_Come si bandì in Firenze l’accordo con l’imperadore._
Sabato mattina, a dì 21 di marzo del detto anno, l’imperadore
provvedutamente fece ragunare tutti i forestieri ch’erano in Pisa e’
Pisani a parlamento nel duomo di Pisa, e con dimostramento di singolare
allegrezza fece venire dinanzi da se tutti e sei gli ambasciadori e
sindachi del comune di Firenze: i quali giunti nel parlamento furono
guardati da tutti con ammirazione grande, perocchè alla memoria di
coloro ch’erano vivi, nè di molto tempo innanzi, si trovava che il
comune di Firenze fosse stato altro che nemico all’imperadore, e ora
vedeano che con pace aveano dall’imperadore que’ patti ch’aveano saputi
dimandare: e da loro ricevette l’omaggio e il saramento della fede che
promisero all’imperadore, sotto la condizione de’ patti e convenienze
che ferme aveano con lui per lo comune di Firenze, le quali su brevità
appresso in sostanza diviseremo: e l’eletto imperadore come re de’
Romani ne fece a loro privilegi reali, e promise ricevuta l’imperiale
corona di farli imperiali. E a dì 23 del detto mese, lunedì sera,
si pubblicò in Firenze la concordia presa con l’imperadore, sonando
le campane del comune e delle chiese a Dio laudiamo. Poca gente, a
rispetto del nostro comune, si ragunò al parlamento, e senza alcuna
vista d’allegrezza ogni uomo si tornò a casa. Il comune fece in sulle
torri e in su i palagi festa e luminaria: ma nella città pe’ cittadini
non si fece falò per segno d’alcuna allegrezza, conoscendo quanto
costava caro al comune l’ignoranza de’ loro cittadini governatori per
l’abbandonata provvedenza.