CAP. LXXVII.

_Come fu offesa la libertà del popolo di Roma da’ Toscani._

Vedendo i falli commessi per li comuni di Toscana, che liberamente

sottomisono la loro libertà al nuovo imperadore, ci dà materia di

ricordare per esempio del tempo avvenire, come col popolo romano i

comuni d’Italia, e massimamente i Toscani, sotto il loro principato

parteciparono la cittadinanza e la libertà di quello popolo, la cui

autorità creava gl’imperadori: e questo medesimo popolo, non da se, ma

la Chiesa per lui, in certo sussidio de’ fedeli cristiani, concedette

l’elezione degl’imperadori a sette principi della Magna. Per la qual

cosa è manifesto, avvegnachè assai più antiche storie il manifestino,

che ’l popolo predetto faceva gl’imperadori, e per la loro reità

alcuna volta gli abbattea, e la libertà del popolo romano non era in

alcun modo sottoposta alla libertà dell’imperio, nè tributaria come

l’altre nazioni, le quali erano sottoposte al popolo, e al senato e al

comune di Roma, e per lo detto comune al loro imperadore: e mantenendo

a’ nostri comuni di Toscana l’antica libertà a loro succeduta dalla

civiltà del popolo romano, è assai manifesto, che la maestà di quel

popolo per la libera sommessione fatta all’imperadore per lo comune di

Pisa, e di Siena, e di Volterra, e di Samminiato fu da loro offesa,

e dirogata la franchigia de’ Toscani vilmente, per l’invidia ch’avea

l’uno comune dell’altro, più che per altra debita cagione.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 194 / 214 题