_Come fu offesa la libertà del popolo di Roma da’ Toscani._
Vedendo i falli commessi per li comuni di Toscana, che liberamente
sottomisono la loro libertà al nuovo imperadore, ci dà materia di
ricordare per esempio del tempo avvenire, come col popolo romano i
comuni d’Italia, e massimamente i Toscani, sotto il loro principato
parteciparono la cittadinanza e la libertà di quello popolo, la cui
autorità creava gl’imperadori: e questo medesimo popolo, non da se, ma
la Chiesa per lui, in certo sussidio de’ fedeli cristiani, concedette
l’elezione degl’imperadori a sette principi della Magna. Per la qual
cosa è manifesto, avvegnachè assai più antiche storie il manifestino,
che ’l popolo predetto faceva gl’imperadori, e per la loro reità
alcuna volta gli abbattea, e la libertà del popolo romano non era in
alcun modo sottoposta alla libertà dell’imperio, nè tributaria come
l’altre nazioni, le quali erano sottoposte al popolo, e al senato e al
comune di Roma, e per lo detto comune al loro imperadore: e mantenendo
a’ nostri comuni di Toscana l’antica libertà a loro succeduta dalla
civiltà del popolo romano, è assai manifesto, che la maestà di quel
popolo per la libera sommessione fatta all’imperadore per lo comune di
Pisa, e di Siena, e di Volterra, e di Samminiato fu da loro offesa,
e dirogata la franchigia de’ Toscani vilmente, per l’invidia ch’avea
l’uno comune dell’altro, più che per altra debita cagione.