_Come si mutò lo stato de’ nove di Siena._
E’ pare degna cosa, che coloro i quali ingannano in comune i loro
cittadini, e rompono la fede a’ loro amici, che alcuna volta per quella
medesima sieno puniti, e portino pena de’ peccati commessi. L’ordine
de’ nove di Siena, avendo per lungo tempo ingannati e detratti dagli
ufici del comune con malo ingegno i loro cittadini, come già abbiamo
narrato, e tradito il comune di Firenze nel cospetto dell’imperadore,
seguitando la rea intenzione della setta di Giovanni d’Agnolino Bottoni
loro caporale, quando liberamente si dierono all’imperadore, credendo
per quello essere esaltati, e avere abbattuto lo stato e la libertà del
comune di Firenze; il comune di Firenze per la sua costanza e savia
provvisione rimase grande nel cospetto dell’imperadore e privilegiato
da lui, e mantenea accrescendo suo stato, la sua libertà e il suo
onore. Entrato l’imperadore in Siena il martedì sera, il mercoledì
vegnente, il dì dell’Annunziazione di nostra Donna, gli _anni Domini_
1355 a dì 25 di marzo, Tolomei, Malavolti, Piccolomini, Saracini, e
alcuno de’ Salimbeni, contrari a Giovanni d’Agnolino Bottoni loro
consorto, con seguito del minuto popolo levarono il romore nella città,
dicendo: Viva l’imperadore, e muoiano i nove e le gabelle: e in questa
furia furono morti due cittadini: e corsi alle case del capitano
della guardia, e trovandolo gravemente malato in sul letto, rubarono
tutto l’ostiere e ciò che aveva la famiglia, e l’arme e’ cavalli, e
lasciato il capitano in sulla paglia in terra, in poch’ore appresso
morì: e di là corsono al palagio de’ nove, e cacciatine in furia i
nove e la loro famiglia vi misono l’imperadore, e feciono mandare per
la cassa dov’erano insaccati i cittadini dell’ordine de’ nove e gli
altri loro uficiali, e usando la loro besseria, con grande dirisione
la feciono tranare per la terra, andandola scopando, e poi impetrato
il comandamento dall’imperadore l’arsono con gran romore in sul campo,
e appresso tutti gli atti e ordini de’ nove, e tutti gli ufici della
città; e le persone di coloro ch’aveano avuti gli ufici furono in
persecuzione e in pericolo grande nella cittadinanza, come leggendo si
potrà trovare.