CAP. LXXV.

_Come si bandì in Firenze l’accordo con l’imperadore._

Sabato mattina, a dì 21 di marzo del detto anno, l’imperadore

provvedutamente fece ragunare tutti i forestieri ch’erano in Pisa e’

Pisani a parlamento nel duomo di Pisa, e con dimostramento di singolare

allegrezza fece venire dinanzi da se tutti e sei gli ambasciadori e

sindachi del comune di Firenze: i quali giunti nel parlamento furono

guardati da tutti con ammirazione grande, perocchè alla memoria di

coloro ch’erano vivi, nè di molto tempo innanzi, si trovava che il

comune di Firenze fosse stato altro che nemico all’imperadore, e ora

vedeano che con pace aveano dall’imperadore que’ patti ch’aveano saputi

dimandare: e da loro ricevette l’omaggio e il saramento della fede che

promisero all’imperadore, sotto la condizione de’ patti e convenienze

che ferme aveano con lui per lo comune di Firenze, le quali su brevità

appresso in sostanza diviseremo: e l’eletto imperadore come re de’

Romani ne fece a loro privilegi reali, e promise ricevuta l’imperiale

corona di farli imperiali. E a dì 23 del detto mese, lunedì sera,

si pubblicò in Firenze la concordia presa con l’imperadore, sonando

le campane del comune e delle chiese a Dio laudiamo. Poca gente, a

rispetto del nostro comune, si ragunò al parlamento, e senza alcuna

vista d’allegrezza ogni uomo si tornò a casa. Il comune fece in sulle

torri e in su i palagi festa e luminaria: ma nella città pe’ cittadini

non si fece falò per segno d’alcuna allegrezza, conoscendo quanto

costava caro al comune l’ignoranza de’ loro cittadini governatori per

l’abbandonata provvedenza.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 192 / 214 题