alcuna volta per quella

medesima sieno puniti, e portino pena de’ peccati commessi. L’ordine

de’ nove di Siena, avendo per lungo tempo ingannati e detratti dagli

ufici del comune con malo ingegno i loro cittadini, come già abbiamo

narrato, e tradito il comune di Firenze nel cospetto dell’imperadore,

seguitando la rea intenzione della setta di Giovanni d’Agnolino Bottoni

loro caporale, quando liberamente si dierono all’imperadore, credendo

per quello essere esaltati, e avere abbattuto lo stato e la libertà del

comune di Firenze; il comune di Firenze per la sua costanza e savia

provvisione rimase grande nel cospetto dell’imperadore e privilegiato

da lui, e mantenea accrescendo suo stato, la sua libertà e il suo

onore. Entrato l’imperadore in Siena il martedì sera, il mercoledì

vegnente, il dì dell’Annunziazione di nostra Donna, gli _anni Domini_

1355 a dì 25 di marzo, Tolomei, Malavolti, Piccolomini, Saracini, e

alcuno de’ Salimbeni, contrari a Giovanni d’Agnolino Bottoni loro

consorto, con seguito del minuto popolo levarono il romore nella città,

dicendo: Viva l’imperadore, e muoiano i nove e le gabelle: e in questa

furia furono morti due cittadini: e corsi alle case del capitano

della guardia, e trovandolo gravemente malato in sul letto, rubarono

tutto l’ostiere e ciò che aveva la famiglia, e l’arme e’ cavalli, e

lasciato il capitano in sulla paglia in terra, in poch’ore appresso

morì: e di là corsono al palagio de’ nove, e cacciatine in furia i

nove e la loro famiglia vi misono l’imperadore, e feciono mandare per

la cassa dov’erano insaccati i cittadini dell’ordine de’ nove e gli

altri loro uficiali, e usando la loro besseria, con grande dirisione

la feciono tranare per la terra, andandola scopando, e poi impetrato

il comandamento dall’imperadore l’arsono con gran romore in sul campo,

e appresso tutti gli atti e ordini de’ nove, e tutti gli ufici della

città; e le persone di coloro ch’aveano avuti gli ufici furono in

persecuzione e in pericolo grande nella cittadinanza, come leggendo si

potrà trovare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 198 / 214 题